La risposta all'inchiesta

Report e le 10 bufale sul vino italiano, l’inchiesta di Sigfrido Ranucci smontata da un sommelier

Curiosità - di Redazione Web - 26 Febbraio 2024

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A sinistra Mattia Asperti, sommelier, a destra Sigfrido Ranucci, conduttore di report
A sinistra Mattia Asperti, sommelier, a destra Sigfrido Ranucci, conduttore di report

“Dieci cavolate dette da Report nell’ultimo servizio sul vino”. Inizia così la prima parte del video con cui Mattia Asperti, sommelier da oltre 10 anni, meglio conosciuto sui social come IlSommelierDiVino, ha deciso di rispondere con due video sui suoi profili Instagram e TikTok, al servizio di Report sul vino italiano andato in onda il 18 febbraio 2024 su rai Tre dal titolo “Il nemico in casa”. Asperti, esperto di divulgazione sui temi che riguardano i vini, spinto da numerosi follower che glielo chiedevano, ha deciso di dare il suo parere e fornire alcune spiegazioni su quanto raccontato da Report. I due video in cui il sommelier dice la sua hanno totalizzato centinaia di migliaia di visualizzazioni.

Le 10 bufale di Report sul vino italiano secondo il sommelier

Dal Ripasso a quali sono i vini di qualità secondo Report

Il sommelier inizia replicando che il Valpolicella Ripasso non è un vino di bassa qualità. “Certo potremmo parlare del Ripasso come un fratello minore dell’Amarone – ha detto Asperti – ma certamente non di un vino di bassa qualità. Tutt’altro”. Contesta come è stato pronunciato il nome di un altro vino, il Riesling: “Se mi fai un servizio sul mondo del vino non mi puoi pronunciare in modo sbagliato il nome di uno dei più importanti vitigni al mondo. Lo sanno anche i bambini come si dice”. Poi passa al tema del mosto rettificato per addolcire il vino.

“Mosto rettificato per addolcire il vino”

Innanzitutto è giusto spiegare cos’è il mosto rettificato – continua Asperti – Senza fare grossi giri di parole, rendiamo semplice la cosa, il mosto rettificato non è altro che zucchero proveniente dall’uva. Una cosa completamente naturale. Viene utilizzato in Italia perché per legge non è permesso lo zuccheraggio, aggiungere zucchero. I francesi invece lo possono fare. E non serve per rendere dolce il vino, ma solo per renderlo più alcolico. Fermentazione alcolica, zuccheri diventano alcol. E l’alcol è dagli anni ’80 che non è più uno dei fattori di qualità del vino”.

“Viticoltura naturale e rese basse”

Asperti replica poi sul tema delle rese per ettaro: “Qui si apre il capitolo legato ai vini naturali – spiega l’esperto – che secondo Report sono gli unici a fare vini di qualità”. “Partendo dall’affermazione fatta dal viticoltore che ci dice che se la pianta viene lasciata allo stato brado produce pochi grappoli, in realtà è esattamente il contrario. Se alla vigna lasci fare quello che vuole, produrrà quanti più grappoli è possibile. E’ proprio grazie all’intervento dell’uomo che tagliando i grappoli e con certe pratiche vanno a ridurre la produzione di uva e quindi si riducono le rese”.

“Vini di qualità solo con uve di proprietà”

Durante tutto il servizio si è continuato a dire che i vini di qualità si fanno solo se le vigne sono di proprietà dell’azienda. E’ assolutamente falso. Ci sono tantissimi viticoltori che si affidano a dei conferitori da tantissimi anni, lavorando in sinergia con l’obiettivo della qualità. Ma nello stesso tempo ci sono anche cooperative che lavorano con soci conferitori e fanno dei vini veramente splendidi”.

