Boxe a Milano

Schinina avverte Bologna: “Pensano al match con Morello? Non farò la comparsa, rovinerò i piani di parecchia gente”

Il pugile argentino ha accettato il match appena una settimana prima e in una categoria nuova: con Bologna sarà rivincita. "Al titolo italiano non ero io, se non fossi stato sicuro di vincere non avrei accettato questo combattimento". L'intervista

Sport - di Antonio Lamorte

19 Maggio 2026 alle 15:32

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Schinina boxe pugilato

Se da una parte le opportunità di una vendetta e di una cintura mai così prestigiosa, dall’altra il rischio di essere solamente una comparsa: di fare soltanto da passamano per l’incontro che tutti quanti volevano vedere prima che una lesione al bicipite brachiale stoppasse Dario Morello a una settimana dal match. Federico Schinina stava preparando il rientro sul ring: non combatte da un anno. È arrivato in palestra ad Arenzano, provincia di Genova, alla Rossetto Boxe del maestro Simone, e gli hanno detto della possibilità: combattere per il titolo EBU Silver dei pesi medi. “Ci ho pensato un po’. Sono sempre allenato essendo un atleta professionista. E ho deciso di salire su questo treno”. All’Allianz Cloud di Milano, sabato 23 maggio, nella riunione di TAF13, incrocerà i guantoni con Paolo Bologna: lo stesso pugile che poco più di un anno fa gli ha strappato la cintura di campione italiano dei pesi superwelter.

Al PalaPalestre di Ferrara, dicembre 2024, il calciante azzurro (Santa Croce) con una vittoria unanime si era guadagnato non soltanto la cintura ma anche l’attenzione del movimento professionistico. 97-93 per tutti e tre i giudici, nessuna polemica alla fine dei 10 round. Schinina aveva ceduto il titolo conquistato pochi mesi prima con Mohammed Graich ad Arenzano. “Penso di aver sbagliato strategia. Non so, la testa non mi funzionava. Non c’ero quella sera”. Quello che non gli era capitato fino a questo punto, 11 anni di boxe da Buenos Aires passando per la Spagna fino in Italia, era combattere nei pesi medi.

Se il mito di Rocky era scaturito da un capriccio – “il sogno americano” – di Apollo Creed, nella realtà di uno sport pericoloso e durissimo Andy Ruiz Jr. e Jesse “Bam Bam” Rodriguez avevano approfittato nel migliore dei modi dell’opportunità che gli era stata avanzata dal caso diventando uno il protagonista del più grande upset della storia recente del pugilato – contro l’allora campione del mondo dei pesi massimi Anthony Joshua – e l’altro uno dei pound for pound più solidi di questa epoca. “Non ci dimentichiamo che questa è una rivincita e che 2 anni fa il match era stato equilibrato – ha commentato sui canali ufficiali di TAF l’organizzatore Edoardo Germani – i valori in campo erano stati molto simili. Bologna non può permettersi cali di concentrazione perché sappiamo come sono i pugili argentini, anche a livello caratteriale …”.

 


Suggestione inevitabile: quella dell’indio sconosciuto arrivato dal fin del mundo che fece piangere incredula l’Italia intera quando, prima a Roma e poi a Montecarlo, mise fine alla carriera dell’eroe nazionale Nino Benvenuti. Carlos Monzón. Soltanto il più indimenticabile e maledetto pugile che l’Argentina abbia regalato al mondo, nel pantheon con altri grandi personaggi come Niccolino Locche, Oscar Bonavena, Sergio “Maravilla” Martinez. Quest’ultimo quello che Schinina sente più vicino. “L’ho incontrato, ha fatto crescere il pugilato come nessun altro negli ultimi anni in Argentina”. A El Palomar, in un quartiere popolare nella Zona Oeste dell’area metropolitana di Baires, però non guardava la boxe in tv. “Ero un ragazzo di strada, facevo calcio, diciamo che mi piaceva litigare. Sono entrato un giorno in palestra perché mi incuriosiva, mi è piaciuto e ho iniziato ad allenarmi. Ho visto che mi dava disciplina anche e dopo un paio di mesi ho iniziato la mia carriera da dilettante”.

Due anni e mezzo in nazionale. “Lì sono diventato professionale, più che altro lì ho imparato tanto a vivere come un atleta. Ma il mio obiettivo è sempre stato essere un pugile professionista. Neanche sapevo che esisteva la Nazionale quando ho cominciato, non ho nemmeno provato a diventare professionista”. Lo hanno cominciato a chiamare “tano” nell’ambiente, il diminutivo colloquiale con il quale in Argentina vengono chiamate le persone di origine italiana, viene da “napoletano”. Lui però ha origini da una parte siciliane e dall’altra liguri. È arrivato a Genova per i documenti, la cittadinanza, si è allenato qualche mese e ha combattuto due volte in Spagna prima di tornare in Italia.

Schinina ha sempre gareggiato da superleggero e da superwelter: era stato nominato co-sfidante per l’EBU Silver dei Super Welter infatti. “Non ho mai fatto da peso medio neanche da dilettante ma io sto sempre tra i 75 e i 78 chili”. Il limite fissato da EBU per la categoria dei medi è di 72,574 chili. Dopo l’infortunio Morello ha lasciato vacante la cintura, l’EBU ha acconsentito al match per il titolo, Germani lo ha contattato. “È stato l’unico ad avere le palle di accettare”, ha detto l’organizzatore. L’argentino non si scompone sul piano gara, nessuna spacconata da pre-match. “Bologna è un pugile completo, mi fa piacere combattere con lui. È uno dei migliori adesso”. Nessuna sorpresa per lui quando da bordo ring, nell’ultimo match con Nicholas Esposito, ha visto il fiorentino tirare di scherma, gestire invece che venire sempre avanti come aveva abituato pubblico e addetti ai lavori. “Lo ha fatto per un paio di round, io lo so che sa fare le due cose. Sa fare la boxe”.

Anche se tutti si aspettano di vedere al più presto, anche prima di agosto, Bologna finalmente contro Morello, e se pure è vero che nessuno gli rimprovererebbe molto qualora dovesse perdere, Schinina assicura che a TAF X13 non sarà una comparsa. “Cambierò i piani di parecchie persone, farò quello che so fare. Se non fossi stato sicuro di vincere non avrei accettato questo combattimento”. Come per chiarire che non esiste la fortuna: esiste la capacità di farsi trovare pronti, approfittare delle opportunità che il caso ti mette davanti nella vita.

 

19 Maggio 2026

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