Italia, Germania, Francia e Gb si svegliano

Israele alla sbarra, dopo Ben Gvir l’Europa si sveglia: i big Ue contro l’espansione illegale delle colonie in Cisgiordania

Global Sumud Flotilla: almeno 15 casi di violenza sessuale ai danni degli attivisti trattenuti dalle forze israeliane. Via alle audizioni degli italiani a bordo delle navi, le testimonianze saranno acquisite dai magistrati di piazzale Clodio.

Esteri - di Umberto De Giovannangeli

23 Maggio 2026 alle 12:00

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Israele alla sbarra, dopo Ben Gvir l’Europa si sveglia: i big Ue contro l’espansione illegale delle colonie in Cisgiordania

Israele, i gironi infernali dei sequestrati della Flotilla. Picchiati, umiliati, derisi e anche stuprati. C’è anche un italiano tra i circa 50 attivisti della Flotilla che sono stati ricoverati a Istanbul per lesioni riportate durante il periodo di detenzione in Israele. A confermarlo Maria Elena Delia, portavoce italiana della Global Sumud Flotilla. “Ci è stato riferito che molti attivisti hanno riportato gravi lesioni e c’è chi è sotto choc. Riguardo all’italiano – spiega la portavoce – stiamo cercando di avere notizie sulle condizioni di salute”.

Intanto sono iniziate ieri mattina le audizioni degli italiani che erano bordo delle imbarcazioni della Global Sumud Flotilla rientrati giovedì in Italia. Tra i primi ad essere ascoltati è stato il deputato del M5S Dario Carotenuto. Tutte le testimonianze degli attivisti, detenuti e poi espulsi da Israele, verranno acquisite dai magistrati di piazzale Clodio che stanno valutando, oltre all’ipotesi di sequestro, anche quella di tortura e violenza sessuale. Tutte ipotesi in fase di analisi da parte dei Pm capitolini insieme al procuratore capo. Agli atti dai Pm della procura di Roma verrà acquisito anche il video del ministro della Sicurezza nazionale israeliano Itamar Ben-Gvir, diffuso sui propri canali social e girato nel porto di Ashdod, dove si vedono gli attivisti della Global Sumud Flotilla, derisi, in ginocchio con le mani ammanettate dietro alla schiena. Posizione che potrebbe essere anch’essa oggetto di valutazione se dovesse essere accertata la presenza di cittadini italiani.

All’attenzione della procura di Roma c’è già un esposto presentato dal team legale della Flotilla che verrà integrato nei prossimi giorni. A piazzale Clodio altri fascicoli sono già aperti sulle precedenti missioni della Flotilla. L’ultimo era stato avviato dopo gli esposti arrivati in seguito all’abbordaggio delle autorità israeliane contro le imbarcazioni partite il 26 aprile dalla Sicilia e fermate la notte del 29 aprile in acque internazionali vicino all’isola di Creta. Un altro procedimento era stato aperto dopo che lo scorso ottobre attivisti e parlamentari italiani che si trovavano a bordo delle navi della Global Sumud Flotilla erano stati fermati in prossimità della costa di Gaza dalle forze israeliane e poi rimpatriati. E i pm Stefano Opilio e Lucia Lotti in quell’inchiesta procedono per i reati di tortura, rapina, sequestro di persona e danneggiamento con pericolo di naufragio. In quest’ambito i magistrati nelle scorse settimane hanno chiesto di inoltrare una rogatoria a Israele. La Global Sumud Flotilla ha denunciato ieri “almeno 15 casi di violenza sessuale, inclusi stupri”, tra gli oltre 400 attivisti trattenuti dalle forze israeliane, oltre a persone “colpite da proiettili di gomma a distanza ravvicinata” e a “decine di casi di persone con ossa rotte”. “Mentre l’attenzione del mondo è puntata sulla sofferenza dei nostri partecipanti, non possiamo sottolineare abbastanza che questo è solo un piccolo esempio della brutalità che Israele infligge quotidianamente agli ostaggi palestinesi”, ha scritto la Flotilla sui propri account social, invitando a rafforzare “le pressioni necessarie a porre fine a questa violenza coloniale” perché “le dichiarazioni di condanna non bastano”.

