L'indagine dopo il caso Flotilla
Ben-Gvir irride le sue vittime: “Bugiardi e terroristi”
Insulti agli attivisti e all’Italia: “È diventato il Paese delle ciabatte”. Tajani furioso: “Parole che dimostrano il suo livello politico e morale”
Esteri - di Umberto De Giovannangeli
Il tono è quello che l’ha sempre contraddistinto: un mix di arroganza e di violenza verbale. Il tono di un ministro fascista: Itamar Ben-Gvir. Un duro botta e risposta si è consumato nelle ultime ore tra Italia e Israele. Al centro della vicenda, l’iscrizione nel registro degli indagati da parte della Procura di Roma del ministro della Sicurezza nazionale israeliano, Itamar Ben-Gvir, e la successiva, violentissima reazione social di quest’ultimo contro le istituzioni italiane.
Il fascicolo d’indagine, aperto a piazzale Clodio già da alcune settimane, riguarda i fatti legati al blitz israeliano contro la Flotilla, la spedizione di attivisti propalestinesi (tra cui figurano anche cittadini italiani). Le ipotesi di reato al vaglio dei magistrati capitolini sono pesantissime: tortura e sequestro di persona. In particolare, il ministro Ben-Gvir è finito sotto i riflettori della Procura per un episodio avvenuto lo scorso maggio nel porto di Ashdod. Secondo l’ipotesi accusatoria, l’esponente del governo Netanyahu avrebbe rivolto gravi parole di scherno nei confronti degli attivisti mentre questi si trovavano a terra, inginocchiati e con le mani legate dietro la schiena. A inchiodarlo è il video – postato orgogliosamente sui social da Ben-Gvir stesso – nel quale il ministro fascista schernisce e insulta gli attivisti sequestrati e costretti a forza in ginocchio. Quel video è un’autodenuncia che lo inchioda a responsabilità penali.
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La notizia dell’indagine italiana ha scatenato l’immediata e furiosa reazione del ministro della Sicurezza nazionale, che ha affidato a un post su X e ai media israeliani una replica al vetriolo: “Il Paese dello Stivale è diventato il Paese delle ciabatte. Israele non è un sacco da boxe per un branco di bugiardi sostenitori del terrorismo che fabbricano calunnie e menzogne contro i nostri combattenti”. Ben-Gvir ha poi rivendicato con forza la propria linea politica e l’operato delle forze di sicurezza israeliane. La risposta del governo italiano stavolta non si è fatta attendere ed è arrivata per bocca del ministro degli Esteri, Antonio Tajani, durante un’audizione alle Commissioni riunite Esteri e Difesa di Camera e Senato, alla quale ha preso parte anche il ministro della Difesa Guido Crosetto. Il titolare della Farnesina ha usato toni netti e insolitamente duri per stigmatizzare l’uscita del collega israeliano: “Sono parole inaccettabili che rispediamo al mittente, non sono degne di un ministro. L’Italia è un Paese amico di Israele che ha sempre difeso la libertà e la democrazia e respingiamo al mittente qualsiasi offesa o tentativo di denigrare”. Per poi aggiungere: “Dopo gli inaccettabili atti compiuti ai danni degli attivisti della Global Sumud Flotilla, ho chiesto all’Alto Rappresentante Kallas di portare al Consiglio Affari Esteri una proposta di sanzioni nei confronti del ministro Ben-Gvir, responsabile politico di quel grave episodio» e «molti Paesi hanno accolto con favore la nostra proposta, a partire dalla Francia e ad esempio il ministro degli Esteri olandese che ho incontrato ieri (lunedì,ndr)”, ha sottolineato Tajani – “Vedremo nei prossimi giorni se sarà possibile raggiungere un consenso in Europa, ma desidero rassicurare quest’Aula sul fatto che continueremo ad insistere verso questo obiettivo. Siamo pronti a valutare, con i partner europei, anche misure sui prodotti provenienti dagli insediamenti illegali: siamo in attesa delle proposte della Commissione Europea». L’affondo poi sui profili social del ministro: “Le parole di Ben -Gvir dimostrano il livello politico e morale di questo signore”.
Dice a l’Unità Riccardo Noury, portavoce di Amnesty Italia: “L’iscrizione nel registro delle persone indagate, da parte della procura di Roma, del ministro della Sicurezza nazionale Ben-Gvir è un segnale importante della volontà di scalfire l’impunità delle autorità israeliane per violazioni dei diritti umani che colpiscono, va ricordato, quotidianamente le persone palestinesi. A prescindere dallo sviluppo di questa indagine, è fondamentale che gli organi di giustizia dei singoli Stati accompagnino gli sforzi della giustizia internazionale, utilizzando il principio della giurisdizione universale o altri strumenti a loro disposizione per chiamare a rispondere sospetti responsabili di crimini di diritto internazionale. Va comunque ricordato che Ben-Gvir non è una ‘pecora nera o una ‘mela marcia’. Esprime e applica le politiche del governo di coalizione col primo ministro Netanyahu”. “Siamo soddisfatti dell’iscrizione nel registro degli indagati del ministro della Sicurezza nazionale israeliano Itamar Ben-Gvir. È sacrosanto che ci sia un’indagine a suo carico per quel video, per quel comportamento nei confronti degli attivisti, ma non dobbiamo dimenticare che Ben-Gvir è un ministro del governo Netanyahu, è espressione di un sistema sionista di quel governo”, gli fa eco Maria Elena Delia, portavoce italiana della Global Sumud Flotilla.