Due barche, due stragi

Due nuove stragi in mare, i soccorsi arrivano tardi per colpa del governo

Undici cadaveri a bordo, per salvare due persone svenute i soccorritori hanno aperto il ponte con un’ascia. Altro naufragio davanti a Roccella Ionica. Barca francese salva superstiti

Cronaca - di Angela Nocioni - 18 Giugno 2024 alle 12:30

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Foto: Pietro Bertora
Foto: Pietro Bertora

Sono dovuti entrare con l’ascia nel ponte inferiore della barca a vela che stava andando a fondo. Se nel Mar Mediterraneo esistesse una missione pubblica di salvataggio si sarebbero salvati tutti nell’ultimo naufragio a sud di Lampedusa. Invece in quelle acque a cercare naufraghi ci sono soltanto volontari privati e quando ieri i soccorritori tedeschi volontari della barca Nadir sono arrivati sulle coordinate date dall’allarme di Alarmphone era ormai tardi per le persone rimaste incastrate nel ponte inferiore della barca stracarica. Undici morti. Altre cinquanta persone nel ponte superiore erano ancora vive e sono state portate in salvo.

Racconta Ingo Werth, skipper della Nadir: “La barca di legno era sovraffollata a circa 50 miglia a sud-ovest di Lampedusa, nella regione di ricerca e salvataggio maltese, l’abbiamo trovata a seguito di una chiamata di soccorso di Watch the Med – Alarm Phone. Il motore della barca si era fermato. Abbiamo prima salvato le persone dal ponte superiore. Solo allora siamo riusciti a raggiungere il ponte inferiore, dove abbiamo trovato molti cadaveri, persone soffocate dai vapori di benzina o svenute a causa dei fumi ed erano annegati nello scafo pieno”.  La barca stava colando a picco. “Siamo riusciti a salvare due persone prive di sensi dal ponte inferiore – raccontano i soccorritori – per raggiungere una di loro abbiamo dovuto aprire il ponte con un’ascia, perché entrare nella stanza chiusa a chiave era una trappola nell’imminente affondamento della barca”. Spiega Ferdinando Hofer, medico a bordo: “Abbiamo trattato i due pazienti che erano incoscienti a causa dei gas tossici, gravemente ipotermici e disidratati. Alla fine siamo riusciti a stabilizzare le loro condizioni a bordo. Quando sono stati trasferiti sulla nave della guardia costiera, un paziente ha avuto bisogno di ulteriore terapia intensiva”. Erano partiti da Zuwara, in Libia, due giorni prima. La metà di loro è del Bangladesh, gli altri del Pakistan, della Siria e dell’Egitto.

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Ci sono anche 26 persone tra le 50 ingoiate dall’acqua dello Ionio, lungo la rotta turca, a largo di Roccella Ionica, non si trova traccia da ieri. la notizia dei bambini dispersi la dà Medici senza frontiere. A lanciare l’allarme ieri notte è stata una imbarcazione privata francese, Dariacha, che ha preso a bordo 12 sopravvissuti al naufragio a 120 miglia nautiche dalle coste della Calabria di una barca a vela in cui viaggiavano almeno 62 persone. A bordo c’erano afghani, iraniani e curdi iracheni. Sono stati trasbordati prima su un mercantile e poi su una motovedetta della guardia costiera italiana che li ha portati prima delle 11 di ieri mattina a Roccella Ionica, una donna è morta durante il viaggio

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Ieri mattina una terza strage davanti alle coste libiche è stata evitata soltanto perché dal ponte di comando della nave Ocean Viking della ong Sos mediterranée, il volontario di turno a scrutare l’orizzonte coi binocoli ha visto un gommone stracolmo. I ribhs di soccorso lanciati subito dopo hanno portato in salvo 54 persone tra cui 28 minori non accompagnati.

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Queste che seguono sono le parole pronunciate da un uomo vivo per caso. È del Camerun. Esattamente 48 ore dopo essere stato tirato fuori dalla nave tedesca Humanity1 da una barchetta alla deriva al largo della Libia, una mattina del maggio scorso, s’è seduto con la moglie su una panca bianca della clinica sul ponte principale della Humanity1 mi ha detto: “Non ho capito se voi europei avete capito che non vi conviene pagare i libici per fermare i migranti che vogliono arrivare in Europa perché dalla Libia i migranti possono andare solo avanti. È vietato tornare indietro quando arrivi in Libia se sei un migrante. Forse non lo sapete. Anche se tu vuoi tornare indietro, non puoi. Ti uccidono. Puoi andare soltanto avanti. Lo sapete voi in Europa che quando si arriva in Libia indietro non si può andare? Solo avanti?”.

Lui stava appena uscendo dalla dimensione di irrealtà del naufrago sfuggito alla certezza della morte imminente, stordito dall’esalazione di carburante, con la pelle ustionata dalla miscela di carbonato e acqua salata e aveva urgenza di dire queste parole che vi traduco pari pari: “Io leggo, ho pensato e ho capito che voi europei non volete che arrivino tanti migranti. Mi metto dal vostro punto di vista, perché capisco. Ma pagare i libici come fate voi perché non li facciano partire è denaro buttato perché dalla Libia si può soltanto andare avanti e non indietro. “Avete capito? Per la Libia fermarli significa averli tutti lì, è impossibile pensare di pagare i libici perché li riportino indietro o non li facciano partire. Pagarli vuol dire solo pagarli perché li facciano morire lì, a terra o in mare”. Lu in Libia c’è arrivato dal Camerun in fuga con sua moglie incinta. Dice: “Appena arrivati in Libia con una Jeep coperta con un telone ci hanno arrestato subito, forse ci hanno venduti. Subito in cella perché siamo neri. In carcere eravamo in due posti diversi”. A lui lo picchiavano con bastoni e ferri. Mi mostra le cicatrici in testa e sulle gambe. A lei l’hanno seviziata in più modi.

Parla lei: “Come bestie noi nere per i libici, dicevano: mostra seno se vuoi acqua. Se non mostravo seno, niente acqua”. Pausa. “Io ero incinta. C’erano continui stupri, violenze. Bestie. Ho perso il bambino”. Il marito interviene: “Lei era incinta, ma ha visto stuprate tutte le altre”. Lei mi fissa negli occhi. Non parla. Poi stringe appena gli occhi, quando capisce che ho capito. Non c’erano più soldi da prendere, lei era piena di sangue, Se li è comprati uno che li ha portati la sera stessa lei a lavorare in casa sua, lei come domestica e lui per lavorare i campi fuori, coltivazione di legumi soprattutto. Dopo un anno di questa vita, lei dentro casa e lui nei campi, lui non poteva nemmeno varcare la soglia, un amico del proprietario gli sussurra che li vuole liberare, di tenersi pronti la sera dopo. Loro si fanno trovare pronti. Arrivano al mare nascosti sotto un telone, li nasconde sulla spiaggia dove c’erano altre persone. Gli dice: buona fortuna, domani partite. Qualche ora dopo li caricano stipati in una barchetta e li spingono in mare. Il piede del motore si stacca dopo poche miglia. Li troveremo giorni dopo tra vomito, urina, esalazioni di carburante e il pianto terribile di un bambino di 4 mesi, Junior.

18 Giugno 2024

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