L'omicidio di Taranto
Omicidio di Sako Bakari, confessa uno dei minorenni fermati: “L’ho accoltellato per difendere i miei amici”
Tutti si sono avvalsi della facoltà di non rispondere rilasciando solamente brevi dichiarazioni spontanee in merito ai loro comportamenti, ma uno dei componenti della “baby gang” che ha ucciso all’alba del 8 maggio scorso nella città vecchia di Taranto il bracciante agricolo di origini mariane Sako Bakari ha confessato l’omicidio.
È quanto emerso negli interrogatori tenuti oggi davanti al Gip del Tribunale per i minorenni di Taranto Paola Morelli per l’udienza di convalida dei fermi. La giudice si è riservata di decidere su convalida e applicazione di misure cautelari.
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Uno dei quattro minori, un 15enne che compirà gli anni il prossimo 19 maggio, ha confessato l’omicidio dicendosi “profondamente dispiaciuto e sostenuto di aver agito per paura che i suoi amici potessero subire un’aggressione.
Gli altri tre avrebbero dichiarato di non essersi accorti che il 15enne aveva accoltellato Sako Bakari e di non aver notato che perdeva sangue.
Un quadro che cozza con le accuse nei confronti del gruppo e dei loro due complici maggiorenni, il 20enne Fabio Sale e il 22enne Cosimo Colucci, quest’ultimi due bloccati tra lunedì pomeriggio e martedì mattina. Per tutti infatti l’accusa contestata è di omicidio volontario aggravato dai futili motivi.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti Sako Bakari sarebbe stato preso di mira dal gruppo senza un apparente motivo mentre si stava recando alla stazione di Taranto in bicicletta per poi raggiungere i campi di lavoro. Il 35enne maliano era stato raggiunto una prima volta poco dopo le 5 da due minorenni a bordo di uno scooter, che mimando il gesto di una pistola lo avevano costretto a fermarsi. Quindi l’intervento degli altri del gruppo e le prime botte: Sako avrebbe tentato di sfuggire all’aggressione rifugiandosi nei pressi di un bar, ma il pestaggio sarebbe continuato fino a quando uno dei 15enni ha sferrato i fendenti fatali. Come riferisce l’edizione di Bari del Corriere, le immagini registrate dalle telecamere e finite agli atti dell’inchiesta mostrerebbero tutte le fasi della violenza.