La decisione
Sospese le sanzioni contro Francesca Albanese, schiaffo a Trump da tribunale Usa: “Violati diritti garantiti dal Primo Emendamento”
Una sonora sconfitta per l’amministrazione Trump, una grande vittoria per Francesca Albanese. La relatrice speciale dell’Onu sulla Palestina ha visto sospese le sanzioni imposte dal governo degli Stati Uniti grazie ad un’ingiunzione preliminare di un giudice federale statunitense del District of Columbia, a Washington.
Le sanzioni, imposte nel maggio del 2025 sulla base di un ordine esecutivo del presidente Donald Trump, impedivano ad Albanese l’ingresso nel Paese e di fare operazioni bancarie.
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Quella di Trump era stata una mossa volta a punire e sanzionare, tramite il Dipartimento di Stato, chiunque sostenesse la causa della Corte Penale Internazionale per crimini di guerra contro il governo israeliano. Per Albanese inoltre l’accusa era quella di aver “minacciato l’interesse nazionale e la sovranità degli Stati Uniti”, con riferimento ad un rapporto dell’inviata speciale dell’Onu che puntava il dito contro diverse aziende statunitense e al loro contributo alla distruzione della Striscia di Gaza e del popolo palestinese.
Secondo il giudice federale Richard Leon (giudice nominato dall’ex presidente George W. Bush), che ha sospeso le sanzioni, Albanese sarebbe stata punita dal Dipartimento di Stato Usa per il solo fatto di aver espresso le sue opinioni, violando così i diritti della Albanese garanti dal Primo Emendamento della Costituzione.
A presentare ricorso era stato il marito dell’inviata speciale Onu, Massimiliano Cali, agendo per conto proprio, della moglie e della loro figlia, sostenendo che le sanzioni del Dipartimento di Stato del 2025 violassero i diritti di libertà di espressione della consorte.
Nel parere motivato di 26 pagine che sospende le sanzioni, una misura temporanea in attesa della sentenza definitiva, Leon scrive che “se Albanese si fosse invece opposta all’azione della Cpi contro cittadini Usa e israeliani, non sarebbe stata inserita nell’elenco delle persone sanzionate ai sensi dell’Ordine Esecutivo 14203”.
Inoltre il giudice ha stabilito che Albanese godeva della tutela della Costituzione americana, malgrado risiedesse al di fuori del Paese, ritenendo che possedesse legami “sostanziali” con gli Usa, sufficienti a far valere i diritti garantiti dal Primo Emendamento.