Le parole di Ritte inguaiano la premier

Aerei americani in basi italiane: come Rutte ha inguaiato Meloni, l’ira della sinistra

Fratoianni: “La premier è stata sbugiardata”. Il Pd “Deve chiarire immediatamente”. La difesa di Crosetto: “Concessi solo voli tecnici”

Esteri - di David Romoli

25 Giugno 2026 alle 07:00

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AP Photo/Omar Havana – Associate Press/ LaPresse
AP Photo/Omar Havana – Associate Press/ LaPresse

Rutte, il segretario generale della Nato, ha messo nei guai la premier. Che lo abbia fatto apposta, come pure qualche malfidato sospetta, è improbabile. Quasi certamente si è limitato a non calibrare le parole nell’ansia di dimostrarsi fedele, per non dire ossequioso, a Donald Trump. Ma il guaio c’è lo stesso e l’opposizione non potrebbe in nessun caso lasciar cadere la faccenda. Punta infatti l’indice. Denuncia, accusa, soprattutto chiede chiarezza in Parlamento. “Qui o Meloni mente o Rutte ha preso un colpo di sole”, affonda la lama Nicola Fratoianni. Il co-leader d Avs non nutre lo stesso dubbio: “La premier è stata sbugiardata”. L’offensiva più rumorosa però parte dai 5S: “Rutte ha platealmente smontato la narrazione di Meloni sul fatto che l’Italia non abbia sostenuto l’avventura bellica di Trump”. I 5S erano stati i primi a cogliere il lato per Giorgia positivo dell’aggressione trumpiana e dal primo minuto Conte ripete infatti che non c’è stata alcuna ribellione dell’Italia e che Meloni è semplicemente una vassalla richiamata all’ordine. La dichiarazione di Rutte sembra fatta apposta per confermare l’accusa.

Sul piano dell’immagine il danno è probabilmente già fatto. I 500 decolli indicati da Rutte rendono nella migliore delle ipotesi molto più incrinata l’immagine di una Meloni in stile craxiano, pronta cioè a dire di no anche al potente e iracondo presidente degli Usa. Ma ai problemi d’immagine si sommano quelli, molto più concreti e potenzialmente dannosi, di sospetti tanto gravi quanto la violazione della Costituzione e la menzogna di fronte al Parlamento. Il Pd, che tra tutte le forze del Campo Largo è quella che si mantiene più prudente, chiede al governo “immediato chiarimento”. Bonelli scende nel dettaglio, presenta un’interrogazione in Parlamento e chiede un elenco completo, con tanto di date, dei decolli americani dalle basi italiane. Il compito ingrato di fronteggiare la valanga avviata da Rutte spetta al ministro della Difesa. Crosetto non nasconde l’irritazione: “Sorprende che il Segretario della Nato, che nulla ha a che fare con l’operazione Epic Fury, faccia una ricostruzione che trasmette un messaggio totalmente fallace confondendo la tipologia dei voli autorizzati. Sarebbe bastato un approfondimento alla fonte per poter avere la reale rappresentazione di ciò che è avvenuto”. Quel che è avvenuto, per il ministro, è semplicemente quanto da lui già comunicato in Parlamento: “Il Governo ha fatto esattamente quanto dichiarato alle Camere: sono state autorizzate esclusivamente attività di natura tecnica e logistica, non cinetiche, nell’ambito delle procedure previste dagli accordi esistenti”. Crosetto, in un secondo comunicato, risponde anche direttamente al leader dei Verdi-Vs: “Le dichiarazioni dell’onorevole Angelo Bonelli si fondano su una ricostruzione priva di fondamento” . Quando gli Usa hanno chiesto un passo ulteriore, assicura la Difesa, l’Italia “non ha concesso l’autorizzazione. In effetti, se gli Usa avessero davvero avuto piena e totale agibilità nelle basi italiane non si spiegherebbero la furia di Trump, la rottura tra lui e Meloni, la rissa dei giorni scorsi.

La Nato dopo alcune ore chiarisce, senza sedare però le polemiche: “Il Segretario Generale ha sottolineato come gli Alleati, tra cui l’Italia, abbiano dato attuazione agli accordi bilaterali esistenti in materia di basi militari e sorvoli”. A spiegare l’arcano vale probabilmente l’ambiguità degli accordi che l’Italia giura di aver puntigliosamente rispettato e che del resto, certo a mezza bocca, segnalava nei giorni del conflitto lo stesso ministero della Difesa. Con una guerra in corso il confine tra missioni puramente logistiche o apertamente belliche è sottile ed evanescente. Il rifornimento di aerei impegnati nel conflitto, ad esempio, è puro supporto logistico o sostegno a una missione di guerra? Solo una totale chiusura delle basi metterebbe al riparo da ogni possibile ambiguità ma di quella non si è mai neppure parlato e non sarebbe stato neppure possibile parlarne in base ai trattati con gli Usa. Crosetto ha sempre ammesso che gli aerei americani utilizzavano le basi italiane, pur se sempre nei limiti posti dai trattati.

Il fattaccio, che non riguarda solo l’Italia dal momento che Rutte conta circa 5mila voli partiti da o passati per basi europee, è destinato a incidere sui già tesi rapporti tra l’amministrazione americana e il resto della Nato. Rutte è schierato senza alcun margine con Trump. Ieri a Berlino i leader di Francia, Germania, Italia, Polonia e Uk si sono visti proprio per coordinare una posizione comune nel confronto che si profila teso con Trump il prossimo 7 luglio ad Ankara. Oggi è in calendario ad Antibes l’incontro intergovernativo Francia-Italia, con due delegazioni di 9 ministri per ciascun Paese guidate da Macron e Meloni. Tra i punti in testa all’agenda figura la posizione comune nel braccio di ferro con Donald Trump. Che l’abbia fatto per semplice imperizia e superficialità o con il deliberato intento di forzare la mano ai paesi Nato “disobbedienti”, il segretario Rutte ha reso la situazione ancora più difficile.

25 Giugno 2026

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