Il trionfo del presidente americano

Trump è il nuovo Re d’Israele, Netanyahu fuorigioco: “È una nuova alba per il Medioriente”

Gli applausi sono tutti per il tycoon. Che chiede la grazia per Bibi: “Ha avuto sigari e whisky da politici? Chi se ne frega”. Ma il premier, impopolare, diserta la firma del negoziato in Egitto

Esteri - di Umberto De Giovannangeli

14 Ottobre 2025 alle 07:00

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Chip Somodevilla/Pool via AP – Associated Press/LaPresse
Chip Somodevilla/Pool via AP – Associated Press/LaPresse

Israele ha incoronato il suo nuovo “Re”. E ha defenestrato quello vecchio. Donald Trump, “Re d’Israele”. Prima che il Parlamento israeliano, che ha accolto il presidente degli Stati Uniti con una interminabile standing ovation, a issarlo sull’altare è stato il popolo israeliano.

Quello che dalle prime ore del mattino di un giorno atteso da oltre due anni, è rimasto incollato davanti agli schermi televisivi. In ogni casa, in ogni bar, in ogni luogo pubblico, Israele era lì, a piangere lacrime di gioia per quei 20 di loro che riabbracciavano la libertà e la vita. E le stesse scene di gioia si sono viste a Ramallah e nella stessa martoriata Gaza, quando folle festanti hanno riabbracciato i prigionieri palestinesi liberati a seguito dell’accordo di Sharm el-Sheikh.Oggi sono tutti felici”, dice Trump al suo arrivo all’aeroporto internazionale Ben Gurion. Non è una frase retorica, roboante. È la fotografia della realtà.

Poi il discorso alla Knesset, durato 66 minuti. «Questa non è solo la fine di una guerra. Questa è la fine dell’era del terrore e della morte e l’inizio dell’era della fede, della speranza e di Dio», dice Trump, parlando alla seduta plenaria del Parlamento israeliano. «È l’inizio di una grande concordia e di un’armonia duratura per Israele e per tutte le nazioni di quella che presto diventerà una regione davvero magnifica. Ne sono fermamente convinto. Questa è l’alba storica di un nuovo Medioriente», ha detto ancora Trump. «Ora il mondo ama di nuovo Israele», sottolinea il tycoon. «Nell’ultimo periodo tutti nel mondo, in Israele, tutti volevano la pace» e il fatto di riuscire a raggiungerla «è stata una grande vittoria». Trump ha notato che se Israele «fosse andato avanti per 3-4 anni di combattimenti, le cose sarebbero andate diversamente».

Rivolgendosi direttamente al premier israeliano Benjamin Netanyahu ha detto che «se foste andati avanti con la guerra e le uccisioni non sarebbe stato lo stesso». «Ti ringrazio – ha detto Trump a Netanyahu – per aver avuto il coraggio di dire ‘abbiamo vinto e ora godiamoci la vittoria’. La pace non è solo un sogno ma una realtà che possiamo costruire giorno dopo giorno. Avete un potenziale straordinario in questa regione». In riferimento alla ricostruzione di Gaza, Trump ha detto che il comitato che se ne occuperà si chiamerà «board of peace» e che gli è stato chiesto di esserne il presidente. Trump ha anche ringraziato i paesi arabi che si sono impegnati a finanziare la ricostruzione. «Gaza sarà smilitarizzata» e «Hamas deporrà le armi», assicura il capo della Casa Bianca. «Va sostenuto il piano per Gaza», ha aggiunto il presidente degli Stati Uniti riferendosi al piano presentato il 29 settembre dopo il faccia a faccia alla Casa Bianca con il premier israeliano, Benjamin Netanyahu.

