L'intervista a Don Gianni Citro

Meeting del Mare, la 30esima edizione a Marina di Camerota: “Ha trasformato una terra spopolata in luogo d’incontro, i giovani hanno perso fiducia nel futuro”

Alla Baia di Lentiscelle, da sabato 30 maggio a lunedì 1 giugno, torna uno degli eventi più freschi e longevi al Sud. "Manteniamo lo spirito dei giovani, ma la Chiesa rischia di diventare solo un grosso ente museale per loro". I concerti, i laboratori, le mostre, il tema: domani

Cultura - di Antonio Lamorte

22 Maggio 2026 alle 17:10

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Quanti ragazzi, giovani e meno giovani ma soprattutto giovani, quanti paesani e quanti cittadini, cilentani o stranieri, quanti single e quante coppie, famiglie e comitive, emigranti e turisti che sono passati in trent’anni da quella prima edizione del 1997: poco più di una festa di paese in quello che però già si chiamava Meeting del Mare alla Baia di Lentiscelle a Marina di Camerota che torna quest’anno da sabato 30 maggio a lunedì 1 giugno, ideato oggi come allora da don Gianni Citro, che a Camerota è nato e cresciuto e a Camerota fa il parroco. “Mi sono subito legato a tanti progetti e non è stato facile scardinarmi, staccarmi dal territorio. Se ti leghi ai progetti che hai costruito che porti avanti, andare via potrebbe significare anche farli morire”, spiega in questa intervista a L’Unità.

E quanta musica che è passata, quanti artisti, cantanti mainstream e alternativi, appena usciti da Sanremo o debuttati, dilettanti allo sbaraglio o musicisti iper specializzati. “Siamo cinque sei persone che curiamo le scelte artistiche. La musica la seguo con piacere, con interesse, perché è espressione di tante cose. Seguendo la musica si capisce anche un po’ il mondo”. Quest’anno, alla 30esima edizione, ci saranno tra gli altri i concerti di Giorgio Poi e Tutti Fenomeni, Ele A e Le-One, Tara e Okgiorgio, oltre 60 eventi tra concerti al via alle 18:00 performance artistiche, incontri, workshop e aftershow, la mostra fotografica Il Pianista di Yarmouk a cura di Antonio Nigro, le installazioni Prospettiva Interrotta di Gentile, Domani era ieri di Cikila, Via d’uscita di Cristian Rizzuti.

Perché oltre a essere parroco e animatore del Meeting, don Gianni Citro ha fondato nel 2017 la fondazione Meeting del Mare C.R.E.A. che promuove arte ed eventi culturali anche in giro per l’Italia. Quando Franco Battiato – la lista di chi al Meeting è passato a suonare è lunghissima e incredibile per un Comune di neanche settemila abitanti – seppe che il Festival è a ingresso gratuito quasi si commosse. È promosso con il sostegno del Ministero della Cultura, della Regione Campania, del Comune di Camerota, della Camera di Commercio di Salerno e del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni. Se non ha messo sulla cartina la sua piccola e graziosa porzione di mondo, il Meeting del Mare sicuramente l’ha fatta viaggiare, resa meno anonima e spopolata, offerto una possibilità di incontro e condivisione.

Quest’anno il tema è: Domani. Perché? 

Credo che sia molto urgente ritrovare la categoria del futuro. La visione, il sogno: sono stati sempre il motore dell’esistenza, delle fatiche, delle grandi imprese, dei sacrifici. Ho percepito che il domani, come grande motore del presente, come motivatore, stesse un po’ svanendo. Come se non ci fosse più molta attesa e molta fiducia nel domani, come se il domani fosse un po’ svanito dagli orizzonti dei giovani del nostro tempo: c’è una dittatura del presente che ci governa e che governa i più giovani.

Percepisce più ansia nei confronti del futuro nelle giovani generazioni?

Sì, io vivo molto a contatto con i giovani, è in assoluto la fonte di ispirazione di tutte le scelte del Meeting del Mare. Sia nella forma che nel contenuto. Se il Meeting riesce ad essere dopo trent’anni uno dei festival più giovani d’Italia è perché proviene dall’anima dei giovani, da un contatto vivo con loro.

