L'ex Presidente della Camera
Intervista a Laura Boldrini: “Netanyahu? Crudeltà senza fine, Meloni è una premier sotto scacco”
«L’asticella dell’orrore contro i palestinesi è ogni giorno più alta. Le sanzioni contro Albanese? Il mondo alla rovescia. Ma i governi tacciono, anche quello italiano. Bisogna opporsi a tutto questo»
Interviste - di Umberto De Giovannangeli
Laura Boldrini, già Presidente della Camera, parlamentare del Partito democratico e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo. Il segretario di Stato americano, Marco Rubio, annuncia sanzioni contro la Relatrice speciale delle Nazioni Unite per i Territori palestinesi, nonché cittadina italiana, Francesca Albanese. Il governo israeliano, come ben documenta una inchiesta di Fanpage, che orchestra e finanzia una campagna social contro Albanese. Siamo arrivati a questo? Chi tocca Israele “mediaticamente” muore?
Innanzitutto, mi permetta di approfittare di questo spazio per ribadire la mia totale solidarietà a Francesca Albanese che da anni svolge un lavoro minuzioso e documentato per denunciare le gravissime violazioni dei diritti umani perpetrate dal governo israeliano ai danni del popolo palestinese. E colgo anche l’occasione per ricordare che nei suoi rapporti Albanese ha anche qualificato gli atti terroristici commessi da Hamas il 7 ottobre come crimini di guerra chiedendo che gli autori fossero assicurati alla giustizia. Sappiamo tutti che la risposta del governo di Israele a quegli attacchi ha molto presto superato i limiti della proporzionalità e travalicato il diritto all’autodifesa. Quello in corso a Gaza è ormai, secondo i massimi esperti di diritto internazionale, un genocidio e in Cisgiordania vige un regime di segregazione contro i palestinesi, mirato all’annessione di tutto il territorio. Albanese non ha fatto altro che documentare tutto questo, con report puntuali e dettagliati. L’ultimo rapporto, che denuncia le complicità di molte aziende e multinazionali, è stato evidentemente la goccia che ha fatto traboccare il vaso per Israele e per gli Usa. Che vengano toccati gli affari, il business, il flusso di denaro è qualcosa che nessuno dei due paesi può sopportare. Così Rubio ha annunciato le sanzioni contro Albanese.
Qual è il segno di questa iniziativa?
Una vergogna assoluta, il mondo alla rovescia, che, però, ha scatenato reazioni in tutto il mondo. L’opinione pubblica, così come molti di noi parlamentari dell’opposizione, non sopporta più da tempo questo atteggiamento di quei governi occidentali che continuano a chiudere gli occhi, quando non a sostenere direttamente (come nel caso degli Usa), i crimini di guerra e contro l’umanità commessi dal governo di Israele. Invece di sanzionare chi commette quei crimini, come Netanyahu e il suo governo, si sanziona chi li denuncia e li documenta. Fioccano le petizioni per candidare Albanese al Nobel per la pace, ad esempio, e tantissime persone, in tutto il mondo, si stanno mobilitando in sua difesa. Anche parlamentari dell’Intergruppo per la pace tra Israele e Palestina, tra cui io stessa, hanno avanzato la candidatura di Francesca Albanese scrivendo una lettera formale al Comitato norvegese. Inutile dire che, invece, i governi tacciono. A parte una timida dichiarazione della Commissione Ue che ha espresso “rammarico” (non condanna) per le sanzioni degli Usa, tutto tace. Tace anche il governo italiano che non ha ritenuto di dover tutelare non solo la relatrice speciale dell’Onu, ma neanche la cittadina italiana. L’ennesima dimostrazione della complicità del governo Meloni con Israele e con gli Usa.
Albanese non è la prima relatrice speciale ad essere invisa al governo israeliano.
No. Sono stati messi al bando da Israele e accusati di antisemitismo anche il suo predecessore, il giurista canadese Michael Lynk, e perfino Richard Falk, ebreo americano, che ha ricoperto quel ruolo tra il 2008 e il 2014. Ma l’avversione del governo israeliano si riversa contro tutta l’Onu. Ricordo che Netanyahu ha già dichiarato “persona non grata” addirittura il segretario generale Antonio Guterres, per non parlare della persecuzione contro l’Unrwa accusata di connivenze con Hamas senza mai fornire le prove e messa al bando dalla Cisgiordania e da Gerusalemme Est. E ancora l’ambasciatore israeliano alle Nazioni Unite, Gilad Erdan che ha dichiarato: “A Gaza Hamas è l’Onu e l’Onu è Hamas” e lo stesso Netanyahu che ha definito le Nazioni Unite “una palude antisemita”. Niente di tutto questo ha mai suscitato le reazioni di sdegno da parte della comunità internazionale. Anzi, il silenzio più assoluto. Adesso, contro Francesca Albanese è mobilitata anche Washington ed è successo dopo il rapporto sulla complicità delle aziende occidentali. Ripeto: non è una coincidenza e non è casuale.
Prima di Francesca Albanese nel mirino sanzionatorio americano erano finiti i giudici della Corte penale internazionale dell’Aja. Il diritto internazionale, e coloro che lo incarnano – persone – istituzioni – sono carta straccia, nemici da eliminare. Il mondo-giungla.
