Negoziati in alto mare

Iran-Stati Uniti, i negoziati tornano in alto mare dopo i raid israeliani in Libano: a godere è solo Netanyahu

Trump punta i piedi e chiede modifiche alla bozza di accordo. Teheran risponde che non si può trattare se Israele non ferma l’attacco al Libano

Esteri - di Umberto De Giovannangeli

2 Giugno 2026 alle 09:00

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AP Photo/Rod Lamkey, Jr.
AP Photo/Rod Lamkey, Jr.

Donald Trump punta ancora i piedi e decide di chiedere modifiche «piuttosto significative» alla bozza di memorandum in discussione con l’Iran, dando il via al terzo ciclo di correzioni della proposta Usa. I mediatori, a partire dal Pakistan dove l’Alta Rappresentante Ue Kaja Kallas si recherà lunedì per l’ottavo Dialogo strategico bilaterale, spingono sulla discussione degli aspetti da definire, mentre la bozza revisionata nella riunione della Situation Room convocata venerdì alla Casa Bianca è stata recapitata a Teheran in vista della relativa approvazione, attraverso un passaggio che richiederà non meno di tre giorni. Intanto l’esercito degli Stati Uniti afferma di aver bombardato nella notte siti radar e centri di controllo dei droni in Iran dopo che Teheran aveva abbattuto nel fine settimana un drone americano MQ-1 Predator. Rappresaglia delle Guardie Rivoluzionarie con lancio di missili contro la base in Kuwait da cui era partito l’attacco Usa.

Il barometro dei negoziati torna a segnare burrasca. Secondo i media Iraniani Teheran avrebbe detto di aver deciso di sospendere i negoziati con gli Stati Uniti fino a quando Israele non rinuncerà alla sua operazione in Libano. Tel Aviv ha intensificato i bombardamenti e le operazioni militari, anche di terra, sul territorio libanese, parlando di minaccia crescente di Hezbollah (alleato dell’Iran). Lo ha riferito l’agenzia iraniana Tasnim. «Le forze armate iraniane e tutti i rami del Fronte della Resistenza sono determinate a reagire ai crimini sionisti», si legge. «I negoziatori iraniani hanno sottolineato la necessità di fermare immediatamente le operazioni aggressive e brutali dell’esercito del regime sionista a Gaza e in Libano, nonché la necessità di un ritiro completo del regime dai territori occupati in Libano», ha spiegato ancora Tasnim. «Finché le posizioni dell’Iran e della resistenza non saranno soddisfatte su questi punti, non ci saranno negoziati», ha ribadito. Sempre Tasnim ha riferito che l’Iran intende chiudere completamente lo stretto di Hormuz e punta a bloccare anche Bab el-Mandeb, sul Mar Rosso. Dopo l’offensiva israeliana in Libano, Teheran “ha messo in agenda la determinazione a bloccare completamente lo stretto di Hormuz e ad attivare altri fronti, tra cui quello dello stretto di Bab el-Mandeb, al fine di punire i sionisti e i loro sostenitori”, ha assicurato l’agenzia vicina ai pasdaran.

Il presidente del Parlamento iraniano e capo negoziatore Mohammad Bagher Qalibaf ha duramente condannato gli Stati Uniti per la violazione del cessate il fuoco, definendo le recenti azioni americane come una chiara prova di mancato rispetto dell’accordo. In un messaggio pubblicato ieri su X, Qalibaf ha scritto: «Il blocco navale e l’escalation dei crimini di guerra in Libano da parte del regime sionista costituiscono una prova evidente della mancata adesione degli Stati Uniti al cessate-il-fuoco». Almeno venti siti militari utilizzati dagli Usa sono stati danneggiati in attacchi condotti dall’Iran da quando è iniziato l’attuale conflitto con i primi raid di Israele e Stati Uniti lo scorso 28 febbraio: è quanto riporta la Bbc in base a immagini satellitari e video verificati, sottolineando, così come fatto anche da altri media in precedenza, che l’estensione delle azioni di Teheran sarebbe quindi stata «maggiore di quanto riconosciuto pubblicamente». A essere danneggiati, riferisce l’emittente britannica, sono stati in particolare sistemi di difesa aerea, aerei da rifornimento e radar. Tra le attrezzature di valore colpite figurano, ad esempio, tre sistemi antimissile balistico presso le basi aeree di Al Ruwais e Al Sader negli Emirati Arabi Uniti e presso la base aerea Muwaffaq Salti in Giordania.

In circa tre mesi, l’Iran ha dunque preso di mira strutture chiave per gli Usa (sia basi controllate direttamente sia siti utilizzati in condivisione con forze armate di altri Stati in otto Paesi della regione mediorientale e del Golfo (Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Kuwait, Iraq, Giordania, Bahrein e Oman). I negoziati tornano in alto mare. A festeggiare è l’uomo che più di ogni altro sta facendo di tutto per sabotarli: Benjamin Netanyahu, primo ministro d’Israele.

2 Giugno 2026

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