“Ci sono arrivati tanti messaggi di solidarietà dai gazawi” e “rifaremmo tutto. Non può arrivare il messaggio ai palestinesi che hanno manifestato per noi che siccome siamo stati oggetto di tortura allora lasciamo. A Gaza, in questo momento, c’è una resistenza che è semplicemente rimanere a Gaza”, noi “stiamo relativamente bene, nel senso che non abbiamo fratture o altro, i segni psicologici vedremo ma non ci hanno piegato. Ancora non ci siamo fatti vedere da un medico ma sicuramente ci andremo, e anche dall’avvocato”. Così Dario Salvetti e Antonella Bundu, attivisti fiorentini della Flotilla appena rientrati da Israele. “Dal momento del sequestro abbiamo perso qualsiasi contratto con il mondo – hanno aggiunto -, siamo scesi dall’aereo ieri poco prima di mezzanotte e siamo rientrati a casa alle 5 del mattino. Non abbiamo avuto contatti con nessuno, e questo vale anche per il governo e le istituzioni”. Adesso, hanno sottolineato, “c’è bisogno che i riflettori si spostino da noi, alla parte legale, e a far partire una campagna di boicottaggio, sociale e economica, complessiva e diffusa” verso Israele, “in cui ognuno possa fare la propria parte, dal non acquistare farmaci di provenienza israeliana come semplici cittadini, e come imprese rinunciare alle commesse israeliane. Fare come è stato fatto con il Sudafrica ai tempi dell’apartheid, fino a che le istituzioni agiscano per rompere ogni rapporto con Israele”. Per Salvetti e Bundui “dobbiamo dare a queste persone la sensazione di totale anormalità, anche solo per scoprire se da quella parte è rimasto un briciolo di umanità. Se vogliamo farli uscire da questa distopia dobbiamo fargli capire il livello di gravità in ogni modo perché stanno compiendo un genocidio. Il silenzio non è più accettabile, neanche da parte loro”. “Ad Ashdod – racconta Bundu – con noi c’era anche una ragazza che soffre di epilessia. Le hanno sbattuto due volte la testa per terra”. “Nel porto di Ashdod era stato allestito un vero e proprio campo di concentramento, fatto di container e filo spinato” le fa eco Vittorio Sergi, del coordinamento Marche per la Palestina, tra gli ultimi ad atterrare all’aeroporto di Istanbul. “Venivamo picchiati ogni volta che alzavamo la testa o che provavamo a sederci” aggiunge.

Se prima eravamo tornati umiliati ma sostanzialmente integri, stavolta torniamo letteralmente con le ossa rotte”, è invece il commento di Luca Poggi. “Mi hanno buttato a terra, riempito di botte in quattro, mi mettevano fascette sulle mani stringendole e poi le staccavano via tirandole. Ma ancora, cercavano di farmi uscire la spalla, oppure mi prendevano per i capelli e mi alzavano su tipo trofeo”, sono invece le descrizioni di Marco Montenovi, 43enne di Ancona. “Il video diffuso dal ministro della Sicurezza israeliano Itamar Ben-Gvir, che lo mostra insieme all’Idf umiliare davanti alle telecamere gli attivisti della Flotilla detenuti, trasmette il messaggio che gli abusi non solo sono tollerati, ma persino celebrati dal governo dello Stato ebraico”. Lo dichiara in una nota Sarah Sanbar, ricercatrice ad interim su Israele e Palestina per Human Rights Watch. “I palestinesi detenuti nelle carceri israeliane descrivono da tempo il tipo di umiliazioni e abusi che Ben-Gvir ha sfacciatamente mostrato nel suo video”, afferma Sanbar, ricordando che “queste flotille esistono perché Israele rifiuta di porre fine al suo blocco illegale di Gaza, causando sofferenze estreme e carenze di cibo e medicine”. Hrw chiede di “interrompere il trasferimento di armi e far rispettare le ordinanze della Corte Internazionale di Giustizia sull’accesso umanitario”.

