La guerra in Medioriente

L’accusa di Papa Francesco: non è guerra, è terrorismo

Il Pontefice ha ricevuto i parenti di alcuni ostaggi e persone di Gaza. Gli uni si sono lamentati dell’uso del termine “terrorismo” per descrivere i bombardamenti sulla Striscia, i secondi dicono che ha parlato di “genocidio” contro i civili gazawi

Esteri - di Umberto De Giovannangeli - 23 Novembre 2023

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Papa Francesco
Papa Francesco

*Il papa: questa non è guerra è terrorismo

Papa Francesco ai fedeli presenti all’udienza generale in piazza San Pietro sulla guerra in Medio oriente: “Soffrono tanto e ho sentito come soffrono ambedue. Le guerre fanno questo, ma qui siamo andati oltre le guerre, questo non è guerreggiare, questo è terrorismo. Per favore, andiamo avanti per la pace, pregate per la pace, pregate tanto per la pace”.

*Parenti ostaggi, “nessuna equivalenza tra Hamas e Israele”

“Non ci può essere nessuna equivalenza tra Hamas che è un’organizzazione terroristica e si fa scudo dei civili e Israele che difende i civili”: lo dice Nadav, uno dei familiari degli ostaggi israeliani in conferenza stampa tenuta ieri a Roma dopo l’incontro con il Papa.

Delusione” è stata espressa da un altro parente, Yehuda, perché il Pontefice “non ha nominato Hamas e non ne ha parlato come di un’organizzazione terroristica. Ha detto solo che la guerra deve finire”: “Non c’è stato il tempo per raccontargli la nostra storia”, ha detto. Per un altro dei parenti, Yair Rotem, invece l’incontro con il Papa è stato “efficace, ci ha ascoltato”.

*Di Segni, per il Papa tutti su stesso piano, Israele si difende

“Il Papa mette tutti sullo stesso piano di partenza e di arrivo. Ma la partenza è il terrore che esegue il disegno di sterminio degli ebrei nel mondo intero mentre la guerra è necessaria alla difesa di Israele e della sua popolazione. Comporta sofferenza ma alle vittime va associato chi è il vero responsabile”. Lo ha detto all’Ansa, la presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche italiane, Noemi Di Segni, in merito alle parole del Papa.

*Gaza. Hamas: tregua in vigore da oggi alle 10

L’annunciata tregua per il rilascio degli ostaggi partirà alle 10 di questa mattina: lo ha annunciato Hamas. Lo riportano i media israeliani Haaretz e Ynet.

*Cohen: non è un cessate il fuoco, è una pausa

«Secondo il piano concordato il processo del rilascio dei primi ostaggi deve iniziare già domani» (oggi per chi legge, ndr): lo ha detto alla radio militare il ministro degli esteri Eli Cohen. «Noi non precisiamo l’ora specifica».

In riposta ad una domanda, Cohen ha precisato che Israele non si è impegnato ad un «cessate il fuoco», bensì ad «una pausa di 4 giorni»«Il significato del cessate il fuoco è che dopo il fuoco non c’è una sua ripresa. Noi parliamo invece di una pausa, in cui scopo è la liberazione di ostaggi. Sono due concetti del tutto diversi. La differenza è enorme».

*Hezbollah, ci uniremo al cessate il fuoco

Fonti di Hezbollah hanno detto ad al Jazeera che pur non avendo partecipato ai negoziati per la tregua tra Israele e Hamas si uniranno «alla cessazione dei combattimenti».

*La Corte di Israele rigetta ricorso contro rilascio dei palestinesi

La Corte Suprema israeliana ha respinto il ricorso che chiedeva di bloccare il rilascio dei prigionieri di sicurezza palestinesi nell’ambito dell’accordo sulla liberazione degli ostaggi israeliani tenuti da Hamas a Gaza. Lo ha riferito Haaretz.

L’intesa con Hamas, mediata dal Qatar e approvata stamattina dal governo israeliano, aveva bisogno di 24 ore prima di entrare in vigore proprio per dare la possibilità ai cittadini israeliani di presentare eventuali appelli davanti alla giustizia e ottenere una risposta dai giudici.

*In lista israeliana su detenuti palestinesi anche attentatrice

Nella lista che Israele ha pubblicato con i 300 nomi di donne e di minorenni palestinesi fra cui saranno scelti quanti saranno liberati (150, nella prima fase) in cambio degli ostaggi figurano, secondo la radio pubblica Kan, sostenitori e sostenitrici di Hamas, al-Fatah, Fronte popolare e Jihad islamica.