«Quando sei stato eletto, hai dichiarato che saresti stato il ‘presidente della pace’ e hai dimostrato di aver mantenuto la parola data». Lo ha detto il leader dell’opposizione israeliana Yair Lapid rivolgendosi a Trump durante la seduta plenaria della Knesset. «Il fatto che tu non abbia vinto il Premio Nobel per la Pace quest’anno è un grave errore da parte della commissione, ma non avranno scelta: l’anno prossimo saranno costretti ad assegnartelo – ha affermato Lapid, così come riporta il sito d’informazione israeliano Ynet -. Hai fatto l’inimmaginabile. Siamo grati, ma anche obbligati ad assumerci la responsabilità. Il destino dello Stato di Israele sarà sempre scritto dai cittadini israeliani. Ora dobbiamo dimostrare di essere degni di ciò che è stato realizzato», ha concluso Lapid. Quanto a Netanyahu, ai ringraziamenti d’obbligo – “Trump è il nostro migliore amico” – il premier israeliano ha fatto seguire considerazioni ad uso e consumo interno.

​Oltre che per aver mediato la tregua con Hamas che ha reso possibile la restituzione degli ostaggi, il premier israeliano ha ringraziato il leader Usa anche per «aver mediato gli storici accordi di Abramo», «per essersi ritirato dal disastroso accordo nucleare dell’Iran» e per «aver bombardato il sistema nucleare iraniano», ma anche per aver «riconosciuto» «la sovranità di Israele sulle alture del Golan» e «il nostro diritto in Giudea e Samaria» (ovvero la Cisgiordania, ndr). Con questo passaggio, Netanyahu fa riferimento alla prospettiva di un’annessione israeliana della Cisgiordania, territorio palestinese abitato da quasi tre milioni di palestinesi e occupato da Israele dal 1967. La destra oltranzista israeliana – rappresentata nel governo Netanyahu dai ministri Smotrich e Ben-Gvir – chiede da tempo l’annessione, che tuttavia costituirebbe una violazione del diritto internazionale, come ribadito più volte – tra gli altri – da Onu ed Ue. Ma Netanyahu, per quanto abile e manovriero, sa che la sua lunga carriera politica è in dirittura d’arrivo. Lo dicono i sondaggi e quel che più conta lo lascia intendere l’amico americano. Alla cerimonia di Sharm el-Sheikh, Netanyahu non ci sarà. Ed è un’assenza dal forte significato politico. È fuori, “Bibi”. Con l’onore delle “armi” e, soprattutto, senza l’ignominia di essere, in futuro, un ex premier carcerato. Nel suo discorso, Trump a un certo punto si è rivolto al presidente israeliano Isaac Herzog invitandolo a dare la grazia a Netanyahu, sotto processo per corruzione. “Perché non lo perdoni?”, ha chiesto scatenando le urla e gli applausi di tutta l’ala destra della Knesset. Ma gli analisti politici concordano: la grazia in cambio di una sua prossima uscita di scena.

Ma il sentire d’Israele più che nella superblindata sede del Parlamento, lo si tocca, lo si respira nelle strade. Una folla di oltre centomila persone si è raccolta in Piazza degli Ostaggi a Tel Aviv tra le acclamazioni quando i maxi-schermi hanno diffuso le immagini dei primi ostaggi rilasciati. Un modello in cartapesta e cemento di uno dei tunnel di Gaza è stato installato nella Piazza degli Ostaggi, per dare ai visitatori un’idea di come possono essere stati gli oltre settecento giorni di prigionia degli ostaggi. C’erano anche tavoli vuoti che la folla spera possano accogliere gli ostaggi al loro ritorno nella piazza, uno spazio pubblico di fronte al Museo d’arte di Tel Aviv che è diventata sia un memoriale per coloro che furono rapiti il 7 ottobre 2023, sia un luogo in cui gli israeliani e le famiglie degli ostaggi si sono riuniti in questi due anni per esprimere la loro angoscia, gioia e rabbia. I gemelli Ziv e Gali Berman si sono riuniti dopo il loro rilascio dopo essere rimasti separati per gran parte degli oltre due anni trascorsi a Gaza. La foto simbolo, diffusa dall’esercito israeliano, mostra i fratelli che si scambiano il loro primo abbraccio dopo il rilascio. I fratelli furono rapiti dalla loro casa nel kibbutz Kfar-Aza durante l’attacco terroristico del 7 ottobre. All’epoca avevano 26 anni e nel frattempo ne hanno compiuti 28.

