L'intervista al pugile di Anzio

Combattere anche quando tutto va storto, la ripartenza di Giovanni Sarchioto: “Se sei un campione fai con tutti, valgo più del titolo italiano”

A 29 anni, e dopo una gestione che ne ha frenato la carriera, il peso medio riparte con la guida del campione del mondo Giacobbe Fragomeni. Quando non si allena a Milano, allena lui ad Anzio, allo Zodiaco, dove il padre ex pugile "ha tolto un sacco di ragazzi dalla strada, questo sport ha una marcia in più"

Sport - di Antonio Lamorte

15 Maggio 2026 alle 14:14

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FOTO DA UFFICIO STAMPA
FOTO DA UFFICIO STAMPA

Anche se per un momento solo, Giovanni Sarchioto si era afflosciato, sgonfiato per le promesse che non erano state mantenute, le opportunità che non si erano materializzate. “Ma non me ne sono mai andato, sono sempre stato qua: adesso voltiamo pagina”, dice all’Unità a una settimana dal ritorno sul ring nella serata organizzata da Opi Since 82 e il Fight Club Fragomeni al Centro Pavesi di Milano. Due volte giù il campione di Spagna Ezequiel Gurria, al terzo e al decimo round, e la cintura WBO International dei pesi medi allacciata ai fianchi del 29enne di Anzio. Sicuramente un titolo che vale più della non riconosciuta UBO per la quale Sarchioto pure aveva combattuto e vinto lo scorso dicembre a Ferrara con Ramadhan Mkwakwate,

Non è detto che se ne parli quando si è ancora dentro, quando ancora non si è saldato il conto con anni di sacrifici e di aspettative: di quanto questo sport, la gestione tra manager e promotion possa dare e togliere, inguaiare atleti e bruciare carriere. Per una serie di motivi, Sarchioto pare ormai aver intrapreso un percorso simile a quello di Giovanni De Carolis e Guido Vianello: riconosciuti prima all’estero e soltanto dopo in Italia. È sicuro che con il team di Giacobbe Fragomeni e la Opi Since 82 della famiglia Cherchi – con la quale è tornato dopo averci iniziato la carriera professionista – tutto prenderà il verso giusto. È affollata e interessante la categoria dei medi in Italia: nel ranking della Federazione prima di Sarchioto ci sono Etinosa Oliha e Dario Morello – botta e risposta e gossip durato mesi sulla possibilità di un match, la più grande rivalità della boxe italiana mai andata in scena sul ring – a seguire Paolo Bologna, Christian Mazzon e Francesco Faraoni. Lui però – 15 match  di cui 14 vittorie, 9 per ko, una sconfitta – guarda più all’estero a quanto racconta.

Quando non si prepara a Milano, resta ad Anzio dove si allena e insegna pugilato alla Imperium fondata dal padre Salvatore nel 2013. Lo Zodiaco è un quartiere di quelli tosti, nella zona litoranea a sud di Roma, complesso abitativo costruito tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80, al centro anche di un piano di rigenerazione finanziato da Pnrr e ministero dell’Interno. Le strade portano i nomi dei segni zodiacali e dei pianeti, piazze di spaccio tra le più attive e grandi nella zona. Anche se quelle situazioni le conosce, non è la storia di un ragazzo di strada questa. “Mai avuto problemi, la mia famiglia non mi ha mai fatto mancare niente e mi ha sempre fatto capire il valore dei sacrifici. Mi sono divertito come tutti i ragazzi e ho avuto la fortuna di restare alla larga anche quando avevo amicizie, diciamo così, un po’ più difficili”.

Come ha cominciato a fare pugilato?

Mio padre è stato pugile, ha combattuto da dilettante. Non è riuscito a passare professionista però, aveva un problema all’occhio che si portava dietro da anni. Con mio fratello siamo partiti insieme, ma sono stato sempre io quello più malato per il pugilato. Da ragazzino mi andavo a fare le ricerche, a vedere tutti i match, era una specie di ossessione che avevo. Mio padre mi parlava sempre di Evander Holyfield e Marvin Hagler, quando sono cresciuto quello che mi ha colpito di più è stato Roy Jones Jr.

