Arriva la svolta

Dossier mafia-appalti, Caltanissetta ritrova i nastri: Screpanti sarà interrogato

La Procura nissena ha recuperato le bobine con le intercettazioni dei fedelissimi di Riina legati al gruppo Ferruzzi

Giustizia - di Paolo Comi - 10 Luglio 2024

CONDIVIDI

Dossier mafia-appalti, Caltanissetta ritrova i nastri: Screpanti sarà interrogato

È sempre più avvolta nel mistero l’indagine che vede il coinvolgimento, con l’accusa di aver favorito Cosa nostra, dell’allora pm del Pool di Palermo Gioacchino Natoli. Tutto ruota intorno alla dicitura “e la distruzione dei brogliacci”, aggiunta a penna nel provvedimento a firma dalla stesso Natoli e con cui si disponeva la smagnetizzazione, per il loro successivo riutilizzo, delle bobine utilizzate nel procedimento nei confronti dei boss Antonino Buscemi e Francesco Bonura. I magistrati di Caltanissetta sono convinti che sia stato proprio Natoli ad apporre tale indicazione sul provvedimento, depositato in cancelleria il 26 giugno del 1992, con lo scopo di “occultare” elementi che avrebbero provato la responsabilità dei due boss mafiosi nell’inchiesta su uno dei filoni di “Mafia e appalti”.

Natoli lo scorso gennaio a tal riguardo aveva mandato una nota a Caltanissetta nella quale puntava invece il dito su Domenico Galati, responsabile amministrativo dell’ufficio intercettazioni della Procura di Palermo, negando di essere lui l’autore materiale di quella frase scritta a penna. Galati aveva però successivamente smentito le accuse mossegli da Natoli, affermando che quella non fosse la sua grafia. Il fascicolo, come ricordato la scorsa settimana sullUnità, era nato da una informativa trasmessa a Palermo dal pm di Massa Carrara Augusto Lama. Il magistrato aveva scoperto che due aziende, la Sam (Società apuana marmi) e la Imeg (Industria marmi e graniti) erano legate alla Calcestruzzi Ravenna Spa del gruppo Ferruzzi-Gardini, di cui amministratore unico era il geometra Girolamo Cimino, cognato di Antonino e Salvatore Buscemi, fedelissimi di Riina. Lama inviò dunque una nota alla Procura di Palermo affinché approfondisse la circostanza, chiedendo anche di effettuare intercettazioni telefoniche ad iniziare proprio dalle utenze di Buscemi. Natoli, dopo poche settimane, terminati gli accertamenti aveva chiesto e ottenuto l’archiviazione dal gip, disponendo successivamente la distruzione dei nastri, “perché le intercettazioni avevano dato esito negativo ed era prassi che i supporti dovessero essere recuperati per altre indagini”.

L’ex pm, oltre all’accusa di favoreggiamento alla mafia, è adesso accusato anche di calunnia nei confronti di Galati, in pensione dal 2014. Per uno strano scherzo del destino, comunque, le bobine in questione non sono mai state smagnetizzate e riutilizzate in altri procedimenti ma furono ritrovate nei mesi scorsi nell’archivio della Procura di Palermo. Ciò che manca sono i brogliacci dove la pg ha annotato la cronistoria degli ascolti, indicando sinteticamente il contenuto delle telefonate: degli originali quattro, tre sono andati persi. Ma essendo state ritrovate le bobine, il problema della loro mancanza in qualche modo può dirsi superato. I pm nisseni, dopo aver fatto riascoltare tutte le bobine recuperate nell’archivio della Procura di Palermo, avrebbero ora in mano tanti spunti d’interesse investigativo. In questa vicenda ha un ruolo di primo piano l’allora capitano, poi promosso generale, Stefano Screpanti.

Furono i suoi uomini a svolgere le intercettazioni e a non trascrivere, sempre secondo la Procura di Caltanissetta, numerosi ascolti significativi sul ruolo di Buscemi e Bonura. Screpanti, ritenuto “coesecutore materiale” di Natoli, come quest’ultimo che però si è avvalso la scorsa settimana della facoltà di non rispondere, dovrà essere interrogato nei prossimi giorni a Caltanissetta. L’istigatore delle condotte di Natoli e Screpanti sarebbe stato l’allora procuratore di Palermo Pietro Giammanco, morto ormai da tempo e che nessuno quando era in vita ha mai voluto interrogare su quanto accadde in quella drammatica estate del 1992 in cui persero la vita Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. La scorsa settimana a Natoli sono giunti comunicati di solidarietà dai parlamentari del Pd e del Movimento 5 stelle in commissione Antimafia, indicato quale “magistrato integerrimo che ha speso tutta la vita servendo lealmente lo Stato” e “punto di riferimento di tutta la magistratura antimafia”, nonché “punta di diamante di alcune delle più importanti indagini, non solo quelle nei confronti dell’ala militare della mafia, ma anche quelle rivolte ai suoi potenti complici e protettori nel mondo delle istituzioni, della politica e dell’economia”.

10 Luglio 2024

Condividi l'articolo