Qualcosa comincia a muoversi anche nella diplomazia europea. «La violenza dei coloni ha raggiunto livelli senza precedenti». In Cisgiordania le pratiche del governo israeliano sono «illegali», e stanno «minando» la prospettiva di due Stati. È uno dei passaggi più duri di una dichiarazione, promossa anche dall’Italia, e che è stata firmata e rilasciata dal governo italiano, e da quelli di Gran Bretagna, Francia e Germania, contro il governo di Israele. Nella lettera vengono denunciate le pratiche illegali dei coloni in Cisgiordania, viene invitato il governo israeliano a far rispettare la legge e a perseguire gli abusi dei soldati israeliani, vengono messe in guardia le aziende che partecipano all’espansione illegale delle colonie in territorio palestinese, viene invitato ulteriormente il governo di Tel Aviv a rispettare la custodia dei Luoghi Santi a Gerusalemme. Di seguito il testo integrale di una presa di posizione forte, netta come mai in passato: “Negli ultimi mesi, la situazione in Cisgiordania è peggiorata significativamente. La violenza dei coloni ha raggiunto livelli senza precedenti. Le politiche e le pratiche del governo israeliano, inclusa un’ulteriore consolidazione del controllo israeliano, stanno minando la stabilità e le prospettive di una soluzione a due Stati. Il diritto internazionale è chiaro: gli insediamenti israeliani in Cisgiordania sono illegali. I progetti di costruzione nell’area E1 non farebbero eccezione. Lo sviluppo dell’insediamento E1 dividerebbe la Cisgiordania in due e rappresenterebbe una grave violazione del diritto internazionale”.

La lettera di Roma, Londra, Berlino e Parigi – altro punto qualificante – contiene anche una sorta di altolà alle aziende che partecipano a pratiche di espansione immobiliare illegale nei territori della Cisgiordania. Ecco come continua la lettera. «Le imprese non dovrebbero partecipare a gare d’appalto per E1 o altri sviluppi di insediamenti. Dovrebbero essere consapevoli delle conseguenze legali e reputazionali derivanti dalla partecipazione alla costruzione di insediamenti, incluso il rischio di essere coinvolte in gravi violazioni del diritto internazionale». «Invitiamo il Governo di Israele a porre fine all’espansione degli insediamenti e dei poteri amministrativi, a garantire responsabilità per la violenza dei coloni e a indagare sulle accuse contro le forze israeliane, a rispettare la custodia hashemita dei Luoghi Santi di Gerusalemme e gli accordi storici sullo status quo, e a revocare le restrizioni finanziarie sull’Autorità Palestinese e sull’economia palestinese. Ci opponiamo fermamente a coloro, inclusi membri del governo israeliano, che sostengono l’annessione e lo sfollamento forzato della popolazione palestinese. Ribadiamo il nostro fermo impegno per una pace globale, giusta e duratura basata su una soluzione negoziata a due Stati, in conformità con le pertinenti risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, in cui due Stati democratici, Israele e Palestina, vivano fianco a fianco in pace e sicurezza entro confini sicuri».

L’Israele governata dai Netanyahu, Ben-Gvir, Smotrich, Regev, Katz, Sa’ar e via elencando non è più “l’unica democrazia del Medio Oriente” e il suo non è “l’esercito più morale al mondo”. L’Israele dei fascisti che lo governano assomiglia sempre più a uno Stato torturatore, che in Cisgiordania ha instaurato un feroce regime di apartheid. Anche l’Europa se n’è accorta. Non denunciarlo, con la forza della presa di posizione dei 4 Paesi, equivale a complicità.

23 Maggio 2026

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