Dopo la liberazione potranno rientrare nelle loro abitazioni, in Cisgiordania o a Gerusalemme est. Fra i nomi che hanno destato l’attenzione della stampa quelli di Asraa Jabas (38 anni), condannata a 11 anni di detenzione per aver fatto esplodere una bombola di gas ad un posto di blocco di Gerusalemme; Hanan Barghuti (59 anni), una «fiancheggiatrice di terrorismo» che risulta avere problemi medici; e Atef Jaradat (50 anni), la madre di un attentatore palestinese responsabile di un omicidio che nascose l’arma del delitto. Il detenuto più giovane incluso nella lista ha 14 anni.

*Al Jazeera: Hamas fornirà ogni giorno 10 nomi di israeliani che verranno consegnati alla Croce Rossa

Hamas fornirà ogni giorno agli israeliani una lista di circa 10 nomi persone che verranno rimpatriate da Gaza. Lo dice al Jazeera, aggiungendo che gli ostaggi verranno consegnati alla Croce Rossa, che li porterà a sud, fino al valico di Rafah, attraverso l’Egitto e poi a casa in Israele.

*Tra gli ostaggi da liberare, una bimba di 3 anni

Tra le tre americane che faranno parte del primo gruppo di ostaggi rilasciati da Hamas nell’ambito dell’accordo annunciato ieri, vi sarà Abigail Mor Idan, la bambina di 3 anni rapita durante l’attacco del 7 ottobre durante il quale i suoi genitori sono stati uccisi da Hamas. Lo rendono noto fonti americane che specificano che venerdì sarà il compleanno della piccola.

In un’intervista rilasciata nei giorni scorsi a Nbcnews, Liz Hirsh Naftali, una prozia di Abigail, ha raccontato come la bambina fosse in braccio al padre quando un miliziano di Hamas lo ha ucciso. La bimba poi era fuggita nella casa della famiglia dei vicini che l’avevano riparata con loro nel rifugio anti-bombe. “L’ultima cosa che sappiamo che è qualcuno ha visto i terroristi prendere questa madre, i suoi tre figli e Abigail e portarli fuori dal kibbutz”, ha aggiunto la donna.

*Accordo su ostaggi sarà ripetuto a fine mese

L’accordo tra Israele e Hamas per la liberazione di 50 ostaggi detenuti a Gaza in cambio del rilascio di 150 prigionieri palestinesi sarà ripetuto alla fine di questo mese. Lo scrivono i media israeliani citando un funzionario palestinese. Il funzionario, che ha parlato a condizione di anonimato, ha detto che ciò significherebbe il rilascio totale di 100 delle circa 240 persone sequestrate da Hamas nell’attacco del 7 ottobre.

*Biden: accordo ostaggi conferma mia strategia

“L’accordo è la dimostrazione dell’instancabile diplomazia e determinazione di molti esponenti del governo americano impegnati a far tornare gli americani a casa”. Esprime così, nero su bianco, Joe Biden, la soddisfazione per il fatto che l’accordo raggiunto per il rilascio di 50 ostaggi in mano di Hamas, tra i quali tre americani, sia una chiaro segnale che la sua strategia verso il conflitto tra Israele e Hamas sta funzionando.

Dicendosi «straordinariamente grato» per il fatto gli ostaggi che «hanno sopportato settimane di prigionia ed un’indicibile sofferenza», possano tornare alle loro famiglie, il presidente americano ringrazia poi «lo sceicco Tamim bin Hamad Al-Thani del Qatar e il presidente egiziano Abdel-Fattah El-Sisi per la loro cruciale leadership e partnership per raggiungere questo accordo».

Ed apprezza «l’impegno del primo ministro Benjamin Netanyahu e il suo governo nel sostenere un’estesa pausa per assicurare che l’accordo possa essere applicato in pieno e possano essere portati aiuti umanitari per alleviare la sofferenza delle famiglie palestinesi innocenti a Gaza». Soddisfazione è stana anche espressa dall’Unione Europea e da gran parte della comunità internazionale.

*Guterres: “Accordo ostaggi è un passo nella giusta direzione, molto altro deve essere fatto”

Il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, accoglie con favore l’accordo raggiunto da Israele e Hamas, con la mediazione del Qatar ed il sostegno di Egitto e Stati Uniti, definendolo “un passo importante nella giusta direzione, ma molto altro deve essere fatto”. Lo fa sapere il portavoce di Guterres, Farhan Haq, assicurando che “le Nazioni Unite mobiliteranno tutte le loro capacità per sostenere l’attuazione dell’accordo e massimizzare l’impatto positivo sulla situazione umanitaria a Gaza”.

*Putin: «Dobbiamo pensare a come mettere fine alla tragedia in Ucraina»

La guerra in Ucraina è una «tragedia» e occorre pensare a come «mettervi fine». Lo ha detto il presidente russo Vladimir Putin intervenendo in videoconferenza al vertice del G20. La Russia – dice il presidente russo – non ha mai rifiutato i colloqui di pace sull’Ucraina.

 

 

 

23 Novembre 2023

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