La rubrica Sottosopra

Perché la destra aspira ai pieni poteri: dalla legge elettorale al Presidente della Repubblica, il governo Meloni brama il golpe bianco

Le ambizioni quirinalizie di Meloni e soci hanno svelato il disegno centralistico del governo, che punta a occupare tutte le casematte istituzionali e non

Politica - di Mario Capanna

5 Luglio 2026 alle 09:00

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Foto Roberto Monaldo / LaPresse
Foto Roberto Monaldo / LaPresse

Chi detiene il potere ha bisogno che le persone siano affette da tristezza.
(B. Spinoza)

La destra aspira ad avere i pieni poteri. Questo è il senso di fondo della esternazione di Giorgia Meloni che immagina (prenota?) al Quirinale un (una?) esponente che provenga dalle sue file. Non paga del controllo di Camera e Senato, del governo, delle partecipate pubbliche e di quasi tutti i gangli dello Stato, padroneggerebbe come con mai l’insieme delle istituzioni. Chiuderebbe il cerchio. Avremmo l’Italia a una dimensione. Quale sarebbe il controllo di garanzia da parte di un presidente della Repubblica di destra rispetto a un governo di destra? Il consociativismo la farebbe da padrone. Strada pericolosa, sulla quale, per certi aspetti, già si è incamminato Mattarella. Ormai la prassi è: prima convoca il sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri e poi, smussati gli angoli, approva ogni provvedimento del governo, compresa l’invenzione di decine di nuovi reati, addirittura quello di resistenza passiva (!?). Già lui è divenuto il “presidente firma tutto”, figuriamoci il prossimo.

Il sogno della destra, va da sé, non è detto che si realizzi. Meloni l’ha evocato con largo anticipo per prendere più piccioni con una fava. In primo luogo per galvanizzare il proprio elettorato, alzando la posta in gioco. E, poi, per rafforzare l’idea del “voto utile”, cercando in questo modo di tagliare l’erba sotto i piedi a Vannacci (quanto a riuscirci è da vedere, perché la “destra della destra” fomenta dinamiche revansciste, comunque esistenti in una parte della società). La sortita di Meloni mira anche a spingere avanti la legge elettorale super truffa, che sta incontrando difficoltà all’interno delle stesse forze di maggioranza. L’introduzione delle preferenze vede la contrarietà di Lega e Fi. Salvini e Tajani, poverini, c’è da capirli: se gli elettori possono scegliere, i loro parlamentari non è detto che rispondano ai capibastone come marionette.

In questa aggrovigliata partita spicca la debolezza ondivaga della “sinistra”. La cui prima scriteriatezza è quella di non proporre, in alternativa alla legge elettorale supertruffa, il proporzionale puro con preferenze, secondo quello che è l’abc della democrazia rappresentativa reale, vale a dire il principio “una testa, un voto”, anziché sbarramenti vari. La seconda è quella di non ingaggiare una battaglia seria contro la proposta iugulante della maggioranza, utilizzando lo strumento dell’ostruzionismo nel Parlamento e nel Paese, come giustamente fece il Pci a proposito della legge truffa democristiana. Una “opposizione” semplicemente parolaia, senza avanzare, appunto, una controproposta efficace, fa pensare che, sotto sotto, il centro sinistra ritenga che la proposta elettorale della maggioranza può rivelarglisi utile in caso di vittoria alle urne. Idea che viene rafforzata dall’ “arditezza” delle forze di opposizione, che ritengono “efficace” uscire dall’aula al momento del voto, lasciando così campo libero all’avversario. Pochezza che avrà conseguenze anche in caso di vittoria elettorale (da non dare mai per scontata).

C’è puzza di pantano, in Italia e in Europa. Dal quale non si uscirà, sperando nel rinsavimento delle attuali forze politiche. Per venirne fuori è necessario che riprendano vigore movimenti di massa, di giovani e non solo, nella società, pacifici e durevoli, che si battano per un nuovo ordine di diritti e doveri. D’accordo, oggi non ce ne sono le avvisaglie. Ma quante volte, nella storia, si sono verificate svolte improvvise?

N.B. Usa e Israele devono riconoscere lo Stato palestinese.

5 Luglio 2026

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