Com’è nata questa storia, com’è nata questa idea?

Il Meeting è nato esattamente a un anno dalla mia ordinazione sacerdotale: quando sono stato fatto prete c’è stata una grande festa in paese. Io sono di Marina di Camerota e a Marina di Camerota faccio il parroco. E l’anno dopo la mia ordinazione i ragazzi erano un po’ malinconici: eravamo su una panchina sulla banchina e ricordavano quanto era stato bello l’evento con il palco e la musica l’anno prima. E allora ho detto: ma facciamolo lo stesso, qual è il problema? L’idea era semplice: rifare qualcosa che ci aveva fatto stare bene. Di quel gruppo c’è ancora Cristian Del Gaudio, che allora era un adolescente e oggi è il direttore di produzione, un pilastro portante del Meeting.

Perché l’avete chiamato così?

Ci voleva il mare, perché lo facciamo sul mare. Doveva restituire l’idea dell’incontro, dell’amicizia tra popoli. La tematica dei migranti era attuale, gli albanesi sbarcavano sulle coste pugliesi. E così è stato: il mare come una grande strada che fa incontrare le persone. Il sottotitolo era: le idee per strada e il mare.

E come ricorda quella prima edizione?

Molto bella, cantai anche io. Diciamo che cominciò come una piccola festa di paese ma già invitammo tutti i gruppi musicali emergenti dei paesi nei dintorni. È qualcosa che continuiamo a fare, anche se attraverso una call nazionale. Arrivano dal Piemonte alla Sicilia. È irrinunciabile per me questo aspetto: ogni anno accogliamo, ospitiamo e facciamo suonare 60 progetti musicali da tutta Italia, selezionati tra più di 500.

Don Gianni Citro Meeting del Mare
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Quali sono stati gli ostacoli o le problematiche negli anni?

Ricordo che gli ostacoli sono sempre sfide, prima di tutto. Sicuramente negli ultimi anni le tematiche autorizzative si sono molto complicate. Una volta era molto semplice organizzare un evento: ora stiamo tre quattro mesi appresso alle normative inerenti alla sicurezza. Ogni anno si complica: sembra non finire mai, fai una cosa e ne manca un’altra. Sono normative anche giuste, perché sono a tutela dei lavoratori, però possono minare alle fondamenta il clima di incontro, di amicizia, di festa. Questo è un po’ il limite. Per quanto riguarda la questione più artistica, credo che in Italia ci sia una scena musicale molto bella, che noi cerchiamo sempre di intercettare, ma le tendenze musicali sono cambiate e il mercato è drogato.

In che senso?

Ci sono artisti che se li inviti a un evento gratuito è come se li invitassi in mezzo alla monnezza. 20 anni fa era un onore per un artista suonare un evento gratuito. Franco Battiato si è commosso quando ha saputo che il Meeting era gratuito, lo stesso i Subsonica. Oggi soprattutto artisti della scena trap quando subodorano che l’evento è gratuito prendono le distanze

Perché?

Ritengono forse che gli eventi gratuiti siano – diciamo così – un po’ da sfigati. È questione di status ma c’è anche un tema di marketing: a volte sono artisti che fanno tour con 25 date a pagamento, una gratis gli porterebbe squilibrio. A volte siamo stati costretti a fare eventi a pagamento per andare incontro ai management.

Quali artisti ricorda con più affetto?

Sicuramente Franco Battiato e Caparezza, per la profondità e lo spessore umano oltre che artistico. Sono stati al Meeting del Mare due volte.

Le istituzioni sono sempre state collaborative?

A Camerota sempre molto collaborative. A livello provinciale e regionale c’è stata una parentesi in cui ci voltarono le spalle: con l’avvento del centrodestra l’evento fu tacciato di essere sinistroide. Me lo dissero proprio in faccia. Non è mai stato un evento politico, se poi magari si parla di accoglienza di migranti ed è un tema che è più a cuore alla sinistra non è colpa mia.