Questa deriva dovrebbe allarmare tutte e tutti noi. È in atto una vera e propria persecuzione verso chi difende i diritti umani, le vittime dei conflitti e il diritto internazionale. La logica è sempre la stessa: nessuno può mettere in discussione l’operato del governo israeliano né quello del governo statunitense che pensano di potere operare al di sopra di qualsiasi legge, di qualsiasi organismo internazionale, perfino di qualsiasi principio di umanità. Bisogna opporsi a tutto questo perché se prevale la forza invece che il diritto internazionale, sarà il caos globale. Significa lasciare campo libero alle guerre e alle armi, alla violenza e alla sopraffazione. Chi è potente, chi ha arsenali imponenti e, addirittura, l’arma nucleare, avrà carta bianca, chiunque sia il suo nemico. Ed è questo l’intento di Trump: creare il caos globale. Ma Meloni non può, per assecondare il suo alleato politico, trascinare il Paese su questa deriva.
Lei, intervenendo in Aula alla Camera, ha usato parole molto dure contro l’ultima trovata d’Israele per Gaza: ha definito “campo di concentramento” quella che il ministro Katz chiama “città umanitaria” che nascerebbe deportando 600mila civili in un lembo di terra a ridosso di Rafah.
Non penso possa essere definita in un altro modo. Una porzione di una città distrutta dai bombardamenti, recintata e chiusa, in cui stipare 600mila persone da qui all’eternità, senza permettere loro di uscire e di muoversi lei come lo definirebbe? Ogni giorno che passa arriva una proposta del governo israeliano che alza ancora di più l’asticella dell’orrore e della disumanizzazione. Sembra non esserci fine alla crudeltà che il governo di Netanyahu è in grado di mettere in campo contro il popolo palestinese.
A Gaza oltre l’umanità è morto anche l’ultimo sussulto di dignità dell’Europa?
Purtroppo, sì. Nei giorni scorsi è parso che qualche spiraglio si aprisse. Dopo quasi due anni di pressioni, di denunce, manifestazioni, atti parlamentari, petizioni, qualche giorno fa l’Alta rappresentante per la politica estera dell’Ue, Kaja Kallas ha, finalmente, decretato che Israele ha violato i diritti umani su cui si basa l’accordo di associazione con l’Ue. Kallas aveva stilato una lista di dieci possibili sanzioni che si possono decidere contro Tel Aviv. Dalla sospensione totale dell’accordo, a quella limitata al dialogo politico o al solo commercio, dalla sospensione del protocollo per i progetti di scambio di studenti come Erasmus+ e Horizon a quella delle attività di cooperazione a livello tecnico. Per alcune di queste sanzioni serve l’unanimità degli stati membri, cosa praticamente impossibile, purtroppo. Ma per altre basta la maggioranza e almeno su quelle si potrebbe arrivare a qualcosa. L’iniziativa, però, è durata poco più di 24 ore. È bastato che Netanyahu aprisse alla possibilità di fare entrare qualche camion di aiuti umanitari in più dentro la Striscia per fare marcia indietro. Kallas ha dichiarato che l’obiettivo è migliorare la vita a Gaza. Dopo 21 mesi di bombardamenti indiscriminati, dopo 60mila morti di cui la maggior parte donne e bambini, dopo le stragi del pane, dopo l’uso conclamato della fame come arma di guerra, l’obiettivo deve essere fermare lo sterminio. La vita nella Striscia migliora se, per cominciare, si ferma il massacro. Io penso che l’accordo andasse sospeso molto tempo fa. L’Ue ha scelto di non farlo rendendosi complice di ciò che succede a Gaza. Quello che risulta insopportabile a tante e tante persone è il doppio standard che è sotto gli occhi di tutti. All’indomani dell’invasione russa dell’Ucraina non si è atteso un attimo per decidere le sanzioni contro Putin. Ed è stato giustissimo. Contro la Russia sono stati varati 18 pacchetti di sanzioni, finora. Per quale ragione, invece, contro il governo di Netanyahu non si è mosso un dito e solo ora si comincia a ventilare la possibilità di qualche sanzione? Perché? Il diritto internazionale vale per tutti, non può essere à la carte. Le vittime palestinesi sono forse meno vittime di quelle ucraine?
Dalla Palestina alla Libia, come valuta l’azione del governo Meloni?
Un’azione all’insegna del vassallaggio politico: non si può condannare Netanyahu per i massacri di Gaza perché è alleato e amico, si china la testa davanti a Trump e alla sua farneticante richiesta del 5 per cento del pil in difesa imposta alla Nato perché è alleato e amico (e lui ricambia con i dazi al 30 per cento!), si libera Almasri e lo si rimanda in Libia con un volo di Stato perché altrimenti i libici aprono i rubinetti dei flussi migratori e chiudono quelli del petrolio. All’immagine di una presidente del Consiglio rispettata all’estero, come ce la vogliono raccontare, corrisponde la realtà di una premier sotto scacco. Una governante che antepone gli interessi della sua parte politica a quelli del Paese che è chiamata a governare. A scapito di tutte e tutti noi.