La rubrica Sottosopra
Giornata della memoria: perché l’orrore può ripetersi, oltre il “palestinismo scolastico” di Galli Della Loggia
Utilizziamo bene la giornata del 27 gennaio. Ci può aiutare (molto) a metterci al riparo da demagoghi, lestofanti e falsari della storia del Medioriente
Esteri - di Mario Capanna
La demagogia sta alla democrazia come la prostituzione all’amore.
(G. Elgozy)
In un recente articolo sul Corriere della Sera Ernesto Galli della Loggia si pone un problema per lui angoscioso. Si chiede: “Che cosa succederà nelle scuole il prossimo 27 gennaio ‘giornata della memoria’ in ricordo delle vittime della Shoah?”. Si preoccupa, in anticipo di ben tre mesi, perché “il palestinismo scolastico (copyright Il Foglio)” – cavoli che fonte! – cercherà “di trasformare l’Olocausto nell’auspicio di qualche sua replica su scala minore ‘dal fiume al mare’. Come il gallo vanaglorioso e presuntuoso, convinto che il sole sorge perché lui canta, così Galli della Loggia scambia … fischi per fiaschi… La questione di fondo del Medioriente non è che c’è un popolo in più, ma uno Stato in meno: quello palestinese, che conviva in pace con Israele. È Netanyahu che ha affermato: “Lo Stato palestinese non ci sarà mai”. Saltando a pié pari questo indiscutibile dato di fatto, il Nostro tenta di spacciare la menzogna per “verità”.
È lo Stato sionista che persegue l’obiettivo dell’Eretz Israel (il Grande Israele) “dal fiume al mare”: con lo sterminio nella Striscia di Gaza, l’apartheid sanguinosa in Cisgiordania e la spinta ad annetterla, con la moltiplicazione degli insediamenti illegali, con l’occupazione di parti del Libano, con le sue truppe che hanno occupato parte della Siria, giunte a 40 km da Damasco. Il tutto, ormai lo capiscono anche i sassi, è reso possibile dalla vergognosa complicità degli Usa, insieme a quella della Ue, che, con l’uso continuo del veto nel Consiglio di Sicurezza dell’Onu, vanificano ogni risoluzione volta a fermare Israele. La “tregua” inventata da Trump (con il codazzo dei governi arabi asserviti agli americani), propagandata come “la pace eterna dopo tremila anni” (!?) – Kant, con il suo progetto di “pace perpetua” era chiaramente un dilettante… – semplicemente non esiste, dato che Israele continua a bombardare e affamare i derelitti palestinesi, provocando vittime ogni giorno.
Ben venga, dunque, il 27 gennaio, con una seria riflessione – meditazione, stavo per dire – (nelle scuole, nella società e tramite i media) sull’Olocausto, con la consapevolezza che quella barbarie non debba più ripetersi, mentre invece si sta riverificando in Palestina. L’avere subito l’ignominia della Shoah non può costituire, per i discendenti delle vittime di allora, una polizza di impunità perenne rispetto ai misfatti analoghi che compiono oggi. Che il Nostro non spenda una parola sul fatto che Israele detiene il record mondiale di violazioni delle risoluzioni dell’Onu e che l’attuale capo del governo è un criminale di guerra su cui pende il mandato di arresto della Corte penale internazionale, la dice lunga sul suo servilismo ideologico a favore della prepotenza sionista e americana. Se il Nostro avesse un briciolo della dignità morale del prestigioso intellettuale israeliano David Grossman dovrebbe fare proprie le sue parole: “Mi spezza il cuore dirlo, ma a Gaza è in corso un genocidio”.
Scrive il Nostro, a proposito del 27 gennaio, che egli “si è detto sempre convinto dell’assoluta inutilità di una simile giornata”. È l’esorcismo di chi teme che la riflessione, onesta e impegnativa, sull’Olocausto di ieri porti a considerare la drammaticità di quello di oggi. Meglio abolirla, dunque, sembra di capire. Macché! Dinanzi a tanta improntitudine Galli della Loggia meriterebbe di essere rinominato… Galli della Eccetera…: perché egli parla di nuora (i palestinesi) affinché suocera (Israele) intenda, e colga il contributo del fedele cavalier servente; poi perché occultare la memoria storica significa precludersi l’apprendimento delle lezioni che provengono dal passato umano. Era questa, non a caso, l’ossessione di Primo Levi: l’orrore può ripetersi. E quanto sta accadendo in Palestina è una “ripetizione” in forme nuove e non meno aberranti.
Galli della… Eccetera dovrebbe sapere che la parola “memoria” è pregnante di significati. Contiene la radice sanscrita “man” e quella indoeuropea “men”: infatti la memoria porta alla luce ciò che permane, si mantiene e rimane, e dunque menziona il passato ed è la mente del – nel – tempo. Ecco perché, se non avessimo memoria, impazziremmo: non sapendo da dove veniamo, avremmo il vuoto alle spalle e andremmo avanti alla cieca. Allora utilizziamo bene la giornata della memoria del 27 gennaio. Ci può aiutare (molto) anche a metterci al riparo da demagoghi, lestofanti e falsari, consentendoci di essere donne e uomini capaci di costruire e vivere la propria autodeterminazione consapevole.