Tensione nella maggioranza

Cortocircuito nel governo Meloni sul riarmo: la maggioranza si rimangia gli impegni Nato per il 5% del Pil, poi la retromarcia

Politica - di Carmine Di Niro

19 Maggio 2026 alle 16:14

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Foto Filippo Attili/Palazzo Chigi/LaPresse
Foto Filippo Attili/Palazzo Chigi/LaPresse

Stretta tra le conseguenze di una crisi energetica globale in cui l’Italia rischia di pagare più di altri gli effetti della chiusura di Hormuz, e dalla necessità di prendere maggiormente le distanze da un leader come Donald Trump visto come la peste dall’elettorato italiano, compreso un bel pezzo di quello che vota a destra, Giorgia Meloni è costretta a rimangiarsi una delle grandi promesse fatte proprio a Trump e alla NATO del segretario Mark Rutte, che dal ritorno del tycoon si è spesso prostrato ai piedi del capo della Casa Bianca.

Il governo è pronto a rivedere l’impegno ad aumentare le spese per la Difesa al 5% fino al 2035, promessa firmata nel vertice all’Aja del giugno 2025 per accontentare l’Alleanza Atlantica ma soprattutto gli alleati di Washington, che sul punto con Trump erano più volte intervenuti con minacce più o meno velate nei confronti degli altri membri della NATO, anche di un disimpegno statunitense dall’Alleanza o di un ritiro delle proprie truppe dai Paesi dell’Unione Europea.

Il passo indietro è messo nero su bianco in una mozione della maggioranza al Senato firmata dai capigruppo di tutti i partiti (Lucio Malan per Fratelli d’Italia, Stefania Craxi per Forza Italia, Massimiliano Romeo per la Lega, Michaela Biancofiore per Noi Moderati) nell’ambito del dibattito sulla crisi energetica.

Nel testo la maggioranza impegna il proprio governo a “mantenere un impegno realistico e credibile in ambito NATO, confermando il raggiungimento del 2 per cento del PIL per la spesa per la difesa e promuovendo una revisione degli obiettivi più ambiziosi (come il 5 per cento) alla luce della situazione economica e delle priorità nazionali”.

C’è un poi un passaggio ancora più esplicito e che rischia di aprire un fronte di tensione altissimo tra Stati Uniti e Italia, dopo le ripetute dichiarazioni al veleno di Trump nei confronti della ex “pontiera” e “amica” Giorgia Meloni. I capigruppo firmatari della mozione ricordano infatti che l’Italia ha scelto la strada di “una visione pragmatica che rifiuta obiettivi irrealistici al 5 per cento ma rafforza la componente di infrastrutture critiche e sicurezza energetica”. Insomma, di fronte a scenari internazionali mutati, le priorità negli investimenti vanno rivisti.

Investimenti su cui in ogni caso governo e maggioranza fanno dei distinguo su cui lavorare per giustificare un certo tipo di impegno economico: il target del 5% chiesto da Trump e NATO si compone infatti id due elementi, un 3,5% del Pil in “hard defence” (spese militari in senso stretto) e un ulteriore 1,5% di investimenti complementari. Dato che di fronte a questo contesto politico-economico “un impegno di tale portata non può essere affrontato con improvvisazione, né sulla base di logiche emergenziali”, per la maggioranza l’obiettivo è puntare sugli investimenti complementari “per modernizzare le infrastrutture critiche del Paese, per rafforzare il settore industriale, per investire in tecnologie, con ricadute civili importanti”. L’obiettivo dunque è confermare il raggiungimento del 2 per cento del Pil più l’1,5%, per arrivare al 3,5 per cento entro il 2035.

Testo dal contenuto politico esplosivo che, non a caso, salta a ridosso della discussione in Senato. Sarebbe stato proprio Palazzo Chigi a chiedere ai partiti di maggioranza di fare marcia indietro su questo punto. “Quella parte non doveva neanche entrare nella mozione, non è lo strumento giusto per discutere delle spese della Nato”, spiega uno dei capigruppo firmatari della mozione, tra l’imbarazzo palpabile della maggioranza.

Nel nuovo testo è stato infatti eliminato il punto 8 che impegnava il governo “a mantenere un impegno realistico e credibile in ambito Nato, confermando il raggiungimento del 2 per cento del Pil per la spesa per la difesa e promuovendo una revisione degli obiettivi più ambiziosi (come il 5 per cento) alla luce della situazione economica e delle priorità nazionali, includendo nel computo anche gli investimenti per la sicurezza energetica e le infrastrutture critiche, al fine di garantire una difesa collettiva efficace senza compromettere la sostenibilità dei conti pubblici”.

19 Maggio 2026

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