L'alleanza Ursula

Europee 2024, Meloni si avvicina al PPE e isola sempre di più Salvini

Le parole al miele che il presidente dell’Europarlamento dedica a Giorgia sono la pietra tombale sui piani sovranisti della Lega

Politica - di David Romoli - 7 Dicembre 2023

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Giorgia Meloni e Roberta Metsola
Giorgia Meloni e Roberta Metsola

Nel giorno dell’acclamazione scrosciante da parte – se non del Ppe almeno di una sua parte rilevante, quella da cui proviene la presidente dell’europarlamento MetsolaGiorgia Meloni cerca di regolare i conti con le diverse fronde interne. Con Salvini, soprattutto, ma anche con Gianni Letta, reo di aver provato a sgambettare il suo premierato.

La premier non nomina l’ex gran ciambellano di re Silvio ma l’allusione, nella lunga intervista del mattino a Rtl, desta pochi dubbi: “Chi contesta la riforma è perché è stato abituato a fare bello e cattivo tempo, facendo e disfacendo il governo sulla pelle degli italiani per mettere ai posti di potere gente che non è stata votata”.

Nella maggioranza sono in pochi a esplicitare le critiche e nessuno tanto fragorosamente come Letta. Il turno di Salvini arriva dopo l’incontro a Palazzo Chigi con Roberta Metsola. Dura un’ora, senza Tajani: tanto si sa che non costituisce problema e se non è proprio una costola di Giorgia pochissimo ci manca. La nota che l’Ufficio stampa di Chigi diffonde dopo un colloquio lungo, un’ora abbondante, è calibrato in modo da non far dire nulla neppure alla punteggiatura.

Una chiacchiera sulle prossime elezioni ma attenzione, non quelle europee in calendario tra pochi mesi: quelle politiche tra 4 anni. Il senso dell’incontro, tenuto segretissimo sino all’ultimo secondo, i due alleati lo affidano alla foto che li ritrae sorridenti, rilassati più di come non si può, circondati dal verde. Il quadro perfetto di un’intesa senza ombre.

In realtà l’argomento sul tavolo era spinoso e lo è ancora nonostante la foto: la premier chiede di porre dei confini alla propaganda elettorale e dunque alle polemiche interne: quelli oltre i quali si fa danno alla maggioranza e anche all’Italia, indebolendola mentre è in corso una trattativa difficile e delicatissima, quella sulla riforma del Patto di Stabilità.

Una partita tanto difficile che nell’intervista del mattino Meloni ha minacciato di nuovo di negare la firma italiana a un accordo troppo penalizzante: “Stiamo facendo del nostro meglio per trovare una sintesi efficace ma ragionevole: l’unica cosa che non si può fare è dire sì a regole che non si possono rispettare”.

Quanto il leghista, sorrisi smaglianti a parte, sia disposto ad abbassare almeno un po’ le armi resta incerto. Soprattutto perché la strategia che l’alleata ha adottato è quanto di più distante dalla sua visione, affidata in mattinata a una lettera al Corriere nella quale Salvini, pur adoperando toni molto più urbani di quelli sbraitati da Firenze e proclamandosi “pragmatico” ripete parola per parola la sua formula: alleanza di centrodestra in Europa, sul modello italiano, cioè Ppe-Conservatori e sovranisti di Identità e Democrazia: il gruppo suo, di Marine Le Pen, dell’olandese Wilders e della AfD tedesca.

Il precedente incontro con Metsola era stato un successone prevedibile, dato lo stretto legame amicale ma soprattutto politico fra le due presidenti, anche se la maltese va anche oltre il previsto. Un diluvio di complimenti: “La conosco bene, è una donna molto forte, quando parla si sente che l’Italia conta. È una europeista e noi contiamo su di lei, sulla leadership con cui ha messo l’Italia al centro del dibattito europeo”.

Parole tanto più significative se si considera che Metsola è una fedelissima del presidente del Ppe Weber. Insomma, il corteggiamento non potrebbe essere più aperto e pressante. Il Ppe vuole che i conservatori entrino, dopo le elezioni europee, in una maggioranza Ursula allargata.

Il senso del viaggio di Metsola è questo e si capisce perché Salvini abbia tentato l’intervento a gamba tesa, non limitandosi a bersagliare l’Europa, ma prendendosela direttamente con l’amica di Giorgia e principale sponda della premier nel Ppe.

Interrogata direttamente da Vespa sul progetto di una sino a ieri inimmaginabile alleanza con dentro sia il Pse che i Conservatori, Metsola se la cava con una formula politichese che dice tutto tra le righe senza affermare nulla apertamente: “Per me le maggioranze si fanno sui dibattiti, sugli argomenti. Presto avremo voti molto importanti su immigrazione, clima e aiuto ai nostri imprenditori, inclusi quelli italiani”.

Insomma, se si può andare d’accordo sulle scelte concrete, cosa osta a far parte della stessa maggioranza? La novità è che ora la premier è del tutto propensa ad accogliere quell’invito. Considera quasi certamente irraggiungibile l’obiettivo iniziale, un’alleanza Ppe-Conservatori-Liberali: “Quella possibilità è stata sepolta dal voto in Spagna, Polonia e Olanda”, commentano i suoi.

Ma Meloni è decisa a contare molto in Europa e per contare non può accontentarsi del palco rumoroso ma poco influente dell’opposizione. Deve far parte di una maggioranza. “Il commissario europeo ci serve”, è il ritornello fisso a Chigi.

Dunque, se gli elettori non serviranno una mano molto diversa dal previsto come è pure possibile, le chances per una maggioranza Ursula allargata ci sono eccome. Come la prenderà Salvini è un altro discorso. In fondo proprio sulla maggioranza Ursula andò a sbattere e si frantumò il governo gialloverde.

7 Dicembre 2023

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