Il Congresso contro la guerra

Donald Trump contro tutti: “Democratici stupidi, repubblicani traditori”

Quattro del suo partito decisivi per raggiungere la maggioranza sulla mozione pacifista. Intanto in Libano la tensione alle stelle. Hezbollah respinge i negoziati: “Prima via l’esercito d’Israele”

Esteri - di Umberto De Giovannangeli

5 Giugno 2026 alle 14:30

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AP Photo/Alex Brandon – Associate Press/ LaPresse
AP Photo/Alex Brandon – Associate Press/ LaPresse

Potrà porre il veto. Ma la mazzata politica è di quelle che lasciano il segno. La Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato mercoledì una risoluzione che ordina il ritiro delle truppe americane dalla guerra in Iran, un duro colpo politico per il presidente Donald Trump, che ha dato inizio al conflitto a febbraio. La risoluzione approvata mercoledì dalla Camera per limitare i poteri di guerra del presidente sull’Iran è passata grazie a quattro repubblicani: Thomas Massie (Kentucky), Brian Fitzpatrick (Pennsylvania), Tom Barrett (Michigan) e Warren Davidson (Ohio). Un gruppo eterogeneo che unisce libertari, moderati e conservatori «America First», ma che condivide l’idea che spetti al Congresso, e non alla Casa Bianca, decidere se gli Stati Uniti debbano continuare la guerra contro Teheran.

Il loro voto non appare un caso isolato. Negli ultimi giorni una piccola pattuglia di deputati conservatori ha preso le distanze dalla Casa Bianca anche su altri temi di politica estera, dal sostegno all’Ucraina ai finanziamenti per la sicurezza nazionale, segnalando le prime crepe nel controllo esercitato da Trump sul partito. La risoluzione, è in gran parte simbolica, poiché il presidente può porre il veto sul provvedimento se il provvedimento dovesse ottenere l’approvazione del Senato. Ma è un simbolo dalla fortissima significanza politica. Che si palesa dalla stessa reazione del tycoon. «Con un voto senza significato, ieri (mercoledì, ndr) la Camera ha votato, quattro cattivi repubblicani e tutti i democratici, per limitare i miei poteri di guerra, proprio nel mezzo dei miei negoziati finali per mettere fine alla guerra con l’Iran». È quanto scrive Donald Trump su Truth Social, scrivendo `dumocrats´ invece di `democrats´, giocando con il termine `dum´, stupido. «Chi farebbe una cosa così poco patriotica? Sanno a che punto stanno i negoziati, i democratici sono spinti dalla Trump Derangement Syndrome – continua il presidente riferendosi alla sindrome di pazzia che imputa a tutti i suoi avversari – preferirebbero vedere il Paese fallire invece di darmi un’altra delle mie tante vittorie. Per i quattro repubblicani, è tutta un’altra storia – conclude – sono in cerca di attenzione, dovrebbero vergognarsi».

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Il Medio Oriente è in guerra. E uno dei fronti più caldi è quello libanese. Un peacekeeper della missione delle Nazioni Unite in Libano (Unifil) è morto a causa delle gravi ferite riportate quando alcuni colpi di mortaio hanno colpito la sua postazione nei pressi di Marjayoun, nel Libano sud-orientale. Lo ha confermato la stessa Unifil in una nota a poche ore dall’annuncio di un accordo tra Libano e Israele sul cessate il fuoco. Altri due Caschi Blu sono rimasti feriti nell’attacco e sono attualmente ricoverati presso una struttura medica all’interno della base della missione, ha proseguito l’Unifil, secondo cui il militare deceduto era stato trasferito d’urgenza in elicottero in un ospedale di Beirut dopo l’incidente, avvenuto nella tarda serata di mercoledì ma è morto per le ferite riportate. Il militare deceduto è di nazionalità serba. Il premier spagnolo Pedro Sánchez. ha espresso in un messaggio su X “la condanna più assoluta” degli attacchi alla base spagnola Miguel de Cervantes in Libano, in cui è morto un casco Blu serbo e altri due spagnoli sono rimasti feriti. “Ieri notte, il conflitto in Libano ha provocato quattro attacchi di mortaio alla base spagnola Miguel de Cervantes, un casco blu serbo è morto e due spagnoli feriti”, scrive Sanchez. “La nostra condanna più assoluta della violenza e tutto il nostro sostegno a coloro che si giocano la vita per difendere la pace sotto la bandiera delle Nazioni Unite”, aggiunge il presidente del governo spagnolo. “Auspichiamo che tutte le parti osservino integralmente il cessate il fuoco annunciato ieri e che abbiano fine le ostilità. La pace è l’unico futuro”, ha sottolineato Sánchez.

