Gli scenari
Iran e Libano, la partita doppia di Trump e Netanyahu: accordo di pace con Teheran fermo, l’IDF avanza a nord
Colloqui di pace fermi al palo, con l’attesa risposta di Donald Trump all’accordo presentato dall’Iran che è rimaste nel cassetto, mentre il focus militare si sposta dal Golfo Persico al Libano.
È nel “Paese dei cedri” che si segnala l’escalation più violenta del conflitto: qui Israele, grande alleato Usa nell’area e che il 28 febbraio scorso aveva partecipato ai raid contro la Repubblica Islamica, sta avanzando fortemente in Libano, occupando parti di territorio sempre più a nord.
Dal valore estremamente simbolico è la conquista del forte di Beaufort, una fortificazione costruita dai Crociati nel dodicesimo secolo e già occupato in passato dalle truppe israeliane nel 1982 durante la seconda invasione del libano. Dall’area e dal forte Beaufort l’esercito di Israele si ritirò nel 2000, fino alla giornata di domenica. L’IDF ha oltrepassato il fiume Litani, confine di fatto della “zona cuscinetto” che aveva continuato a occupare dopo il fragile cessate il fuoco firmato col Libano, e occupato il forte Beaufort issando anche una bandiera dello stato ebraico.
Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha definito la sua occupazione una “svolta decisiva” per l’esercito mentre la Francia, da tempo in rotta col governo israeliano, ha convocato una riunione d’emergenza del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.
L’offensiva di Israele non si ferma al sud del Libano. Netanyahu, parlando di “ripetute violazioni del cessate il fuoco in Libano da parte dell’organizzazione terroristica Hezbollah e degli attacchi contro le nostre città e i nostri cittadini”, ha ordinato assieme al ministro della Difesa Israel Katz di “attaccare obiettivi terroristici nel quartiere di Dahiya a Beirut”, il sud della capitale libanese da mesi obiettivo dell’IDF.
Questione libanese che è strettamente legata all’Iran, principale sponsor politico-militare di Hezbollah. Non sorprende dunque se Esmail Baghaei, portavoce del ministero degli Esteri iraniano, ha sottolineato ancora una volta che Teheran “non esiterà ad agire in qualsiasi modo per aiutare il Libano e la resistenza libanese contro l’aggressione illegale e l’ingerenza del regime sionista”.
Sull sfondo il ping-pong e il rimpallo di responsabilità sull’asse Washington-Teheran. Trump intende infatti alzare la posta, con la Casa Bianca che vuole modificare i termini dell’accordo con la Repubblica Islamica per porre fine alla guerra, in particolare sul programma nucleare iraniano e sulle modalità di riapertura dello stretto di Hormuz al traffico marittimo.