L'avanzata israeliana

Libano come Gaza: Israele occupa e bombarda, milioni di disperati in fuga e migliaia di morti nell’invasione

Disperati in fuga dal Sud. Almeno 3200 libanesi sono stati uccisi e i bambini uccisi o feriti sono settantasette in solo una settimana

Esteri - di Umberto De Giovannangeli

2 Giugno 2026 alle 13:00

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AP Photo -Associated Press / LaPresse
AP Photo -Associated Press / LaPresse

Una moltitudine di disperati in fuga dal sud. Beirut bombardata. Israele taglia in due il Libano: l’esercito conquista il castello conteso di Beaufort e avanza di 25 chilometri oltre il fiume Litani per isolare Hezbollah. “Estendiamo la presa”, dice Netanyahu. “Non esiteremo ad agire in qualsiasi modo per aiutare il Libano e la resistenza libanese contro l’aggressione illegale e l’ingerenza del regime sionista”, ha fatto sapere il ministero degli Esteri iraniano Esmail Baghaei. Teheran ribadisce che violare la tregua in Libano vuol dire “violarla su tutti i fronti”.

«A seguito delle ripetute violazioni del cessate il fuoco in Libano da parte dell’organizzazione terroristica Hezbollah e degli attacchi contro le nostre città e i nostri cittadini, il primo ministro Benjamin Netanyahu e il ministro della Difesa Israel Katz hanno ordinato alle Forze di Difesa Israeliane (Idf) di attaccare obiettivi terroristici nel quartiere di Dahiya a Beirut». Lo ha comunicato il premier Benjamin Netanyahu in una nota congiunta insieme al ministro della Difesa Israel Katz. Israele in poco più di due mesi ha ucciso oltre 3.200 libanesi, intensificato gli attacchi sul territorio e bombardato Beirut e decine di villaggi e infrastrutture civili. Riproponendo, di fatto, lo schema di distruzione totale già usato a Gaza. «L’Idf esorta con forza tutti i residenti del quartiere di Dahyeh (nella zona meridionale di Beirut) a trasferirsi per la propria sicurezza. Se Hezbollah continuerà a lanciare attacchi contro le nostre città e comunità, l’esercito israeliano risponderà colpendo obiettivi terroristici a Dahyeh». Lo scrive sui social il portavoce in lingua araba dell’Idf sottolineando che «Israele non è in guerra con il popolo libanese, ma con l’organizzazione terroristica Hezbollah».

In poco più di 2 mesi Israele ha già ucciso oltre 3.200 persone in Libano. Le vittime israeliane sono 5. Gli sfollati libanesi oltre 3 milioni, secondo l’Onu. La bandiera israeliana che sventola sulle rovine della fortezza medievale di Beaufort, nel sud del Libano, è diventata l’immagine simbolo di una nuova e pericolosa fase del conflitto mediorientale. Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha annunciato il 31 maggio che l’esercito aveva conquistato la fortezza, nell’ambito delle sue operazioni contro Hezbollah. “Quarantaquattro anni dopo l’eroica battaglia di Beaufort, e in questo giorno di commemorazione dei soldati caduti durante la prima guerra del Libano (1982)”, i soldati “sono tornati sulla cima di Beaufort e vi hanno issato nuovamente la bandiera di Israele “, ha affermato il ministro sul suo canale Telegram. Questo evento ha spinto la Francia a rompere gli indugi, richiedendo con estrema urgenza una riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per fermare quella che appare come un’occupazione sempre più profonda del territorio libanese.

Mentre la diplomazia cerca faticosamente una via d’uscita, i dati che arrivano dal campo descrivono uno scenario apocalittico per la popolazione civile. Secondo quanto affermato dall’Unicef, in una sola settimana, la violenza ha colpito duramente i più piccoli: 77 bambini sono stati uccisi o feriti, con una media spaventosa di 11 vittime minorenni al giorno. “I bambini non dovrebbero pagare il prezzo di questo conflitto”, ha dichiarato l’agenzia Onu, chiedendo l’immediata cessazione delle ostilità. La missione di pace Unifil ha registrato mercoledì circa 670 movimenti di proiettili, il picco più alto dall’inizio della tregua di aprile.

La crisi ha innescato un esodo di massa. Negli ultimi due giorni, gli ordini di evacuazione emessi dall’esercito israeliano hanno costretto centinaia di migliaia di persone ad abbandonare le proprie case a sud del fiume Zahrani. Le conseguenze sono drammatiche: le città di Tiro e Sidone sono ormai al collasso, con i centri di accoglienza che non riescono più a ospitare nessuno. L’ufficio per gli affari umanitari ha definito “intollerabili” le condizioni in cui versano queste famiglie, costrette a fuggire senza garanzie di sicurezza o assistenza.

2 Giugno 2026

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