La sua famiglia l’ha spronata?

Non è facile per un padre vedere un figlio che fa boxe. All’inizio cercavano di deviarmi. Quando hanno capito quanto era importante per me questa cosa abbiamo fatto un patto: potevo fare pugilato ma dovevo farlo seriamente.

Perché il pugilato?

Perché toglie i ragazzi dalla strada? Abbiamo la palestra proprio sotto le case popolari, nel quartiere nostro che certe volte è proprio un macello. Ci sono tanti ragazzi allo sbando, piazze di spaccio. Le mamme che mandano i figli a prendere la roba perché si devono drogare. Mio padre ha tolto veramente un sacco di ragazzi dalla strada. Poi certo, ci sta chi ha proprio la testa matta e ci ricasca. Questo sport fa solo del bene a questi ragazzi, si sfogano ma questo è solo il primo input: quando entri e resti capisci tutto quello che c’è dietro, questo sport ti disciplina davvero. In palestra si va incontro alla sofferenza, ci vuole molto spirito di sacrificio, si fanno delle rinunce ma c’è anche la gioia di toglierti delle soddisfazioni ed è in quel momento che senti la differenza, le vibrazioni positive, inizi un percorso che ti fa stare bene. È per questo che per me questo sport ha una marcia in più rispetto ad altri.

Lei ha cominciato da ragazzino, vinto titoli giovanili fino ad arrivare in Nazionale, niente Olimpiadi però.

Ho iniziato da schoolboys e ho vinto i primi campionati italiani. Ho continuato da junior, youth, tutta la trafila fino alla nazionale, ho vinto l’argento agli europei, ho partecipato e vinto anche ad altri campionati italiani e trofei internazionali, sono entrato nel gruppo sportivo dell’esercito a 17 anni e sono uscito dopo quasi dieci anni perché volevo passare professionista e mi sono congedato. Non ho partecipato alle Olimpiadi di Tokyo 2021 perché a causa della pandemia hanno cambiato i criteri di qualificazione, li hanno basati sulle classifiche dell’IBA di quando io non ero ancora élite. Non c’entravo proprio io. Anche se già pensavo di passare professionista: avevo sempre un rivale avanti in Nazionale, per quanto mi dedicavo non sentivo di avere spazio. Come quando ti trovi in un ambiente in cui non credono in te.

Riconosciuto sempre il suo talento, ha fatto esperienze importanti anche all’estero. A Las Vegas, nel novembre 2023, ha messo ko Lucas De Abreu alla T-Mobile Arena. Ha perso in Arabia Saudita ai WBC Grand Prix con Maksym Molodan, anche quella però una grande esperienza a livelli alti. Sembrava in più occasioni che la sua carriera potesse decollare e invece: non ha mai combattuto neanche per il titolo italiano. Cos’è successo?

Accordi con persone che promettono ma poi non mantengono, sono stato gestito male. La mia carriera è andata molto a rilento rispetto a come poteva andare. Pure negli USA le cose sono andate alla grande ma qualcuno ci ha messo lo zampino perché era infastidito, sono riusciti a stopparmi. C’è stata anche sfortuna lì. In Italia scelte sbagliate mi hanno fatto perdere tempo. Ma adesso voltiamo pagina.

Si è mai sentito carne da macello?

No, fortunatamente no. C’è stato un momento, quando stavo in Nazionale, che dovevo avere certi ritmi altrimenti venivo messo da parte. Ricordo tanti amici, anche quelli che stavano nell’esercito come me, che erano bravi e a quest’ora avrebbero potuto fare strada se qualcuno avesse puntato su di loro. Mi fa male il cuore a pensare che certi li hanno buttati in qualche caserma ad alzare una sbarra. Sarà stata una scelta loro ma credo sia anche per come veniamo gestiti. A me arrivò un momento in cui mi sentivo stremato, consumato, non avevo più energia. La fortuna per me è stata la famiglia, mio fratello, mi hanno ricordato quello che avevo sempre voluto fare, mi hanno riacceso la fiamma. Purtroppo non per tutti è così.

