Le bombe a Gaza

Il terrorismo di Stato di Israele: altre due stragi con almeno 60 morti tra i civili

Tutti i politici o i giornalisti che difendono le ragioni dei palestinesi, e si oppongono a Netanyahu, ogni volta che parlano o scrivono ricordano - fosse anche ipocritamente - l’infame pogrom realizzato da Hamas. Come mai, invece, assai raramente quelli che difendono l’esercito israeliano ricordano l’ecatombe a Gaza?

Editoriali - di Piero Sansonetti - 21 Marzo 2024

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Il terrorismo di Stato di Israele: altre due stragi con almeno 60 morti tra i civili

Ieri l’esercito israeliano ha eseguito due stragi di civili palestinesi. Una trentina di morti per ciascuna strage. Ci sono dei filmati terribili: la gente per terra, anche alcuni bambini, sangue ovunque, altre persone che tentano di soccorrere i feriti e di portar via i corpi dei morti. Grida, panico.

A me sembra del tutto superflua la discussione sul termine “genocidio”. Non capisco a cosa serva. Per ora l’esercito israeliano ha ucciso 30 mila persone. Tra le quali 18mila bambini o ragazzi. In tutto un po’ meno del due per cento della popolazione di Gaza. Probabilmente i numeri non sono abbastanza grandi per parlare di genocidio.

Quando gli americani fecero il genocidio dei pellerossa li uccisero quasi tutti. Quando i nazisti fecero il genocidio degli ebrei ne uccisero circa la metà. A me non appassiona la discussione sulla parola genocidio.

Sicuramente però possiamo parlare di stragi di civili, di crimini di guerra, di azioni terroristiche sistematiche e massicce da parte dell’esercito israeliano. Non riesco, usando la memoria, a trovare precedenti nella storia recente dell’Occidente. Forse il Vietnam.

È molto difficile sostenere che in questa fase lo Stato Israeliano non sia uno stato terrorista. Probabilmente è lo stato che fa l’uso più vasto del terrorismo come strategia militare e politica, e tra gli stati terroristi è quello più potente su tutti i piani.

Sono convinto che sia necessario partire da questi punti certi per iniziare a discutere della tragedia mediorientale. E anche per discutere della delicatissima questione del dilagare dell’antisemitismo.

È in corso un fenomeno drammatico, nel mondo e anche in Italia, di tracimazione del vecchio male dell’antisemitismo, che ha prodotto, nei secoli, paurose tragedie sul territorio europeo?
Io penso che in parte sia così.

Cioè che il piccolo nucleo di antisemiti che è sempre esistito (sarebbe giusto parlare di due gruppi antisemiti: uno di destra e uno di sinistra) si sia allargato dopo il 7 ottobre, dopo il pogrom, e dopo la folle reazione israeliana.

Succede troppo spesso che il dissenso e la condanna e lo sdegno – giustissimi – per la politica di Netanyahu si trasformino in odio per il popolo di Israele. Faccio un solo esempio: l’uso sconsiderato della parola “sionismo” indicato come ideologia reazionaria e feroce e razzista.

Non si capisce perché non si possa condannare la politica terrorista dell’attuale governo israeliano senza indicarla come politica sionista. Non è sufficiente la parola terrorista per indicare il male Se alla parola terrorista si aggiunge la parola sionista vuol dire che si considera il sionismo, di per se, una ideologia violenta, una degenerazione. E non è così. Nel commettere questo errore si cade nei più dozzinali pregiudizi antisemiti.

Però io vedo un altro problema. In una parte dell’intellettualità e del mondo dei “creatori di opinione” (minoritaria nella società, ma largamente maggioritaria nell’establishment e nella macchina dell’informazione), il pericolo e la paura dell’antisemitismo vengono usati per mettere il silenziatore alle stragi di palestinesi. E la lotta all’antisemitismo diventa lotta al popolo palestinese, e in questo modo si travolge e ribalta in senso stesso dell’anti-antisemitismo, che è la radice di ogni forma di antirazzismo.

Sentivo l’altro giorno in Tv un giovane dirigente politico di centrosinistra, Daniele Nahum, consigliere comunale del Pd a Milano, il quale diceva delle cose sagge, e condannava l’antisemitismo, e paventava il suo crescere; e poi intervallava questi ragionamenti con una frase da fare gelare il sangue (che ha ripetuto diverse volte): “Lo capite che se continua così ci scappa il morto?”.

Sono rimasto senza parole. Come è possibile che una persona istruita e intelligente, come chiaramente è Nahum, possa parlare del rischio che ci scappi il morto in una situazione nella quale ogni giorno l’esercito israeliano uccide mediamente più di 150 persone, e tra queste la metà sono bambini, e tutto ciò avviene dopo che Hamas ha ucciso quasi 2000 israeliani? Non è questione di faziosità, o di partigianeria, o di punti di vista.

È una cosa diversa: è la scomparsa della realtà. Un fenomeno impressionante di perdita della percezione, che però non riguarda una persona, riguarda migliaia di persone e tra queste moltissimi operatori dell’informazione.

Notate la differenza. Tutti i politici o i giornalisti che difendono le ragioni dei palestinesi, e si oppongono a Netanyahu, ogni volta che parlano o scrivono ricordano – fosse anche ipocritamente – l’infame pogrom realizzato da Hamas. Come mai, invece, assai raramente quelli che difendono l’esercito israeliano ricordano l’ecatombe a Gaza?

E aggiungo una domanda – forse sconveniente – alla quale non so rispondere, ma la domanda va fatta: questo atteggiamento – che comporta la cancellazione dal dibattito dell’esistenza di un popolo della Palestina, perseguitato e vessato e imprigionato da anni – non è uno degli elementi che soffiano sul fuoco orrendo dell’antisemitismo?

21 Marzo 2024

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