La riforma costituzionale

Il monito di Mattarella, messaggio per Meloni sul premierato: perché il governo dovrebbe preoccuparsi…

Tra tutti i destinatari del monito sulle prerogative del Colle (che non firma le leggi ma si limita a promulgarle) è soprattutto il governo a doversi preoccupare. Non dirà nulla contro la riforma, ma non significa che gli piaccia

Politica - di David Romoli - 7 Marzo 2024

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Il monito di Mattarella, messaggio per Meloni sul premierato: perché il governo dovrebbe preoccuparsi…

A chi si rivolgeva Sergio Mattarella in quel monito travestito da lezione di Diritto costituzionale che ha lanciato due giorni fa dalla sede di Casagit, l’assicurazione dei giornalisti? A tutti, e non solo a tutti i partiti. Però non tutti hanno egualmente ragione di preoccuparsi del suo semaforo rosso.

Certo non è un caso se, per chiarire che il presidente non è un sovrano, non ha poteri legislativi, si limita a promulgare le leggi accertandone solo il corretto procedimento d’approvazione da parte delle Camere, Mattarella ha scelto proprio una manifestazione in difesa della libertà di stampa.

Ci si aspettava che facesse muro in difesa di quella libertà essenziale e lui non ha certo deluso. Ma è proprio in occasione di leggi che toccano la stampa che un suo intervento è reclamato a voce più alta, non solo dai partiti ma anche, per ovvie ragioni, dagli organi di informazione.

Dunque il presidente ha voluto chiarire a tutti, ai politici ma anche agli opinion makers, che è inutile strattonarlo chiedendogli di fare quel che la Costituzione non gli permette di fare.

Probabilmente non è una coincidenza neppure il secondo e anche più rilevante chiarimento. Il presidente, infatti, è entrato nel merito anche delle facoltà e dei limiti del capo dello Stato quando ci sono in ballo dubbi di incostituzionalità a proposito di questa o quella legge.

In quel caso, come “guardiano della Costituzione”, il presidente della Repubblica può in effetti intervenire ed è capitato più volte. Proprio a quel ruolo si appigliano quelli che a più riprese gli chiedono di non avallare con la sua firma una legge accusata dall’opposizione di essere in contrasto con la Carta.

Ma il presidente, ha specificato Mattarella, interviene su una legge solo in caso “evidenti profili di incostituzionalità”, cioè quando non ci possono essere dubbi e il contrasto con il dettato costituzionale è palese e stridente.

Altrimenti, cioè quando ci sono dubbi e possibili interpretazioni contrastanti, cioè quasi sempre, il compito di decidere spetta alla Corte costituzionale.

In aprile sarà approvata in via definitiva l’autonomia differenziata voluta anzi imposta dalla Lega. È una legge la cui costituzionalità è in effetti molto dubbia e fior di costituzionalisti la hanno già bocciata sui media.

Una raffica di invocazioni rivolte al presidente per bloccare quella legge, al momento della sua approvazione definitiva, era non solo prevedibile ma praticamente certa. Mattarella la ha fermata in anticipo.

La sede per dirimere quei dubbi e accertare la costituzionalità o meno di quella riforma, come di tutte quelle sulle quali fioccano pareri e interpretazioni contrastanti, non è il Quirinale, e certo non è neppure il dibattito mediatico: è la Consulta. Inutile dunque prepararsi a chiamarlo indebitamente in causa.

Ma non solo l’opposizione strattona indebitamente l’inquilino del Colle. Lo fa anche la maggioranza, tutte le volte che impugna e sbandiera la sua firma in calce a una legge per certificarne la bontà.

Lo fa a pessimo diritto perché il presidente promulga leggi solo in base alla loro corretta procedura d’approvazione e all’assenza di elementi platealmente in contrasto con la Carta: la sua firma non attesta affatto, dunque, che una legge gli piaccia o ne condivida senso e obiettivi.

È un chiarimento preventivo necessario in vista di una riforma costituzionale di prima grandezza come il premierato. Il presidente non dirà nulla contro quella legge perché anche questo significherebbe esorbitare dai confini rigidi del suo ruolo ma ciò non significa che quella riforma gli piaccia e ha voluto in un certo senso far sapere subito, all’inizio del percorso che si concluderà con un referendum la cui importanza è senza pari nella storia della Repubblica.

In realtà che a Mattarella quella riforma non piaccia affatto è il segreto di Pulcinella e l’uomo possiede esperienza e sottigliezza in abbondanza: tanto da sapere perfettamente come far capire il suo giudizio senza doverlo esplicitare.

E in Italia il parere del presidente sempre e quello di un presidente universalmente stimato anche dal popolo votante come Sergio Mattarella ha il suo rilevante peso.

Per questo tra tutti i destinatari del messaggio del presidente in una delle esternazioni più rilevanti nel suo lungo mandato, a doversi preoccupare davvero sono soprattutto la maggioranza, il governo e in particolare la premier che su quella riforma si giocherà tutto.

7 Marzo 2024

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