Ravvisa un’incoerenza da parte di chi fa politica e si dichiara cristiano cattolico ma viene meno su queste tematiche umanitarie?

Hai voglia, ma io non solo la individuo, la denuncio pure perché non si può fare moralismo religioso e poi essere così contraddittori a livello sociale.

Come venne presa questa iniziativa nell’ambiente ecclesiastico?

Il vescovo della nostra diocesi (Teggiano-Policastro, ndr), Antonio De Luca, partecipa sempre. Ci tiene moltissimo, ogni anno sale sul palco la prima serata del festival e saluta il pubblico. È sempre molto contento di venire. Sicuramente in generale i preti sono stati un po’ più diffidenti anni fa, ma adesso non più. Spesso la Chiesa capisce le cose in ritardo.

Qual è il sentimento delle giovani generazioni verso la Chiesa?

Personalmente credo ci sia bene poco da conquistare o riconquistare, perché oggi i ragazzi sono assolutamente indifferenti rispetto ai grandi ideali e ai grandi valori, soprattutto quelli dello spirito. Credo che il massimo che la Chiesa possa e debba fare oggi è creare con il mondo dei più giovani un rapporto di simpatia, per non rimanere fuori dal terreno di gioco. Simpatia nel senso più genuino della parola, etimologico, il sentire con e il soffrire, il patire con, Siumpatos. Il rischio è quello di non essere più riconosciuta come una realtà di questo mondo. Sono apocalittico su questo. 30, 40 anni fa certe cose ancora si facevano per tradizione, per usanza, questi ragazzi non se ne importano più. La chiesa rischia davvero di rimanere un grosso ente museale.

È anche questo un risultato di una società sempre più individualista?

Oggi i ragazzi sono molto più materialisti, sono molto concentrati sul presente. Non c’è grande visione d’insieme, non c’è visione della comunità. Non so quanti ragazzi oggi veramente si sentono parte di una comunità. I nativi digitali sono cittadini del mondo e spesso di un mondo virtuale. Le chiese sono vuote di giovani e non mi sembra che da parte loro ci sia più interesse per le grandi questioni etiche e spirituali

A Camerota non si sono avvicinati alla chiesa tramite il Meeting?

No, ma non è il mio scopo. Secondo me tra l’altro non è giusto cercare le persone come se si cercassero clienti, utenti. Soprattutto in questo caso le incontro sul terreno della loro vita e della loro umanità, anche se è distante da me. Questa esperienza sicuramente mi ha messo in connessione, grazie al Meeting ho un portone spalancato verso le giovani generazioni. È un dono ineguagliabile.

 


Si percepisce un “prete di frontiera”, come spesso vengono definiti in situazioni complicate?

Non vivo in un posto di frontiera, come le periferie delle grandi città alle quali siamo abituati a pensare. Ma questo posto è una periferia delle periferie, perché abbiamo il grande problema dello spopolamento. Il paese nell’entroterra è spopolato, hanno chiuso le scuole. Marina di Camerota ancora regge per tante logiche ma in 30 anni i paesi dell’entroterra sono cambiati moltissimo. E questa è una tematica di frontiera. Il Meeting è una maniera per trasformare un posto del genere in un luogo d’incontro.

A 30 anni dalla prima volta, è soddisfatto dell’atmosfera e del progetto? Era così che se lo immaginava?

Sì, sono molto soddisfatto, soprattutto perché l’evento non è invecchiato. Il rischio di diventare quantomeno un evento vintage dopo 30 anni c’era invece il Meeting mantiene sempre l’anima fresca dei giovani. Ogni tanto incontro qualcuno che mi dice che una volta venivano cantanti importanti, che il Meeting è cambiato, e io gli dico: sei cambiato tu, non il Meeting. C’è la convinzione che quello che ascoltavamo 30 anni fa fosse sicuramente meglio di quello che si ascolta oggi.

Chi le piacerebbe portare che ancora non è passato dal Meeting del Mare?

Qualche anno fa c’era un mezzo accordo con Brunori SAS che poi è fallito, mi è dispiaciuto molto.

 

22 Maggio 2026

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