Gli scenari
Una legge elettorale su misura della destra, così lo Stabilicum avvantaggia Meloni e soci: le simulazioni del voto
Politica - di David Romoli
L’opposizione si prepara contro la proposta di legge elettorale della destra. Il più rumoroso è Bonelli, Avs ala verde: “Così Meloni mette il bavaglio ai cittadini e tenta di manipolare le prossime elezioni”. Ma il Pd è altrettanto drastico e a mitragliare lo Stabilicum sono in molti, dal presidente Bonaccini che vede “Meloni come Trump” a Orlando e Parrini, che si scagliano contro “la truffa” e il “Parlamento dei nominati” sino a Boccia che tuona contro “un premio inaccettabile: vogliono solo comandare”. Solo Renzi è più cauto, anche perché la legge somiglia come una sorella quasi gemella al suo Italicum, peccato che “non abbiano auto il coraggio di mettere le preferenze”.
Un po’ è il clima prereferendario, che certo non invita ad abbassare, i toni tanto più che tutti a sinistra sono convinti che la premier abbia forzato i tempi proprio per oscurare il risultato di un referendum che ora teme di perdere. Ma molto è anche la comprensibile rabbia per una cambio di regole che avrebbero secondo tutte le previsioni garantito al Campo Largo non la vittoria ma il pareggio, grazie ai collegi uninominali che sono stati invece cancellati.
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La proiezione allestita sui due piedi da Youtrend sulla base della media degli ultimi sondaggi parla chiaro e per quanto approssimative siano cifre basate su sondaggi a oltre un anno dal voto la tendenza è evidente. Col Rosatellum, oggi, il centrosinistra otterrebbe tra i 189 e i 198 deputati e tra i 91 e i 99 senatori. Con la nuova legge precipiterebbe a 147 seggi alla Camera e 76 al Senato. In compenso la destra passerebbe da 181-191 a 227 eletti a Montecitorio e da 93-99 a 113 a palazzo Madama. La frustrazione è inevitabile ma il cambio delle regole era di fatto già certo e non coglie affatto di sorpresa il Campo Largo. La destra può infatti impugnare, e certo non manca di farlo, un argomento difficilmente discutibile: una legge che promette di non incoronare alcun vincitore e di aprire così la strada a manovre di ogni tipo è difficilmente difendibile. Non c’è quindi da stupirsi se il coro della destra è unanime: “Con la legge attuale non ci sarebbero né maggioranza né stabilità”. Qualcuno nella maggioranza rischia di perdere parecchi seggi, in particolare la Lega ma Salvini giura di non avere problemi: “Se garantisce la stabilità mi va benissimo”. Calenda chiede di far scattare il premio solo dopo aver raggiunto il 50% più uno dei voti. Tutti gli altri si limitano a bollarlo come sproporzionato e tale da permettere forse al vincitore di eleggere da solo i vertici istituzionali. In realtà gli estensori hanno messo prudentemente le mani avanti temendo la bocciatura della Consulta. Il premio di 70 deputati e 35 senatori equivale più o meno al 17,5% delle due assemblee: uno sproposito. Quindi è stata aggiunta la clausola per cui comunque nessuno potrà superare grazie al premio il 55% in nessuna delle due camere. Oltre al premio il punto più bersagliato dalle critiche è l’assenza delle preferenze. In questo modo i leader di partito e la leader della coalizione in particolare si sceglierebbero gli eletti a piacimento. In realtà FdI aveva tentato di inserire le preferenze ma senza riuscire a superare il muro di FI e soprattutto Lega. Donzelli annuncia però la decisione di riprovarci in Parlamento con un emendamento e anche Noi moderati e Udc faranno lo stesso. La partita delle preferenze non è dunque ancora chiusa e le tensioni che Salvini nega ma che invece ci sono eccome potrebbero esplodere proprio su quel fronte delicatissimo. Soprattutto se, una volta celebrato il referendum l’opposizione rinuncerà al muro contro muro provando invece a modifi care una legge che comunque non può che andare a svantaggio dell’opposizione.
Lo Stabilicum, comunque, crea problemi a entrambe le coalizioni. A destra c’è il no della Lega alle preferenze ma anche il caso Vannacci. Con la soglia tenuta bassa, al 3%, per favorire le liste di Calenda in funzione di disturbo contro la sinistra il generale può puntare a entrare in Parlamento a vele quasi spiegate. Dunque converrebbe provare a farlo entrare in coalizione ma per la Lega sarebbe la più sgradita delle concorrenze. Dall’altra parte della barricata il problema è più grosso. Lo slittamento della indicazione del nome del candidato dalla scheda al programma depotenzia il progetto della premier di introdurre di fatto il premierato praticando l’obiettivo. In compenso non cambia di una virgola i guai del Campo Largo: bisognerà scegliere un candidato e sarà come maneggiare nitroglicerina.