Tutti e venti gli ostaggi israeliani liberati ieri sono stati portati in elicottero dalle forze armate israeliane in ospedali dove stanno venendo sottoposti ad accertamenti. Lo riferiscono in una nota le Israel Defense Forces. Le autorità israeliane hanno rilasciato 88 detenuti palestinesi condannati all’ergastolo dalla prigione di Ofer, a ovest di Ramallah, in Cisgiordania, nell’ambito della prima fase dell’accordo tra Israele e Hamas. Lo riporta l’agenzia di stampa palestinese Wafa. L’accordo raggiunto la settimana scorsa a Sharm el-Sheikh prevede che in cambio del rilascio dei 48 ostaggi israeliani, 20 dei quali vivi e liberati ieri mattina da Hamas – Israele liberi 250 detenuti palestinesi condannati all’ergastolo, di 88 dalla prigione Ofer, a ovest di Ramallah, e 162 dalla prigione Ketziot, nel Negev. L’intesa prevede anche il rilascio di 1.718 detenuti palestinesi arrestati dopo il 7 ottobre 2023.

Hamas ha mobilitato settemila persone per accogliere le centinaia di prigionieri palestinesi che saranno rilasciate da Israele. L’ufficio stampa di Hamas ha affermato che oltre 7.000 dipendenti pubblici stanno partecipando ai preparativi per il loro arrivo, «per garantire l’accoglienza e fornire tutti gli elementi di conforto e assistenza ai prigionieri e alle loro famiglie». «Questi preparativi sono in linea con il messaggio di lealtà e apprezzamento per i loro sacrifici», ha affermato il movimento islamista. Giornalisti dell’Associated Press riferiscono di aver visto autobus trasportare i prigionieri liberati fino all’ospedale Nasser nella città meridionale di Khan Younis, dove enormi folle si sono radunate per accoglierli. Stesse scene a Ramallah, in Cisgiordania, dove una marea umana, come hanno mostrato le immagini, si è accalcata attorno ai bus dal quale ad uno ad uno sono scesi gli ex detenuti.

Nel pomeriggio, la cerimonia della firma – senza Netanyahu e i capi di Hamas ancora in vita – a Sharm el-Sheikh. Una trentina i capi di stato e di governo presenti (tra i quali Giorgia Meloni, il primo ministro britannico Keir Starmer, il presidente francese Emmanuel Macron, il cancelliere tedesco Friedrich Merz, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, l’emiro del Qatar Tamim bin Hamad Al Thani, il primo Ministro canadese Michael Carney, il re di Giordania Abdullah II e il ministro degli Esteri Saudita Faisal bin Farhan Al Saud). A ognuno una medaglietta-ricordo la photo opportunity per dire c’ero anch’io e i benevoli complimenti di “King Donald”. “Io parlo sempre delle macerie, a Gaza sono macerie alla decima potenza” ma noi «faremo un ottimo lavoro perché qui abbiamo alcune delle nazioni più ricche del mondo, sono tutti i grandi leader, sono tutti qui nella sala accanto, abbiamo circa 35 Paesi a bordo, sono venuti tutti coloro che abbiamo invitato e questo è un segno di grande rispetto e vedrete grandi progressi sia in Medio Oriente che in questo Paese», esulta Trump parlando a Sharm insieme al presidente egiziano Abdel Fattah Al Sisi, con cui ha o-presieduto à il vertice per la firma dell’accordo di pace tra Israele e Hamas. «Non c’è un altro modo di dirlo, è la pace in Medio Oriente, non c’è un altro modo di dirlo, tutti hanno detto che sarebbe stato impossibile, eccolo davanti ai vostri occhi, per questo siete così affascinati», si esalta il tycoon in un altro passaggio.
Beh, lui è l’uomo degli eccessi. Stavolta, può andare.

14 Ottobre 2025

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