Testimonianze dall’inferno del Paese dei Cedri
Libano come Gaza: i crimini di Israele tra morte, distruzione e occupazione sistematica
2.253 morti e 9.840 feriti dal 2 marzo. Famiglie cancellate, infrastrutture demolite, scuole e case ridotte in macerie. E un’occupazione brutale e sistematica di parti sempre più ampie di territorio che è chiaramente parte di una strategia di annessione
Esteri - di Umberto De Giovannangeli
Il Libano come Gaza. Testimonianze dall’inferno del Paese dei Cedri. Il dottor Mohammed Ziara, chirurgo palestinese specializzato in ustioni, ha affermato che l’esercito israeliano sta devastando il Paese proprio come ha fatto con i territori della Striscia. «Stanno distruggendo ospedali, città, sfollando l’intera popolazione, è semplicemente un crimine di guerra», ha detto ad Associated Press il medico che ora lavora in un ospedale di Sidone con l’organizzazione no profit britannica Interburns. «Ho vissuto tutto questo a Gaza. Sono stato assediato all’ospedale Shifa. La mia famiglia è andata a sud, ho perso anche mio fratello. Capisco la situazione in Libano. La sento profondamente», ha aggiunto Ziara.
Le immagini che arrivano da Beirut ricordano scenari già visti nella Striscia: palazzi sventrati, bambini estratti dalle macerie, ospedali al collasso, ambulanze prese di mira durante i soccorsi. Medici Senza Frontiere ha denunciato che gli ospedali del sud del Libano lavorano in “condizioni estreme”, mentre perfino squadre della Croce Rossa libanese sarebbero finite sotto il fuoco israeliano durante operazioni di recupero dei feriti. Un medico racconta di aver assistito perlopiù persone rimaste schiacciate sotto le macerie. “Persone con fratture alla spina dorsale, a braccia e gambe o traumi a livello addominale: lesioni classiche quando ci sono bombardamenti”. “Urlare è diventato il mio unico sfogo. Dentro di me sento una pressione enorme, paura e rabbia, come se una mano mi stesse strangolando. Cerco di restare forte.” Con queste parole Khadija, una donna libanese, racconta agli operatori di Medici senza Frontiere cosa significa vivere oggi sotto la violenza che sta costringendo migliaia di famiglie ad abbandonare le proprie case. Il governo israeliano giustifica l’offensiva come risposta alle attività di Hezbollah e agli attacchi provenienti dal confine nord. Ma il bilancio umano racconta un’altra storia: famiglie cancellate, infrastrutture distrutte, scuole e abitazioni trasformate in cumuli di cemento. Il bilancio quotidiano pubblicato ieri dal ministero della Salute libanese è salito a 2.253 e 9.840 feriti dal 2 marzo. “In Libano, come a Gaza, civili innocenti continuano ad essere uccisi ogni giorno, mentre il costo stimato per la ricostruzione e la riparazione dei danni causati dal conflitto a partire dal 2023 ha già giù superato i 14 miliardi di dollari, senza contare l’impatto dell’ultima escalation – sottolinea Paolo Pezzati, portavoce per le crisi umanitarie di Oxfam Italia - facendosi scudo del diritto all’autodifesa e di un’accondiscendente complicità internazionale, Israele continua a commettere ogni tipo di violazione del diritto internazionale umanitario e degli accordi di tregua, privando la popolazione delle proprie case, dei servizi essenziali e dei mezzi di sussistenza”.
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Rimarca il nuovo report di Oxfam The Gaza Playbook: “Dopo il confinamento di centinaia di migliaia di civili nelle cosiddette ‘aree sicure’ a Gaza, l’ultima offensiva israeliana in Libano ha infatti causato lo sfollamento del 20% della popolazione, con l’occupazione di circa il 15% dell’intero territorio libanese. Come accaduto nella Striscia a Rafah, Khan Younis, Abasan e Jabalya, anche in Libano si assiste alla distruzione di intere città e villaggi. Nel corso del conflitto del 2024, Israele aveva già distrutto 37 villaggi, la maggior parte dei quali all’interno della zona cuscinetto di tre chilometri che ha creato in territorio libanese. Dalle immagini satellitari si evince che questa strategia deliberata di distruzione e sradicamento di intere comunità, sta continuando quasi quotidianamente con demolizioni su larga scala, come nell’antico villaggio di Deir Sarya. Agli sfollati è negato il diritto di tornare nelle decine di città incluse nella zona cuscinetto, nonostante il cosiddetto cessate il fuoco sia in vigore da oltre un mese. Quest’occupazione brutale e sistematica di parti sempre più ampie di territorio libanese si sta chiaramente rivelando come parte di una strategia di annessione. Un modello operativo già messo a punto a Gaza attraverso la definizione della cosiddetta ‘Linea gialla’, una linea di demarcazione delle aree sotto diretto controllo israeliano. Un confine arbitrario, spostato progressivamente nel tempo, che oggi ingloba il 64% della Striscia e impedisce a centinaia di migliaia di palestinesi di tornare alle proprie case, o a ciò che ne resta. Uno schema che si sta replicando anche in Libano. Durante l’ultima escalation, caratterizzata da bombardamenti su ponti e infrastrutture stradali, questa linea è stata inizialmente tracciata lungo il fiume Litani, con l’obiettivo di separare il sud dal resto del Paese. Dopo il cessate il fuoco, tuttavia, è stata istituita un’ulteriore zona cuscinetto che ha esteso ancora di più il perimetro di ingerenza. 110 località restano soggette a ordini di sfollamento forzato da parte di Israele, tra cui 55 tra città e villaggi ricadono al di sotto della nuova linea di demarcazione israeliana”.
Soldati israeliani nel Libano meridionale hanno saccheggiato case e negozi e distrutto villaggi con la complicità dei loro ufficiali superiori. Cinque soldati di diverse unità hanno descritto una cultura sul campo di battaglia simile a quella di un “esercito vichingo”, dove la disciplina ha ceduto il passo al degrado morale e a un clima di anarchia, secondo quanto riportato da Haaretz. “Per la maggior parte dell’alto comando, questo non aveva importanza. I soldati saccheggiavano anche quando il comandante di brigata veniva in visita, e lui chiudeva un occhio”, ha testimoniato un ufficiale in uniforme. Le testimonianze rivelano una pratica sistematica in cui i soldati, dopo aver sgomberato le case da qualsiasi potenziale “presenza della resistenza”, iniziavano a cercare oggetti di valore da razziare. Gli esperti legali sottolineano che tale comportamento costituisce una violazione dell’articolo 33 della Quarta Convenzione di Ginevra, che vieta severamente il saccheggio nei conflitti armati. Gli ultimi attacchi israeliani nel sud del Libano hanno causato 31 morti e 40 feriti. È quanto affermato, con un comunicato, il ministero della Salute libanese, riferendo che, tra le vittime, ci sarebbero almeno 4 bambini e 3 donne: 14 persone – ha precisato il ministero – sono state uccise a Burj al-Shamali, vicino a Tiro. Quanto a Trump, il tycoon ha posto una sola condizione al suo sodale israeliano: non toccare Beirut, per non far saltare i colloqui con l’Iran. Tutto il resto può andare avanti. Avanti nella guerra di conquista.