L'ex presidente dell'Ucpi

“Carriere separate uno spot elettorale, la riforma Nordio non andrà in porto”, intervista a Caiazza

“L’idea di due distinti Csm, uno per i giudici e uno per i pm, è apprezzabile. Ma i tempi necessari non sono brevi. Difficile che il ddl andrà in porto”

Interviste - di Paolo Comi - 31 Maggio 2024

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“Carriere separate uno spot elettorale, la riforma Nordio non andrà in porto”, intervista a Caiazza

“A mio avviso, ovviamente al netto del contenuto del provvedimento, siamo davanti ad un grandissimo spot elettorale per la maggioranza di governo. In particolare, per Forza Italia che ha fortissimamente voluto l’approvazione di questo ddl prima delle elezioni europee. Vista la ocngestione di provvedimenti da approvare, a partire dal premierato, difficilmente infatti la separazione delle carriere vedrà davvero la luce”, afferma l’avvocato Gian Domenico Caiazza, già presidente nazionale dell’Unione delle camere penali ed ora candidato con Stati Uniti d’Europa alle elezioni dell’8 e 9 giugno per il Parlamento europeo.

Avvocato Caiazza, quale è il suo giudizio sulla riforma della separazione delle carriere? Le piace?
Il ddl sulla separazione delle carriere, con la previsione di due distinti Consigli superiori della magistratura, va salutato con il massimo apprezzamento. Sarebbe ingeneroso affermare il contrario. Il testo, peraltro, ripercorre quasi interamente la proposta di riforma costituzionale di iniziativa popolare presentata dai penalisti italiani nel 2017. Proposta che, il primo giorno di questa legislatura, venne fatta propria con quattro differenti ddl da parte di Forza Italia, Lega, Azione e Italia viva.

Come da copione, l’Associazione nazionale magistrati è subito scesa in campo minacciando lo sciopero.
La reazione assolutamente sopra le righe dell’Anm è la conferma – ancora una volta – di una anomalia tutta italiana. Solo nel nostro Paese la magistratura si occupa di condizionare in ogni possibile modo l’attività del legislatore. Non succede da nessuna altra parte.

Per il presidente dell’Associazione nazionale magistrati la riforma sarebbe una “vendetta” nei confronti delle toghe da parte del governo. La riforma, sempre secondo l’Anm, avrà poi come conseguenza quella di mettere in pericolo l’assetto costituzione del Paese.
Ho letto l’intervista del presidente dell’Anm. Vorrei ricordare al presidente Giuseppe Santalucia che la separazione delle carriere fra pm e giudici esiste in tutte le più importanti democrazie occidentali. Un sistema come il nostro esiste solo in altri tre Stati: Turchia, Bulgaria e Romania. Mi permetta di dire che l’Italia è in una tristissima e malinconica compagnia. In Francia non c’è la separazione delle carriere ma vige un sistema processuale di tipo inquisitorio, come c’era un tempo anche in Italia, e quindi è giustificabile tale assetto ordinamentale.
La motivazione reale della protesta dell’Anm, che non si ha il coraggio di dire, è un altra.

Quale?
Le carriere unite costituiscono una forza di condizionamento micidiale da parte dell’ufficio dell’accusa sulla giurisdizione. Un pressione fortissima che va a compromettere l’esercizio del diritto di difesa.

I vertici dell’Anm, spesso ci si dimentica, sono quasi sempre ricoperti dai pm. I casi in cui un giudice è stato a capo dell’Anm sono rarissimi.
Esatto. La voce politica dell’Anm sono i pm. La resistenza che fanno e che faranno le Procure sarà terribile. La loro è una battaglia per la “sopravvivenza”. Ricordiamoci che i pm in servizio sono meno di un terzo rispetto ai giudici. Per poter continuare ad avere forza devono rimanere agganciati ai giudici. Da soli il loro potere “contrattuale” è destinato ad affievolirsi.

Possiamo dire allora che è la volta buona dopo tanti anni di attesa e di battaglie?
Su questo aspetto, mi permetta di dire, il tema cruciale è la tempistica. Sento commenti di esponenti della maggioranza entusiastici, come se la riforma della separazione delle carriere fosse stata già approvata. Teniamo presente che per tutte le riforme costituzionali il fattore tempo è fondamentale. La premier ha più volte sottolineato che la prima riforma costituzionale da portare in porto è quella sul premierato che non deve essere mischiata con altre riforme. Ciò significa che la riforma sulla separazione delle carriere dovrà necessariamente slittare in avanti. Con tutte le conseguenze del caso. E poi c’è un dettaglio tecnico. Perché abbiamo aspettato quasi due anni? Il ddl sulla separazione delle carriere era incardinato in Parlamento fin dal primo giorno d’inizio di questa legislatura. Sono state fatte decine di audizioni. Il testo era pronto per essere votato. Poi il governo è intervenuto per bloccare i lavori affermando che sulla separazione fra pm e giudici avrebbe presentato un proprio testo. Bene. Ciò che non mi convince è l’atteggiamento di Fratelli d’Italia, il partito di maggioranza relativa che esprime, oltre alla premier, anche il ministro della Giustizia. Fd’I all’epoca fu l’unico partito della maggioranza a tirarsi fuori sulla separazione delle carriere. Adesso ha cambiato idea. Gradirei dalla premier una parola chiara su questo punto e mi aspetto tempi certi. Altrimenti, come ho detto, siamo davanti ad un gigantesco spot elettorale per la maggioranza e basta.

31 Maggio 2024

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