Il Paese dei Cedri in fiamme
Bombe su Tiro, ennesima strage dell’IDF
I raid israeliani dopo l’ordine di sfollamento che per la prima volta ha incluso anche la zona cristiana: “Hezbollah opera lì”
Esteri - di Umberto De Giovannangeli
Libano in fiamme. Morti, distruzione, una moltitudine di disperati in fuga. È di almeno 9 morti e 28 feriti il bilancio delle vittime dell’attacco di Israele su una zona residenziale nella città di Tiro, nel sud del Libano. Lo riporta l’Agenzia nazionale di stampa libanese (Nna). La protezione civile e le squadre di ambulanza continuano le operazioni di ricerca e soccorso, rimuovendo le macerie per trovare i dispersi.
L’attacco è avvenuto poco dopo che l’esercito israeliano aveva emesso ordini di sfollamento per la città. Gli operatori della protezione civile stanno evacuando gli anziani mentre i residenti sono in fuga, ha riferito l’Agenzia di stampa nazionale. L’ordine di sfollamento includeva il quartiere cristiano della città, precedentemente escluso, ma l’esercito israeliano ha affermato che combattenti di Hezbollah operano in quella zona. Israele ha chiesto l’evacuazione della città di Tiro, inclusa la zona cristiana, e dei campi profughi e dei quartieri circostanti. Lo scrive su X il portavoce dell’Idf in lingua araba Avichay Adraee. “Alla luce della violazione da parte del partito terroristico Hezbollah dell’accordo di cessate il fuoco e del targeting del fronte interno israeliano, le Forze di Difesa sono costrette a operare contro di esso con forza. Le Forze di Difesa israeliane non intendono danneggiarvi”. L’indicazione dell’Idf è di spostarsi “a nord del fiume Zahrani”. “Per garantire la vostra sicurezza, vi invitiamo a evacuare immediatamente le vostre case secondo l’area indicata nella mappa e a spostarvi a nord del fiume Zahrani – scrive ancora il portavoce dell’esercito -. Ci rivolgiamo ai presenti nella città di Tiro, inclusi i residenti della zona cristiana e ai residenti dei campi profughi: Shabariha, Hammadiya, Jal al-Bahr, Zaqqut al-Mufdi, Al-Bass, Al-Maashuq, Burj al-Shamali, Nabatiya, Al-Hawsh, Rashidiya, Ain Baal”.
«Nelle ultime ore, in seguito a questa nuova minaccia di attacco da parte di Israele si è diffuso un senso di panico mentre le persone fuggivano dalla città». È quanto riferisce il reporter di Al Jazeera da Tiro. «Si sta verificando un esodo di persone dal quartiere cristiano della principale città del sud di Tiro – riporta – è la prima volta che sono costrette ad abbandonare le proprie case dall’inizio di questa ondata di violenza a marzo. Tutti i precedenti ordini di espulsione israeliani, due dei quali riguardavano specificamente l’intera città di Tiro, escludevano il quartiere cristiano. Ciò ha portato migliaia di persone a rifugiarsi in quel quartiere, vivendo nei parchi e tra i negozi. Lì c’è un porticciolo e le persone hanno allestito tende o vissuto nelle proprie auto». Il bilancio dei morti dal 2 marzo è salito a 3641, i feriti a 11.100, secondo l’ultima stima del ministero della Sanità libanese. Continuano intanto i movimenti di popolazione libanese, con oltre 448.000 persone che, secondo le segnalazioni, hanno attraversato il confine con la Siria dall’inizio del conflitto. Se Netanyahu lo ha sfidato lanciando missili contro l’Iran domenica? No, perché i missili erano «già in viaggio» quando ha parlato con il primo ministro israeliano. Così ha detto alla Bbc, secondo quanto riportato dall’emittente britannica, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Sempre riferendosi al premier israeliano, Trump ha detto: «Se gli dico di fare qualcosa, lui la fa». La telefonata con il tycoon, riporta ancora Bbc, è durata poco meno di un minuto.
Israele in guerra
Anche “diplomatica”. “Israele respinge con fermezza le vergognose misure adottate da governi stranieri contro cittadini israeliani, entità israeliane e un ministro del governo”. Lo si legge sull’account X del ministero degli Esteri israeliano in riferimento alle misure adottate da Francia, Regno Unito, Canada, Australia, Nuova Zelanda e Norvegia, nei confronti di coloni e al divieto di ingresso imposto al ministro delle Finanze Bezalel Smotrich. “La vera essenza di questi provvedimenti è il tentativo di imporre una posizione politica riguardo al diritto degli ebrei di vivere nella Terra d’Israele e in merito al conflitto israelo-palestinese, mascherandolo da misura contro la violenza”, scrive il ministero. La “Terra d’Israele” è la Cisgiordania occupata, dove quasi tre milioni di palestinesi vivono in un regime di ferreo apartheid.