Il caso scuote l'Argentina

Arse vive nel rogo, tre donne ammazzate con una molotov: “Uccise perché lesbiche, Milei è complice”

Un'altra donna ricoverata in gravi condizioni, manifestazioni in piazza. "Nella nazione che era la più progressista del Sud America ora il clima è ostile verso la comunità LGBTQIA+". Il governo: "Non esiste il 'lesbicidio'"

Esteri - di Redazione Web - 17 Maggio 2024

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Members of the lesbian, gay, bisexual, and transgender (LGBT) community attend the Gay Pride Parade in downtown Buenos Aires, Argentina, 15 November 2014. EFE/David Fernandez
Members of the lesbian, gay, bisexual, and transgender (LGBT) community attend the Gay Pride Parade in downtown Buenos Aires, Argentina, 15 November 2014. EFE/David Fernandez

A muovere la mano che ha arso vive tre donne in un rogo provocato da una bottiglia molotov lanciata nell’appartamento dove vivevano sarebbe stato l’odio verso il loro orientamento sessuale: “Lesbicidio”. O almeno così accusano associazioni e organizzazioni. Nell’incendio sono morte tre donne e un’altra è in gravi condizioni. Due coppie che vivevano in una camera di un albergo, che avrebbero avuto frequenti alterchi con un uomo che viveva nella camera a fianco e che è stato arrestato. Per quanto le ipotesi dovranno essere confermate dalle indagini, il caso ha scosso l’Argentina e ha catalizzato il dibattito sugli effetti del governo di Javier Milei anche sul tema dei diritti civili: il presidente con la motosega, ultraliberista e populista, autodefinitosi “anarco-capitalista”, che lo scorso febbraio aveva annunciato tra le altre cose l’intenzione di chiudere l’Istituto nazionale contro la discriminazione, la xenofobia e il razzismo.

Il dramma si è consumato domenica scorsa nel quartiere di Barracas, nella capitale Buenos Aires. Erano circa le 6:00 del mattino. Le vittime avevano tra 42 e 52 anni. Si chiamavano Pamela Cobbas, 52 anni, Mercedes Roxana Figueroa, 52 anni, Andrea Amarante, 42 anni. Sofia Castro Riglos ha 49 anni ed è l’unica sopravvissuta. È ricoverata in gravi condizioni ma non più in pericolo di vita. Inizialmente si era pensato a un incendio provocato da una stufa difettosa. Con il passare delle ore e dei giorni si è fatta strada l’ipotesi del cosiddetto “crimine d’odio”, “di genere”, scatenato da una presunta omofobia. Chi indaga sta cercando di accertare dinamica e movente.

Le accuse delle associazioni: “Le hanno uccise perché lesbiche”

L’incendio ha costretto all’evacuazione dell’albergo. Le fiamme hanno avvolto progressivamente letti, sedie, il tavolo, suppellettili e raggiunto altre stanze. Quattro in tutto le persone ricoverate. L’uomo arrestato si chiama Justo Fernando Barrientos, ha 67 anni. È stato arrestato prima che potesse togliersi la vita con una sega. È stato ricoverato in ospedale con dei tagli profondi al collo. Le autorità dovranno appurare se sia affetto da problemi mentali e se sia effettivamente mosso da quell’odio discriminatorio come accusato. A indicare il suo profilo alle forze dell’ordine l’unica sopravvissuta al rogo dell’alberghetto di Barracas.

Quello che è certo è che la tragedia ha scatenato proteste e manifestazioni di piazza: almeno duecento persone sono scese in piazza e si sono radunate davanti Plaza Colombia. “Signore, signora”, cantavano, “non siate indifferenti. Uccidono le lesbiche in faccia alla gente”. Le tre vittime militavano in un’associazione a favore dei diritti LGBTQIA+ di Barracas: “Le hanno uccise perché lesbiche, perché erano povere e perché erano militanti”, hanno accusato da quest’ultima. “Uno dei crimini d’odio più aberranti degli ultimi anni”, ha denunciato Federación Argentina LGBT. “Si è trattato di un lesbicidio, e lo Stato è complice poiché in quella che era considerata la nazione più progressista del Sud America ora il clima ostile nei confronti della comunità LGBTQIA+ e delle altre minoranze sembra essere più diffuso che mai, soprattutto dopo l’elezione di Javier Milei – autodichiarato ‘anarco capitalista’ di estrema destra – a guida del Paese. Parole di sdegno anche da parte di Amnesty International. Anche l’ex Presidente Alberto Fernandez ha condannato: “Una tale atrocità non può essere messa a tacere”.

Il governo: “Non è esiste il ‘lesbicidio'”

Anche il governo Javier Milei ha condannato ogni atto di violenza. Il portavoce Manuel Adorni ha comunque ribadito a un deputato, postando uno screenshot della Real Academia Espanola secondo cui “la palabra ‘lesbicidio’ no està registrada en el Diccionario”. A sua volta la RAE ha risposto: “Lesbicidio è un neologismo ben formato, basato su ‘lesbi(ca)’ e sull’elemento compositivo ‘-cidio’ per designare l’omicidio di una donna lesbica a causa del suo orientamento sessuale”. Lo stesso presidente Milei tempo fa aveva esplicitato la sua concezione sul tema dell’omofobia: “Se vuoi stare con un elefante e hai il suo consenso il problema è tuo e dell’elefante”. Proprio oggi ricorre la 20esima Giornata Internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia.

 

17 Maggio 2024

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