Giovanni Sarchioto pugile boxe
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Come mai andò negli Stati Uniti e come fu quell’esperienza?

Sono partito di tasca mia per allenarmi. È stata un’avventura: io e mio padre, senza conoscere la lingua, senza sapere granché. Ero stato invitato personalmente dal nonno di Shakur Stevenson (campione del mondo dei piuma, super piuma, leggeri e super leggeri, ndr) a Las Vegas. Quando hanno visto come mi allenavo hanno deciso di pagarmi le spese. È stata un’esperienza che mi porterò per sempre dentro di me. È un po’ una giungla lì, con pugili americani, messicani, argentini, da mezzo mondo. Andavamo alla Top Rank a fare sparring, Shakur metteva le storie sui social per chiedere se qualcuno voleva fare. A volte però non ti danno l’opportunità, non vogliono rischiare di darti visibilità. Alcuni sparring sono saltati proprio all’ultimo, mentre mettevamo i bendaggi, a sfregio.

Ha notato grande differenza rispetto al suo livello?

No, non ho notato tutta questa differenza, me la sono giocata bene. Con Shakur eravamo di due pesi diversi ma dopo che mi ha visto mi ha detto che voleva mettermi in un sottoclou di un suo incontro. C’è solo da lavorarci sopra insomma. Poi a me non piace chiacchierare.

A proposito di sparring, non posso non chiederle di quella volta a Santa Maria degli Angeli, al centro sportivo della Nazionale, con Dario Morello. Come andò?

Francamente? Io ero youth e lui era élite. Ricordo che si diceva che lui era bravo, quando sono salito e ho fatto mi sono detto: ma veramente? E se lui è bravo, io che so’? Se ricorda può confermalo pure lui.

L’impressione è che non avremo mai una sola versione di quell’episodio. Ci pensa ancora al titolo italiano, per il quale non ha mai trovato avversari disponibili?

No, non ci penso, penso di valere molto di più sinceramente. Sia di Morello che del titolo italiano. Ormai penso già a un altro livello, mettiamola così. Non nascondo che se oggi mi dicessero: domani puoi fare con Morello, per me va bene. Non ci sto troppo a pensare, per me i pugili vanno affrontati tutti perché se sei un pugile e pensi di essere forte fai con tutti. Ma di che stiamo a parlare.

Anche Morello viene da una famiglia di boxe, anche lui ha non ha partecipato alle Olimpiadi. Sicuramente lui è diventato più mediatico, si è gestito in autonomia con mosse molto giuste negli ultimi anni.

Io penso a me stesso, non penso agli altri. Se uno non è interessato si chiude là. È nato tutto quando lui si è autoproclamato il più forte in Italia. Ma lo sa bene che con me è un’altra storia. Guarda caso quando potevamo fare ha detto che guardava all’estero e poi? Con chi va a fare? Con Paolo Bologna (l’incontro valido per l’Europeo EBU Silver è saltato a causa di un infortunio a Morello, ndr). Ha ricevuto un’offerta molto alta, non ha voluto combattere con me ma va bene, non mi interessa.

Conosceva già il team Fragomeni prima di entrare a farne parte?

No, ci siamo sentiti e sono andato a Milano. Abbiamo iniziato questo percorso insieme a metà febbraio. Mi sono trovato benissimo, è stata come una seconda famiglia. Sono persone dedite al lavoro, veramente scrupolose. Giacobbe (Fragomeni, ex campione del mondo, ndr) sta veramente un passo avanti tecnicamente, ci intendiamo subito. Come vede uno sbaglio, mi corregge e io capisco subito. Ha l’occhio, si vede che è stato campione del mondo, è il maestro giusto.

Prossimi obiettivi?

Ci stiamo dando da fare, il prossimo incontro dovrebbe essere in autunno. Già da prima volevamo fare l’Europeo ma avevano chiesto 200mila euro. Sarà sicuramente un bel nome, qualche bella gatta da pelare.

 

15 Maggio 2026

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