Pace sempre più lontana
Israele contro gli aiuti, in Qatar tregua in salita
Il rifiuto israeliano di consentire l’ingresso libero e sicuro degli aiuti umanitari a Gaza rimane il principale ostacolo ai progressi nei colloqui per il cessate il fuoco in corso in Qatar.
Esteri - di Umberto De Giovannangeli
A Washington è andata in scena la “cena delle beffe”. Con un ricercato per crimini di guerra che candida un golpista al Nobel per la Pace. Sarebbe comico se non fosse in gioco l’esistenza di un popolo: quello palestinese. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato di aver nominato Donald Trump per il Premio Nobel per la Pace, consegnando al presidente degli Stati Uniti una lettera che ha inviato al comitato del premio. “Sta forgiando la pace mentre parliamo, in un paese, in una regione dopo l’altra”, ha detto Netanyahu durante una cena con Trump alla Casa Bianca.
Netanyahu ha ribadito, al fianco del tycoon, la volontà di portare avanti il controverso piano di “migrazione volontaria” dei palestinesi dalla Striscia di Gaza. Parlando alla Casa Bianca prima della cena ufficiale, Netanyahu ha affermato che “Gaza non dovrebbe essere una prigione, ma un luogo aperto”, sostenendo che se i palestinesi vorranno andarsene, “dovrebbero poterlo fare”. Trump ha espresso pieno sostegno al piano, parlando di “grande cooperazione” da parte di Paesi vicini per accogliere i gazawi. Un alto funzionario israeliano, citato dal Times of Israel, ha dichiarato dopo l’incontro: “Sono convinto che Trump sia serio su questo progetto. Il piano è vivo. Ora serve coordinamento operativo: non solo sugli obiettivi, ma su come raggiungerli. È ciò di cui abbiamo discusso. La volontà politica c’è”. Il progetto, già criticato come tentativo di pulizia etnica, è stato rifiutato in passato sia dalle autorità palestinesi sia da molti governi della regione.
Il ministro di ultradestra Itamar Ben-Gvir ha chiesto in un post pubblicato su X a Netanyahu di ritirare immediatamente la delegazione israeliana dal Qatar, dove si stanno svolgendo colloqui indiretti con Hamas. “Chiedo al primo ministro di richiamare immediatamente la delegazione che è andata a negoziare con gli assassini di Hamas a Doha. Non si tratta con chi uccide i nostri soldati, bisogna schiacciarli, affamarli fino alla morte e non rianimarli con aiuti umanitari che gli danno ossigeno”, ha scritto Ben-Gvir. Secondo quest’ultimo “assedio totale, pressione militare, incoraggiamento all’emigrazione e insediamenti ebraici sono le chiavi per risolvere il conflitto”. Anche il ministro delle Finanze (ultradestra) Bezalel Smotrich ha chiesto di interrompere il flusso di aiuti alla Striscia attaccando chi chiede la fine della guerra: “Coloro che, spinti dal dolore e dalla miopia, invocano la resa al nemico e la cessazione dei combattimenti prima che vengano distrutti, Dio non voglia, porteranno a molto più spargimento di sangue nei prossimi cicli di combattimenti che sicuramente si verificheranno nel prossimo futuro”. Ma Trump insiste nel dire di volere una tregua e che le possibilità di raggiungerla sfiorano la certezza… Il rifiuto israeliano di consentire l’ingresso libero e sicuro degli aiuti umanitari a Gaza rimane il principale ostacolo ai progressi nei colloqui per il cessate il fuoco in corso in Qatar. Lo scrive Reuters online citando fonti palestinesi. Le due fonti hanno affermato che i mediatori hanno ospitato un round indiretto di colloqui per il cessate il fuoco tra Hamas e funzionari israeliani.
“Non ci sono più parole per descrivere l’orrore di Gaza e di milioni di persone totalmente abbandonate alla disperazione. E non ce ne sono più per commentare l’ennesima sconcertante proposta del governo Netanyahu: la “Città umanitaria” ideata dal ministro Katz. Un enorme campo di concentramento sulle macerie di Rafah in cui rinchiudere 600mila palestinesi che da lì non potrebbero mai più uscire. Come si può solo immaginare una cosa del genere?”. Lo ha detto in Aula a Montecitorio Laura Boldrini. La deputata Pd, e presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo, ha aggiunto che “intanto, la Gaza Humanitarian Foundation è una trappola mortale. La popolazione affamata che si mette in fila sfida una vera e propria roulette russa: le persone sanno che, per ottenere qualche pacco di cibo, rischiano di morire uccise per mano dell’esercito israeliano o dei contractors statunitensi”. “La comunità internazionale resta immobile anche davanti a quello che è ormai palesemente il piano di annessione della Cisgiordania, come ha dichiarato senza nessun pudore, il ministro della Giustizia israeliano Yariv Levin appoggiato da altri 13 ministri del governo di Tel Aviv. E il governo italiano, pur di non dispiacere l’alleato Netanyahu, continua a balbettare, non esprime condanna netta, non mette le sanzioni e, cosa ancora più grave, coopera con Israele in campo di tecnologie militari e dual use. Una scelta scellerata – ha concluso – che l’opinione pubblica non sopporta più, come dimostrano decine di mobilitazioni quotidiane che chiedono di salvare Gaza e la Palestina. Per quanto ancora il governo si renderà complice di quello che i massimi esperti internazionali definiscono genocidio? Non nel nostro nome: noi continueremo a denunciarlo con tutta la voce che abbiamo”.
“Il criminale di guerra Netanyahu candida Trump al Premio Nobel per la pace? È davvero difficile trovare un paragone efficace, diciamo che è come cercare di dare il premio per la cura dei bambini a un pedofilo. Insomma, siamo di fronte a una follia”. Lo afferma Nicola Fratoianni deputato di Avs parlando con i cronisti davanti a Montecitorio. “Trump il presidente della pace? Ma se da quando si è insediato – prosegue il leader di SI – non solo non ha fatto nulla, ma anzi ha avallato il genocidio in Palestina e ha attaccato l’Iran! Chi lo propone poi è il protagonista di un genocidio. Una bella coppia direi”.