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Campi Flegrei: l’allarme della Commissione Grandi Rischi, il magma è risalito e il monitoraggio potrebbe non vederlo

La relazione della Commissione che si è riunita il 27 e il 28 ottobre, dopo la quale il ministro Musumeci parlò di un innalzamento del livello di sorveglianza da giallo ad arancione

Ambiente - di Redazione Web - 26 Novembre 2023

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Perché è inutile l’allarmismo per i Campi Flegrei

Scatta dal verbale ufficiale della commissione Grandi Rischi l’ultimo allarme per i Campi Flegrei: un quadro che non esclude a partire da “nuove evidenze” un “possibile coinvolgimento del magma” di cui ha dato conto il Corriere del Mezzogiorno con un articolo e la pubblicazione dello stesso documento. Proprio dopo le riunioni della Commissione degli scorsi 26 e 27 ottobre, il ministro della Protezione Civile Nello Musumeci parlò apertamente della possibilità di alzare il livello di sorveglianza da giallo ad arancione. Perché?

Perché il magma è risalito da un serbatoio a sette, otto chilometri di profondità e da un altro a quattro chilometri. Un movimento innescato a partire dal 2015. Sarebbero due le sorgenti di pressione che causano l’innalzamento del suolo: una di tipo idrotermale e l’altra magmatica. Gli esperti segnalano “l’urgenza di estendere le analisi all’anno 2023”. Le conclusioni dello studio sono state tratte dall'”analisi modellistica dei dati InSar, ovvero l’interpretazione dei dati satellitari per comprendere le deformazioni del suolo. e dall’analisi dei gas che escono dalle fumarole secondo cui “dal 2021 il sistema idrotermale si sta evolvendo verso condizioni […] più magmatiche”.

Altra fonte di preoccupazione è la possibilità di improvvise eruzioni freatiche in quanto per i vulcanologi nell’area Solfatara-Pisciarelli, tra i 100 e i 200 metri di profondità vi sarebbe una struttura geologica “argillosa e impermeabile” ritenuta di “media resisistività” e che funge da “confinamento a fluidi in pressione” e che quindi fa da tappo. Al momento non è possibile prevedere un’eruzione freatica.

Altro punto critico è quello del rischio di fratturazione delle rocce sotto la spinta dei fluidi magmatici. Gli studiosi Neri e Kilburn propongono due diversi modelli di deformazione e fratturazione ma arrivano alla stessa conclusione: il “raggiungimento di condizioni critiche in un orizzonte temporale compreso tra alcuni mesi e pochi anni” che potrebbero “innescare processi quali sismicità significativa, manifestazioni (eruzioni, ndr) freatiche e risalita del magma verso la superficie”.

A partire da queste considerazioni gli studiosi non escludono una “rapida progressione verso la risalita di magma in forma di ‘dicco‘ (corpi di lava longitudinali), che possa raggiungere la superficie” e sollecitano l’Istituto Ingv-Ov di approfondire la capacità di cogliere l’eventuale risalita del magma soprattutto tra i quattro chilometri di profondità e la superficie in quanto gli strumenti attuali potrebbero non rilevare quelle dinamiche. Le conclusioni avvertono che “i processi in atto possano evolvere ulteriormente anche in tempi brevi se confrontati con quelli previsti dalla pianificazione di emergenza vulcanica”.

Cosa sono i Campi Flegrei

Campi Flegrei deriva dal greco, significa “campi ardenti”, a segnalare la natura vulcanica dell’area popolata da fumarole – note quelle della Solfatara di Pozzuoli – e acque termali già sfruttate in epoca antica. L’area è include i comuni di Bacoli, Monte di Procida, Pozzuoli, Quarto, Giugliano in Campania e parte della città di Napoli. Se il Vesuvio è caratterizzato da un unico edificio vulcanico, i Campi Flegrei sono caratterizzati da diversi centri vulcanici che si trovano all’interno e in prossimità di un’area depressa denominata caldera. Per questa ragione vengono definiti spesso, in via informale, “supervulcano”.

L’area è caratterizzata dal fenomeno del bradisismo, noto anche come risorgenza calderica, causato da gas e fluidi molto caldi. Un movimento lento di sollevamento o di abbassamento del suolo che si verifica in aree vulcaniche ma che non segnala necessariamente l’approssimarsi di un’eruzione. Il suo meccanismo non è stato ancora completamente compreso: secondo la principale ipotesi il magma in profondità rilascia quantità di vapore che riscalda le rocce che dividono il magma dal suolo e causa deformazioni nel terreno, scosse e la fuoriuscita di vapore e gas vulcanici dalle fumarole.

Cos’è il bradisismo

L’area ha fatto registrare due crisi importanti crisi bradisismiche, a inizio anni ’70 e a inizio anni ’80, entrambe accompagnate da intense attività sismiche. Il suolo, nell’abitato di Pozzuoli, ha subito un sollevamento totale massimo di circa 3 metri e mezzo. Dopo le crisi si è protratto un periodo di generale subsidenza fino al 2005 quando è partito un nuovo movimento di sollevamento del suolo che risulta al momento ancora in atto.

26 Novembre 2023

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