Il caso della ministra

Perché la Santanché ha saputo di essere indagata dai giornali

Se c’è una cosa su cui destra e sinistra potrebbero mettersi d’accordo è proprio questa: difendere il parlamento dagli spifferi giudiziari

Politica - di Iuri Maria Prado - 6 Luglio 2023 alle 17:00

Condividi l'articolo

Perché la Santanché ha saputo di essere indagata dai giornali

Poteva essere il solito scandalo che lambisce un politico, con le curve “dimissioni sì, dimissioni no” in desolante contrasto parlamentare: e invece anche questa volta irrompe in quel mediocre scenario di contrapposizione il profilo sformato della giustizia adoperata senza controllo. Ieri infatti un quotidiano (Il Domani), e a ruota le testate online, i blog e i social che rilanciavano la notizia, faceva sapere che la ministra Santanché sarebbe indagata dall’autorità giudiziaria.

Accantoniamo il dettaglio dell’ulteriore, strabiliante particolare riferito da quel giornale, e cioè che la ministra sarebbe indagata da mesi, ma ancora non ne avrebbe saputo nulla perché l’iscrizione nel registro degli indagati sarebbe stata “segretata”: un segreto per l’indagato, dunque, non per il giornale che lo sputtana. Ma non possiamo accantonare gli interrogativi, i soliti, che in questi casi non ricevono mai risposte appaganti.

Primo: perché l’indagato (se è tale), deve sapere dai giornali di un’indagine che lo riguarda? Secondo: perché deve saperlo quando le supposte indagini sono ancora in corso, mentre la legge prevede semmai che debba esserne informato quando le indagini sono chiuse? Terzo: perché quell’informazione, che dovrebbe avvenire per ordine dell’autorità giudiziaria, nei tempi previsti dalla legge, e che avrebbe finalità di garanzia, prende sistematicamente la via delle redazioni giornalistiche per trasformarsi in una notizia inevitabilmente screditante?

Da anni, da decenni ormai, occorre fare queste domande. E occorre farle perché l’andazzo continua. Continuano a uscire dai tribunali carte e notizie in violazione dei diritti dei cittadini. Continuano a registrarsi turbative del sistema democratico rappresentativo per opera di chi utilizza o inventa notizie giudiziarie a fini – o in ogni caso con effetti – di pura denigrazione. Continua il costume nazionale – ugualmente indossato a destra e a manca – di mettere in prima pagina la voce dell’accusa e in trafiletto la notizia dell’assoluzione. Continua, soprattutto, il rapporto di vischiosa contiguità tra certo giornalismo e certi ambienti giudiziari.

Ieri, in Senato, dopo che lei si era giustificata (negando peraltro di avere notizia di un’indagine a suo carico), parlamentari dell’opposizione hanno rinfacciato alla ministra Santanché il lungo elenco dei casi riguardanti parlamentari e ministri toccati da indagini giudiziarie, e dei quali perciò le controparti reclamavano le dimissioni. Hanno fatto benissimo, perché è vero che chissà quante volte la destra ha preteso che questo o quell’avversario si dimettesse solo perché indagato. Ma se c’è una cosa su cui destra e sinistra potrebbero mettersi d’accordo è proprio questa: difendere il parlamento dagli spifferi giudiziari, sempre e a prescindere dalla direzione del refolo.

6 Luglio 2023

Condividi l'articolo