La guerra in Ucraina

Il coraggio di Papa Francesco e il coraggio della resa

La clessidra della guerra pare girata e le opzioni sono pochissime. Come sempre la Chiesa non si sottrae alla propria missione di pace e di fraternità tra i popoli e si assume il compito di svelare verità scomode.

Esteri - di Alberto Cisterna

12 Marzo 2024 alle 12:30

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Il coraggio di Papa Francesco e il coraggio della resa

Le parole di papa Francesco e quelle del presidente francese Macron sulla guerra in Ucraina segnano uno straordinario punto di convergenza.

Se il soglio di Pietro invoca il coraggio della resa per evitare inutili sofferenze e ulteriori spargimenti di sangue, l’Eliseo invita gli alleati a prendere in considerazione l’invio di truppe a Kiev per evitare la debacle militare.

Da traiettorie diverse, da punti di vista opposti e, per molti versi, inconciliabili (è la Francia che ha appena costituzionalizzato il diritto all’aborto), l’analisi di fondo della situazione appare la medesima.

È noto a tutti gli analisti che la guerra in Ucraina volge al peggio, la prospettiva di una vittoria di Trump rende molto probabile la capitolazione di Kiev e il crollo delle forze armate impegnate in due anni di eroica resistenza all’invasione russa.

Il presidente Erdogan è volato di fretta da Zelensky per proporre l’apertura di una trattativa multilaterale e le parole di chiusura del leader ucraino hanno evidentemente contrariato papa Francesco che quell’iniziativa ha lodato pubblicamente e, forse, anche appoggiato e stimolato tramite monsignor Zuppi.

Quella di Macron è stata una vera provocazione che, all’unisono, gli alleati di Kiev hanno scacciato con ripulsa e sdegno. Parigi vede la paralisi del Congresso Usa nell’invio di ulteriori aiuti militari all’Ucraina e intuisce che il voto di novembre potrebbe ratificare la caduta di Kiev e la sua sconfitta militare.

Le altre capitali inorridiscono essendo stato troppo comodo impegnarsi per due anni in una guerra asimmetrica e per procura che avrebbe dovuto piegare Putin e dissipare la potenza militare russa.

Obiettivi solo in parte conseguiti, non potendosi negare la rilevazione plateale della pessima condizione delle forze armate della Federazione, ma altro non si profila all’orizzonte di favorevole dell’Occidente.

Se Trump vince e si sfila dalla guerra, anche l’idea di portare Kiev nell’Unione europea (pomposamente annunciata pochi mesi or sono da Bruxelles) finirebbe per sempre in un cassetto.

Quindi. Quindi le democrazie occidentali sono innanzi a una tragica scelta che hanno volutamente rinviato in questi mesi presi, come sono stati, dal fragore degli inni bellicistici e inebriati dalla narrazione mediatica dell’eroica resistenza ucraina: qui e adesso o si va alla guerra o si alza bandiera bianca – non per arrendersi, chiaro – ma per far cessare le ostilità e cercare un’intesa tra nemici.

Macron e Francesco, il radicalismo laicista e la compassione cristiana, hanno chiaramente esposto nel giro di pochi giorni, e invero con coraggio, a quali scelte sono chiamati i paesi che sostengono Kiev dopo l’ubriacatura della guerra santa costata centinaia di migliaia di vittime, distruzioni immani, deportazioni e prigionie, persino il sequestro di innocenti bambini.

Non si tratta di stabilire da quale parte stia la ragione tra Ucraina e Russia – questo lo sanno tutti e nessuno può negarlo se non accecato da opache liaison – si deve piuttosto stabilire cosa fare.

L’Occidente può ritirarsi scompostamente, come hanno fatto gli americani a Kabul, lasciando l’Ucraina preda degli appetiti di Putin, oppure può minacciare Mosca di inviare soldati e carri armati a Kiev per combattere contro i russi se dovessero sfondare le linee.

Oppure l’Occidente può seguire la linea del coraggio, suggerita da papa Francesco: quella di issare una bandiera bianca e chiedere, l’Occidente e non Zelensky, una tregua, magari per la prossima Pasqua, festa simbolica e centrale per la fede di cattolici e ortodossi.

Il cessare delle armi, la sospensione delle ostilità è secondo la Chiesa di Roma non un atto di codardia o di resa, ma piuttosto l’esercizio di un dovere per chiunque abbia a cuore il bene del proprio popolo e voglia evitargli ulteriori sofferenze.

A occhio e croce le malconce democrazie occidentali non manderanno un solo soldato a morire per l’Ucraina. Lo sanno gli ucraini, ma soprattutto lo sanno i russi.

Abituati da secoli a condurre guerre difensive, con la tragica ed “educativa” eccezione dell’Afghanistan, e capaci di difendersi in profondità come nessun altro (Napoleone e Hitler lo hanno imparato a loro spese) hanno atteso trincerandosi che l’esercito ucraino consumasse la speranza di una controffensiva vittoriosa e dissipasse così enormi energie, migliaia di vite e centinaia di mezzi, per poi passare al contrattacco.

La clessidra della guerra pare girata e le opzioni sono pochissime. Come sempre la Chiesa non si sottrae alla propria missione di pace e di fraternità tra i popoli e si assume il compito di svelare verità scomode.

 

12 Marzo 2024

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