La rubrica Sottosopra
Chiedete scusa a Francesca Albanese: un falso costruito ad arte per sbarazzarsi della relatrice per la Palestina
Le parole della relatrice Onu sono state manipolate da un’Ong israeliana, per farle dire ciò che non ha mai detto. Un complotto per punirla di aver svelato il ruolo delle multinazionali nel genocidio a Gaza
Politica - di Mario Capanna
Vale più la nostra coscienza che l’opinione degli altri.
(Cicerone)
Proseguono le imboscate politiche contro la relatrice speciale dell’Onu per i Territori palestinesi. Sulla base di menzogne plateali. L’ultima è quella del ministro degli Esteri francese Jean-Noel Barrot che, parlando all’Assemblea nazionale, ha accusato Francesca Albanese di avere definito, durante un forum di Al Jazeera, “Israele nemico comune dell’umanità”, chiedendone perciò le dimissioni.
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Protervia assoluta. Dato che l’interessata aveva già precisato di non avere mai pronunciato quelle parole, parlando “dei crimini di Israele, dell’apartheid, del genocidio e ho condannato come nemico comune il sistema che non permette di portare i colpevoli davanti alla giustizia e di ottenere una cessazione dei crimini di Israele. Il nemico è il sistema economico e finanziario, le mie parole sono state manipolate” (corsivo mio). È precisamente così. Ma, come si sa, non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire. Non solo Barrot, ma anche i camerieri ultrafiloisraeliani della Lega, che hanno presentato a loro volta una risoluzione per le dimissioni della relatrice. È del tutto evidente che è stato montato un caso sul nulla, con profluvio di articoli in prima pagina sui giornaloni. Ben due, per esempio, sul Corriere della sera del 12 febbraio. Con un tendenzioso commento dell’ineffabile Antonio Polito che, stando in rapporto al pensiero critico come un melone rispetto a un’astronave, ha definito la relatrice addirittura “partigiana di Hamas” (!?).
Siamo di fronte a un caso da manuale di falsificazione vergognosa. Messa in moto dalla Ong filoisraeliana UN Watch, il cui direttore Hillel Neuer ha pubblicato il filmato manipolato che mette in bocca alla Albanese le parole che non ha mai pronunciato. Vedete come è facile sostituire scientemente i fiaschi ai fischi, e trasformare quelli in capaci damigiane piene di vino avariato? Che a cavalcare la bufala si siano accodati a Barrot, il giorno dopo, il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul e poi il nostro… acuto Antonio Tajani, la dice lunga sulla capacità di discernimento – e di servilismo – delle diplomazie dei tre maggiori Paesi europei. Avessero un po’ di dignità, i tre ministri dovrebbero come minimo fare marcia indietro e scusarsi con l’interessata e l’Onu. Il problema dei problemi è Francesca Albanese, persona di indiscutibile competenza, rigorosa, dalla schiena dritta, che ha documentato in modo incontrovertibile la carneficina antipalestinese del governo israeliano guidato dal criminale di guerra. In particolare: ciò che le viene rimproverato, oltre alla denuncia del genocidio tuttora in corso, è l’aver dimostrato l’attiva partecipazione ad esso da parte delle multinazionali del complesso militare-industriale (e mediatico) degli Usa e dell’Ue. Imperdonabile: le vanno tagliate le gambe. Chi vuole sbarazzarsi di lei come relatrice speciale dell’Onu lavora per avere un sostituto più “ragionevole”, più malleabile e arrendevole rispetto ai desiderata di Israele e dell’Occidente.
Siamo così all’assurdo. Il pericolo è Francesca Albanese, guarda caso già sanzionata pesantemente dagli Usa, non la politica genocidaria di Israele – che ha il record mondiale di violazioni delle risoluzioni dell’Onu, che è l’unico Stato a non avere fissato i propri confini, così ad ogni guerra li allarga, vedi Libano e Siria (dove l’esercito sionista è giunto con i carri armati a 50 km da Damasco) – non l’aver ridotto Gaza all’età della pietra, non lo strangolamento della Cisgiordania, che Tel Aviv vuole annettersi, moltiplicando le colonie illegali in modo tale che “lo Stato palestinese non ci sarà mai” (parole di Netanyahu) ecc. ecc. Secondo l’equazione “antisionismo=antisemitismo”, coniata da Abba Eban fin dal 1973, la Albanese, insieme a centinaia di milioni di persone nel mondo, sarebbe “antisemita”. Follia. Adatta ad oscurare il fatto che il governo israeliano, con la sua politica assassina, è il principale suscitatore di antisemitismo, considerato pure che anche i palestinesi sono semiti.
Francesca Albanese merita ammirazione e sostegno, non solo per la circostanziata denuncia dei crimini consumati in Palestina, ma anche perché, con la sua incessante testimonianza tiene alta la funzione dell’Onu, altrimenti ridotta a ectoplasma. Gli attacchi forsennati, che la investono, dimostrano che persone come lei sono preziose.