Nessun accordo

Netanyahu fa muro, niente voto sulla tregua in Libano mediata dagli Usa: e l’IDF prosegue a mietere vittime

Il premier si rifiuta di mettere ai voti del governo l’ultima versione dell’intesa sul cessate il fuoco mediata dagli Usa. Ancora raid israeliani, 12 morti

Esteri - di Umberto De Giovannangeli

6 Giugno 2026 alle 12:00

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Marc Israel Sellem/Pool Photo via AP
Marc Israel Sellem/Pool Photo via AP

Quell’accordo non s’ha da fare. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu, durante una riunione di gabinetto con i ministri del governo, ha affermato che non metterà ai voti l’ultima versione dell’accordo di cessate il fuoco mediato dagli Usa con il Libano finché Hezbollah non ne avrà accettato i termini. Lo riporta Ynet. I ministri, criticando il fragile cessate il fuoco, hanno chiesto che venisse sottoposto al voto del governo. Netanyahu si è tuttavia rifiutato di indire una votazione, dichiarando ai ministri che «al momento non c’è alcun accordo» perché Hezbollah si è rifiutato di accettarne i termini. «Hezbollah si oppone, quindi non prenderò una decisione». Quanto allo Stato libanese, prova a riaffacciarsi sul terreno del monopolio della forza. Ma il problema è evidente: l’esercito libanese resta più debole di Hezbollah sia per armamenti sia per uomini – circa 75 mila soldati contro i 100 mila combattenti che Hezbollah rivendicava prima della guerra – e quindi può contenere, limitare ma non può imporre davvero un disarmo.

Il presidente libanese, Joseph Aoun, ha criticato l’ingerenza dell’Iran in Libano e il tentativo di Teheran di usare il Paese dei cedri nei negoziati con gli Stati Uniti. In un’intervista alla Cnn, Aoun ha dichiarato che il popolo libanese è «stanco» della guerra tra Israele e Hezbollah, la milizia paramilitare sostenuta dall’Iran. Rivolgendosi all’Iran, Aoun ha affermato: «Non state cercando di aiutarci. Il popolo libanese ne sta pagando il prezzo per il vostro tornaconto. I nostri interessi non coincidono con i vostri». Nell’intervista Aoun si è scagliato anche contro i pasdaran iraniani che hanno chiesto il ritiro di Israele dal Libano come parte dell’accordo di cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran. «Non è il vostro Paese, è il nostro Paese», ha detto. Per Aoun, i pasdaran «stanno usando il Libano come merce di scambio nei negoziati con gli Stati Uniti. È inaccettabile». Sulla stessa lunghezza d’onda dl Aoun è il primo ministro libanese Nawaf Salam che ha esortato l’Iran a smettere di trattare il suo Paese come merce di scambio nei negoziati con gli Stati Uniti. “Se posso rivolgere una parola all’Iran, è questa: abbiate pietà del nostro sud, smettete di trattare lui e il suo popolo come mera merce di scambio per migliorare i termini dei vostri negoziati” ha detto Salam in una conferenza stampa.

Cronaca di guerra

Raid aerei israeliani avvenuti nella notte scorsa sulla città di Tiro, nel sud del Libano, hanno causato almeno sette morti secondo quanto hanno riferito all’Afp fonti della Difesa civile. Secondo il ministero della Sanità di Beirut, sono 12 i morti in poche ore nei raid israeliani in Libano. Alle 7 vittime della notte a Tiro si aggiungono altri 5 morti: tre a Jwaya, uno a Kfardunin e uno a Burj Qalawiye, riferisce l’agenzia governativa Nna. Raid e bombardamenti che sono proseguiti per l’intera giornata di ieri. Hezbollah ha rivendicato tre attacchi contro posizioni militari israeliane nel Libano meridionale nell’arco di 24 ore. In dichiarazioni diffuse tramite Telegram, il gruppo ha riferito di un lancio di razzi contro soldati israeliani alla periferia di Wadi al-Hujayr, un’area a est della città costiera di Tiro, vicino al fiume Litani, alle 21 di giovedì sera. Successivamente, ha rivendicato due distinti bombardamenti di artiglieria contro assembramenti di veicoli e truppe israeliane alla periferia della città di Haddatha, situata a nord-est di Tiro, vicino al confine israeliano. Gli attacchi seguono i raid aerei e i bombardamenti israeliani nel Libano meridionale.

La guerra in Libano è diventata parte della campagna elettorale in Israele. A destra fanno a gara a chi è più duro. Ecco allora Itamar Ben-Gvir, ministro della Sicurezza nazionale, sparare contro il cessate il fuoco nel Paese del Cedri definendolo, su X, un “grave errore”. Secondo Ben -Gvir, “Hezbollah non farà altro che rafforzarsi e, invece di sconfiggerlo, Israele sta accettando la sua esistenza”. Per l’estimatore di Yigal Amir, il giovane zelota che assassino Yitzhak Rabin, il “lavoro va portato a termine”. Spianando il Libano, come fatto a Gaza.

6 Giugno 2026

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