I continui attacchi al Pontefice
L’origine proibizionista dell’anti-papismo trumpiano
C’è continuità dell’atteggiamento del tycoon con la tradizione antipapista protestante americana, nella quale giocò un ruolo il consumo di alcol...
Esteri - di Paolo Nencini
Le reiterate dichiarazioni polemiche del Presidente Trump verso Leone XIV, il primo papa americano della storia, hanno suscitato grande stupore non essendo facile comprendere il senso di una operazione a prima vista controproducente tenuto conto che nelle ultime elezioni l’attuale presidente ha largamente beneficiato del voto cattolico.
Qui non si vuole entrare nella selva di interpretazioni basate sulle immediate contingenze politiche nelle quali si sta dipanando la polemica, si vuole piuttosto cogliere gli elementi di continuità dell’atteggiamento di Trump con la tradizione antipapista protestante americana, all’interno della quale un ruolo non secondario di polemica fu svolto dal consumo di bevande alcoliche. Utilissimo a questo proposito è riprendere in mano un libro pubblicato dieci anni fa da una storica di Harvard, Lisa McGirr (The War on Alcohol: Prohibition and the Rise of the American State, New York: WW Norton and Company, 2016), con un occhio alle foto che mostrano l’affollarsi di predicatori protestanti attorno al presidente nello studio ovale della Casa Bianca. Nel descrivere il processo di elaborazione del Proibizionismo e della sua successiva applicazione, sovente feroce, l’Autrice nota il ruolo svolto dalla faglia religiosa che ha contrapposto i bianchi evangelici anglosassoni alle comunità di immigrati cattolici al punto che i primi definivano sprezzantemente come papisti i politici che difendevano gli interessi di quelle comunità. Una accusa elettoralmente molto efficace particolarmente nelle zone rurali e tra gli elettori di confessione metodista e battista. Ovviamente non erano in ballo convincimenti teologici non negoziabili, ma una etichetta che permetteva di discriminare l’élite anglosassone e la classe media bianca, custodi del bene pubblico e della moralità, insomma i MAGA del tempo, dagli invasori stranieri appartenenti a razze sottosviluppate che congestionavano le grandi città e che avrebbero preteso di governarle avendo i saloon come loro dimore.
Nella misura in cui il consumo di alcolici era tollerato dalla Chiesa Cattolica, il Proibizionismo non poté che amplificare questa contrapposizione riassunta nello slogan “Rum, Romanism, and Rebellion” che indicava l’obiettivo di sradicare il percepito ribellismo degli immigrati cattolici alimentato dall’alcol. Vasto programma la cui attuazione trovò resistenze così ostinate da dover chiamare in causa un esercito di vigilanti volontari che in numerosi stati altri non erano che membri del Ku Klu Klan, vero e proprio esercito al servizio del nazionalismo anglosassone dei bianchi protestanti. Per costoro la Chiesa cattolica rappresentava l’Anticristo e l’opera di intimidazione e di violenza esercitata dai membri del Klan non si esercitò solo verso gli immigrati cattolici ma anche verso il clero e i luoghi di culto. L’Autrice notava come le difficoltà nell’attuazione del Proibizionismo abbiano spinto ad un progressivo imporsi del potere federale a discapito di quello statale e locale e in quest’ottica si potrebbe individuare una continuità tra la violenza xenofoba del KKK di un secolo fa e quella attuale, guidata a livello federale, dall’Immigration and Customs Enforcement (ICE). Certo, i cattolici non sono più bersaglio del nazionalismo protestante nella misura in cui molti di essi sono entrati a far parte delle classi medio-alte ed esprimono posizioni conservatrici, ma lo sono rimasti gli immigranti, anche se non più associati al traffico degli alcolici ma a quello delle droghe. Bersaglio del presidente Trump non sono dunque i cattolici in quanto tali o le loro gerarchie religiose ma piuttosto l’affermazione del principio evangelico dell’inclusione che l’attuale Papa, al pari del precedente, professa con fermezza.
Sappiamo come è andata a finire un secolo fa. Dopo poco più di un decennio di disastri, l’unico emendamento costituzionale, il XVIII, introdotto non per aumentare le libertà dei cittadini, ma per ridurli, come scrive l’Autrice, fu anche l’unico nella storia degli Stati Uniti ad essere stato abrogato. Ciò non fu dovuto solo alla palese incompatibilità del Proibizionismo con il modo di vivere della grande maggioranza degli americani, avendovi contribuito in larga misura la presa di coscienza politica delle vaste masse che erano state colpite in maniera discriminatoria dal Proibizionismo. Gli afro-americani dichiararono che era stato ampiamente saldato il loro debito con Lincoln e abbandonarono il Partito repubblicano, mentre gli immigrati cattolici e non delle grandi città industriali fecero cambiare pelle al Partito democratico, che da orrendo miscuglio di darwinismo sociale e difesa degli interessi del sud agricolo e razzista divenne il partito del New Deal. E ora come andrà a finire?