Anche il ministro degli esteri iberico, José Manuel Albares, in una dichiarazione ai media ha condannato l’attacco ed espresso sostegno, solidarietà e riconoscimento “ai nostri soldati sotto la bandiera delle Nazioni Unite”, che stanno realizzando “un lavoro indispensabile per il mantenimento della pace, l’integrità territoriale e la sovranità del Libano e della regione”. Albares ha reclamato un’inchiesta sugli attacchi. “Questi fatti devono essere indagati fino alle ultime conseguenze” e i responsabili sottoposti alla giustizia internazionale, ha concluso nel messaggio. Una dura condanna per l’attacco è venuta anche da Francia e Italia, gli altri Paesi europei più impegnati ed esposti nella missione Unifil. Un futuro che appare più che incerto. Hezbollah ha respinto il cessate il fuoco tra Libano e Israele, mediato dagli Stati Uniti. In una dichiarazione, ripresa da Sky News uk, il Partito di Dio libanese, legato a doppio filo all’Iran, afferma di aver “informato ufficialmente il presidente libanese Joseph Aoun del proprio rifiuto dell’accordo, insistendo sul fatto che qualsiasi accordo accettabile debba iniziare con il ritiro completo di Israele da tutto il territorio libanese”. Hezbollah aggiunge inoltre di considerare “il ritorno degli sfollati, gli sforzi di ricostruzione e il rilascio dei prigionieri libanesi” come “condizioni essenziali per qualsiasi futuro accordo”. Le forze di difesa israeliane rimarranno nelle aree già conquistate nel Libano meridionale, compresa la strategica cresta di Beaufort, mentre le operazioni per smantellare le infrastrutture di Hezbollah proseguiranno.

Lo dice un alto funzionario israeliano secondo quanto riporta Ynet. Il funzionario ha definito il cessate il fuoco in Libano che si sta delineando, come un percorso diplomatico condizionato piuttosto che come la fine della campagna militare israeliana e ha aggiunto che l’iniziativa, sostenuta dagli Stati Uniti, mira a spingere il Libano ad affrontare direttamente Hezbollah, con l’esercito libanese che dovrebbe schierarsi in settori designati e rimuovere il gruppo terroristico dal territorio a sud del fiume Litani. Se Hezbollah si rifiutasse, ha sostenuto il funzionario, Israele otterrebbe maggiore legittimità per continuare ad agire militarmente. Il presidente libanese Joseph Aoun ha dichiarato che il cessate il fuoco tra Libano e Israele «potrebbe essere attuato entro 24 ore dalla sua approvazione definitiva, dal momento in cui tutte le parti si accordano». Aoun ha commentato in questi termini l’annuncio del presidente statunitense Donald Trump in merito all’attuazione del cessate il fuoco raggiunto tra il Libano e Israele. «Attendiamo risposte da tutte le parti coinvolte, nonché garanzie di impegno per l’attuazione del cessate il fuoco», ha affermato il presidente libanese, sottolineando che sono «gli Stati Uniti che determineranno la data e le modalità di attuazione». «Abbiamo proposto che la `zona pilota´, nella sua fase iniziale, includa le aree di Zaoutar el-Gharbiye’ e Zaoutar el-Charkiyè, nonché il Castello di Beaufort», tutte situate nel distretto di Nabatiyè, sulla sponda settentrionale del fiume Litani, ha precisato Aoun. «I negoziati di ieri (mercoledì, a Washington) sono stati molto difficili e (dopo una pausa) sono ripresi grazie all’intervento del segretario di Stato americano Marco Rubio», ha indicato il presidente libanese. La risposta del Partito di Dio sciita non si fa attendere. L’accordo di Washington tra Libano e Israele è «una capitolazione e una sconfitta»: lo afferma il leader di Hezbollah Naim Qassem invitando il Libano a «porre fine alla farsa e all’umiliazione dei negoziati» con Israele.

