Si conclude la tornata amministrativa
Ai ballottaggi finisce in parità: i test Arezzo e Vigevano, ad Agrigento storico trionfo della sinistra
6 capoluoghi al voto, 3 a destra e 3 a sinistra. Nella città siciliana la sinistra non aveva mai vinto. Ad Arezzo il condizionamento centrista non c’è stato
Politica - di David Romoli
Secondo turno per la tornata di elezioni amministrative. In ballo 35 città, 6 capoluoghi di provincia e 148 comuni in Sardegna. Il primo turno, si sa, aveva registrato una sconfitta politica e simbolica più che numerica per il centrosinistra, – che comunque aveva vinto in 37 comuni sopra il 15 mila abitanti contro le 25 vittorie del centrodestra – per via dell’imprevista sconfitta a Venezia, dove il Campo largo era certo di avere la vittoria in tasca, e per le dimensioni agerate della pur prevista sconfitta a Reggio Calabria.
Nei ballottaggi di ieri non c’era niente che potesse rovesciare il verdetto e neppure però renderlo più pesante per la coalizione di Elly Schlein. Le città più importanti avevano chiuso la partita già al primo turno. L’affluenza in picchiata, 52% dunque 8 punti in meno rispetto a due settimane fa, rendeva comunque il test meno significativo. I risultati di ieri, del resto, registrano una parità nei capoluoghi di provincia: i poli si aggiudicano ciascuno tre dei sei capoluoghi di provincia. Lecco, Arezzo e Macerata alla destra, Agrigento, Trani e Chieti al Campo Largo. Nel conto complessivo, tra primo e secondo turno, il centrosinistra conquista 10 capoluoghi e il centrodestra sei. Di fatto gli occhi erano puntati soprattutto su una delle principali città in ballo, Arezzo, e su una di dimensioni molto più ridotte, Vigevano, per motivi diversi dalla sfida diretta. Ad Arezzo, comune toscano già governato dalla destra, il centrosinistra, con Vincenzo Ceccarelli, si era fermato al 32,4%, molto al di sotto del rivale Marcello Comanducci, con il 43,8%. Qui però il candidato centrista sostenuto anche da Azione, Donati, aveva incassato il 20,5%, risultato record per i centristi che lo aveva reso ago della bilancia. Donati nel secondo turno non si è apparentato, ha lasciato libertà di voto.
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Si trattava dunque di un test, sia pure molto locale e circoscritto, sull’orientamento dell’elettorato centrista in caso di scontro diretto. E’ finita con la vittoria di Comanducci con una decina di punti percentuali di scarto. L’affluenza in calo e l’equa distribuzione dei voti in sospeso, una decina e passa di punti percentuali in più per ciascuno non testimoniano a favore del richiamo del voto utile, che nelle prossime elezioni sarà importante. Azione sarà in campo: nel progetto di nuova legge elettorale la soglia di sbarramento è stata tenuta bassa, al 3%, proprio per evitare la fuga dei potenziali elettori di Calenda di fronte a un voto probabilmente inutile. Se si deve dar credito al test della città toscana, il richiamo del testa a testa per aggiudicarsi il premio di maggioranza non basterà a convincere gli elettori centristi e di Azione. Risultato opposto a Vigevano, città piccola ma sotto i riflettori perché qui Furio Suvilla, il candidato sostenuto da Futuro nazionale, la formazione in ascesa di Roberto Vannacci, aveva fatto il pieno con il 14% dei voti. Al primo turno il candidato di Fi, ma non di Lega e FdI, Paolo Previde Massara era in testa con il 27%, tallonato da Rosella Buratti con il 25%. Vannacci aveva chiesto apertamente di boicottare il candidato forzista che ha vinto con oltre il 57% dei voti. Sembrerebbe un risultato confortante per le speranze della premier, che conta sul voto utile per conquistare il premio come strumento per svuotare i consensi del generale. Non è però detto che sia così. A Vigevano infatti anche FdI e Lega presentavano un proprio candidato, Riccardo Ghia, che si era piazzato terzo a ridosso dei primi due. Quei voti sono certamente andati al vincitore. Non è affatto detto che sia così anche per gli elettori del generale, che potrebbero rivelarsi determinanti alle politiche.
Tra gli altri capoluoghi l’unico dove si è registrato un certo testa a testa è Lecco, con amministrazione uscente di centrosinistra. Il leghista Filippo Boscagli ha battuto il sindaco uscente Mauro Gattinoni per un soffio, con il 51%. Galiano, centrosinistra, ce l’ha fatta a Trani così come il sindaco uscente sempre di centrosinistra Giovanni Legnini, ex vicepresidente del Csm, confermato a Chieti. Vittoria facile per la destra a Macerata, dove il sindaco Sandro Porcaroli è stato confermato con il 54,3% dei voti. Schiacciante la vittoria di Michele Sodano ad Agrigento, con il 72,3%. Sodano, ex M5S, fa parte del movimento regionale Controcorrente, fondato da Ismaele La Vardera, che governa anche a Bronte, ed era sostenuto da Pd e M5S. La sua vittoria è un fatto storico e non si tratta della solita esagerazione: ad Agrigento avevano sempre vinto esponenti prima della Dc e poi dei partiti eredi della Dc come Udeur e Udc. La Dc prima e il centrodestra poi hanno sempre governato con la sola eccezione della vittoria di Zambuto nel 2007. Ma pur essendo appoggiato dal Pd, si trattava di un esponente dell’Udeur. Insomma la sinistra qui vince per la prima volta nella storia della Repubblica. Per il conto finale della Sardegna, dato l’elevato numero di piccoli comuni oltre che di città importanti come Cagliari e Sassari, bisognerà attendere i dati definitivi e anche quello è un test importante. In Sardegna governa Alessandra Todde, M5S ma del tutto interna al centrosinistra. L’esito del voto nell’isola potrebbe siglare un successo pieno del centrosinistra. Il primo dato, quello dell’affluenza è in controtendenza rispetto al resto d’Italia: qui gli elettori hanno superato il 60%.