Costa: Nordio invii ispettori

In carcere per errore, da innocenti in cella per uno scambio di persona: a Milano due errori giudiziari in 20 giorni

Giustizia - di Redazione - 2 Febbraio 2024

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In carcere per errore, da innocenti in cella per uno scambio di persona: a Milano due errori giudiziari in 20 giorni

Un doppio “errore”, un doppio scambio di persona che ha portato due innocenti in manette, arrestati per sbaglio. Succede a Milano, due volte in soli venti giorni. Tutta colpa del Cui, il Codice univoco identificativo, che pure dovrebbe essere la massima garanzia contro gli errori di identificazione o false generalità.

Si tratta di una stringa alfanumerica assegnata dai reparti scientifici delle forze dell’ordine al fotosegnalamento e alle impronte digitali di uno straniero.

Il doppio scambio di persona a Milano

Eppure, nonostante il Cui, negli ultimi 20 giorni a Milano due cittadini stranieri regolari sul territorio italiano sono stati arrestati per sbaglio in esecuzione di condanne definitive, al posto dei condannati da catturare. Vicende raccontate oggi da Luigi Ferrarella sul Corriere della Sera che sono costate ai due rispettivamente quasi quattro mesi di carcerazione ingiusta e quattro giorni.

In carcere ingiustamente per 4 mesi

Il caso certamente più grave è quello di un 35enne del Bangladesh, impiegato in un ristorante nel centro meneghino con regolare contratto e permesso di soggiorno in regola. Il 20 ottobre scorso le forze dell’ordine lo prelevano su ordine dei pm del tribunale di Milano per fargli scontare 3 anni per una rissa aggravata (con morto) avvenuta nel 2020.

Eppure, come accertato dall’avvocato Francesca Nosetti, contattata dalla famiglia del 35enne a migliaia di chilometri di distanza, dopo una lunga ricerca tra i documenti emerge chiaramente che la foto dell’imputato non è quella del suo assistito.

Non solo. Il legale ottiene dal Ministero della Giustizia la conferma che il 35enne non era mai stato prima in carcere per 11 mesi di custodia cautelare, a differenza del vero condannato. È così che si arriva al 24 gennaio, con la Procura che ne ordina la scarcerazione.

Come si è arrivati però al clamoroso errore? Uno dei fermati nel 2020 per la rissa, un connazionale del 35enne ingiustamente detenuto che era irregolare in Italia e poi espulso in Bangladesh dopo la custodia cautelare, avrebbe dato generalità e codice fiscale dell’ignaro connazionale. Identità sbagliata poi ribadita dalla polizia sulla base evidentemente di un erroneo fotosegnalamento a monte.

Il 35enen del Bangladesh è ora libero, ma intanto ha perso il lavoro dopo l’arresto di fronte al titolare del ristorante e ai colleghi.

Il cinese arrestato ma mai stato a Milano

“Solo” quattro giorni di carcere invece ha dovuto scontare un 53enne cinese, arrestato il 5 gennaio scorso mentre stava per tornare in patria dall’aeroporto di Malpensa con l’accusa di ricettazione di telefonini contraffatti con una società di Milano nel 2013: pena prevista di un anno e 4 mesi.

L’uomo di salva grazie all’intervento di un agente della polizia penitenziaria del carcere di Busto Arsizio: in un italiano stentato il 53enne cinese gli spiega di non esser mai stato a Milano. E i controlli lo confermano: il suo permesso di soggiorno risulta rilasciato nel 2016 dalla Questura di Alessandria, anziché (come il suo omonimo e vero condannato tutto diverso in foto) nel 2009 dalla Questura di Milano.

Gli ispettori a Milano

Lo arrestano sul posto di lavoro a Milano, lo tengono in carcere 4 mesi in esecuzione di una condanna che non ha mai subito. Uno scambio di persona bello e buono. Hanno confuso i codici identificativi. Lui intanto ha perso il lavoro. Chi ha sbagliato ovviamente no“. A denunciarlo è il deputato di Azione Enrico Costa, che invita il guardasigilli Carlo Nordio a mandare gli ispettori a Milano.

Questa situazione e quella di un’altra persona detenuta ingiustamente per quattro giorni sempre per scambio di persona, per omonimia, ancora a Milano, sono fatti che non possono accadere in uno Stato di diritto. Occorre accertare le responsabilità e avviare i procedimenti disciplinari“, spiega Costa.

di: Redazione - 2 Febbraio 2024

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