“Annate diverse, grado alcolico diverso”

Ecco io sinceramente questa affermazione non l’ho capita – continua Asperti – Non riesco a capire perché due annate o tre devono avere una quantità di alcol diversa per fare un vino di qualità. Riprendiamo la fermentazione alcolica: l’alcol dipende dallo zucchero presente nel mio acino d’uva, lo zucchero dipende dalla maturità dell’uva, quindi vuol dire che per avere lo stesso grado di alcol dovrò più o meno andare all’incirca ogni anno a vendemmiare nello stesso punto di maturità per avere la stessa quantità di zucchero. Non capisco cosa ci sia di non naturale o non di qualità facendo questa cosa. Vorrei chiederlo a Report”.

L’ ex collega i Report tra gli intervistati

Il fatto che a parlare durante il servizio ci fosse un’ex collega (di Report, ndr), dice tanto su questo servizio – continua – E’ un po’ come quando ti dicono ‘mio cugino dice che,…’. A lui non hanno fatto nessuna obiezione. A Cotarella (Presidente di Assoenologi intervistato nel servizio di Report, Ndr), una dietro l’altra. Tra l’altro un neofita che va a fare obiezioni a Cotarella è un po’ come se andassimo da Einstein a dire ‘Hei Albert, ma sei sicuro di quella formula lì mc²? No perché io il quadrato non ce lo avrei messo’”.

“Il Sauvignon prodotto in Francia è uguale a quello prodotto in Australia”

Ecco evidentemente queste persone non hanno mai assaggiato un Sauvignon neozelandese o australiano o uno francese. Sono completamente diversi. Sauvignon francese è vegetale, balsamico, molto più varietale, quello australiano è tropicale, ha una sensazione di pompelmo, due pianeti diversi”.

Vini naturali esclusi dalle denominazioni e i lieviti

Asperti continua criticando l’esperto ex collega di report tirato in ballo: “Sempre il nostro amico cugino grida allo scandalo perché sembrerebbe che alcuni vini naturali che non rispettano le caratteristiche sono stati esclusi da alcune denominazioni. Cioè, la denominazione deve rispecchiare un disciplinare con certe caratteristiche. Arriva uno qualunque che pretende di fare ciò che vuole, ma di rientrare comunque nella denominazione. Vi faccio un esempio stupidissimo, molto più comprensibile: io produco mortadella, domani mi sveglio e decido di chiamare la mia mortadella ‘prosciutto crudo di Parma dop”. Secondo voi è corretto o c’è qualcosa che non va?”. E infine la risposta alla questione dei lieviti “indigeni”: “il lievito è lievito, punto. Sono un veicolo per trasformare lo zucchero in alcol e sicuramente non trasforma uno Chardonnay in un Sauvignon”.

“Più che fare informazione si è preferito fare scandalo”

Asperti conclude amaro: “Certo Report ha anche detto cose vere come il fatto che non si possono mischiare vini di denominazioni diverse, ma sicuramente non stiamo parlando di produttori che puntano alla qualità. Questo non è il mondo del vino italiano (che poi se spendi 2€ a bottiglia forse io qualche domanda me la farei). Come al solito più che fare informazione si è preferito fare scandalo! Quando si parla di concetti tecnici si dovrebbe intervistare persone competenti, e non il cugino o l’amico, è come se parlassi della terra e facessi parlare solo terrapiattisti! Direi non una scelta azzeccata!“.

Chi è Mattia Asperti, IlSommelierDiVino

Ricordatevi sempre che nella botte piccola non c’è il vino buono ma solo quello barricato“, si legge sul sito di Mattia Asperti. Bergamasco, classe 1987, è un sommelier che vanta oltre 177mila follower su Instagram, 123mila su TikTok con oltre due milioni di mi piace. In alcune interviste ha spiegato che è molto impegnato nella divulgazione del mondo del vino per rendere questa cultura alla portata di tutti. Lo fa attraverso i social e corsi online. I due video che ha realizzato in risposta al servizio di Report, in poche ore hanno totalizzato insieme oltre 80mila visualizzazioni.

26 Febbraio 2024

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