“Questa dichiarazione è una tabella di marcia per l’annientamento di una parte del popolo libanese e la sottomissione del resto – ha aggiunto – porre la questione della sicurezza sotto lo slogan di un falso cessate il fuoco, interpretato come un obbligo per Hezbollah di cessare gli spari e per i combattenti della resistenza di lasciare il sud, mentre l’aggressione continua sotto pressione militare, significa resa, sconfitta e realizzazione degli obiettivi del nemico”. Hezbollah, ha rimarcato Qassem, punta “a mettere fine in modo completo all’aggressione, a raggiungere un cessate il fuoco e ad assicurare il ritiro di Israele”. Per questo, “il cessate il fuoco deve essere completo” e “fino a quanto ci sarà occupazione, la resistenza proseguirà”. E proseguirà con il sostegno di Teheran. Il capo delle forze Quds, ramo per le operazioni estere delle Guardie della Rivoluzione Islamica iraniane, ha dichiarato che Israele deve ritirarsi dalle attuali linee del fronte in Libano, dove sta combattendo contro Hezbollah, alleato di Teheran. «Sostenere la resistenza in Libano è un dovere per tutti noi, e allontanare Israele dalla regione è un obiettivo raggiungibile per i musulmani», ha affermato Esmail Qaani in un messaggio pubblicato su una piattaforma social nazionale. «La richiesta minima della resistenza è il ritiro del regime usurpatore (Israele) e il suo ritorno alla posizione che occupava prima dell’inizio della guerra durata 40 giorni». È stato coordinato con l’Iran il rifiuto, da parte di Hezbollah, dell’accordo sul cessate il fuoco in Libano raggiunto a Washington tra la delegazione israeliana e quella libanese. Lo scrive Haaretz citando una propria fonte libanese vicina al governo di Beirut.

Almeno sei morti e otto feriti. È il bilancio degli attacchi condotti dall’Idf in Libano nelle ultime ore. Secondo il quotidiano libanese L’Orient-Le Jour, i raid israeliani hanno colpito sette volte il comune di Sohmor, nella valle della Bekaa occidentale, uccidendo cinque persone e ferendone altre quattro. Presa di mira nella stessa zona del Paese anche la diga di Qaraoun, una delle più importanti del Libano, dove è stato colpito un altro civile, e la periferia di Lebbaya, con due feriti. Gli attacchi dell’Idf hanno preso di mira anche la zona a sud di Beirut. A Tiro una persona è rimasta vittima di un’offensiva condotta con droni, mentre un’altra è rimasta ferita. Colpite dagli attacchi israeliani anche le città di Nabatieh e Bint Jbeil. Un bilancio di morti e feriti destinato a crescere. Il Libano non ha pace. E non l’ha neanche Gaza, dove sofferenza, distruzione e morte continuano a segnare la quotidianità di una popolazione martoriata. Il bilancio delle vittime dei quattro raid aerei israeliani che hanno colpito complessi residenziali di Gaza City durante la notte scorsa è salito a nove, tra cui quattro bambini, secondo quanto riportato da Al Jazeera Arabic. Gli aerei da guerra israeliani, sottolinea la testata araba, hanno effettuato i raid senza alcun preavviso alla popolazione civile. Le operazioni di ricerca e soccorso continuano nei luoghi degli attacchi. Quattro raid aerei israeliani simultanei hanno colpito la città, dove i vigili del fuoco hanno lottato per domare gli incendi divampati. Diverse persone sono rimaste ferite, tra cui donne e bambini, alcune delle quali versano in condizioni critiche.

5 Giugno 2026

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