Lascia Marty Makary
Usa, si dimette il capo della Food and Drug Administration per le pressioni di Trump: i contrasti dalle sigarette alla pillola abortiva
Esteri - di Carmine Di Niro
Siamo alla quarta uscita di alto livello dall’amministrazione nei primi cinque mesi del 2026. Con un consenso in picchiata per effetto della guerra in Iran e le conseguenze interne della crisi energetica globale, Donald Trump sceglie di “serrare i ranghi” e cacciare chiunque esprima anche il minimo dissenso alla linea dettata dalla Casa Bianca.
Va letta in questo senso la scelta di Marty Makary, il capo della Food and Drug Administration (FDA), l’ente regolatore dei prodotti alimentari e farmaceutici negli Stati Uniti, di rassegnare le proprie dimissioni martedì.
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Il passo indietro arriva infatti dopo settimane di voci e pressioni da parte della Casa Bianca, con i retroscena che parlavano apertamente di un Trump pronto a licenziare Makary, sostituito momentaneamente da Kyle Diamantas, il massimo responsabile della regolazione alimentare dell’organizzazione, in attesa di una nuova nomina a Washington.
Ex chirurgo oncologico, nominato a capo della FDA da Trump nell’aprile del 2025 su consiglio del segretario alla Salute Robert Kennedy Jr., noto per la promozione di teorie antiscientifiche e per l’ostilità ai vaccini, Makary ha tenuto in questi 12 mesi posizioni che hanno di fatto scontentato tutti, sia Trump che il mondo scientifico che ha sempre visto con grande preoccupazione l’arrivo alla Casa Bianca del presidente e dei suoi.
Da capo della FDA ha tenuto posizioni simili a quelli di Kennedy sui vaccini, sposando la sua battaglia sull’utilizzo di peptidi non testati. La sua Food and Drug Administration ha poi consentito la commercializzazione delle sigarette elettroniche aromatizzate alla frutta, misura fortemente voluta da Trump e a cui Makary si era inizialmente opposto per il timore che prodotti simili potessero avvicinare i più giovani alle dipendenze, salvo poi fare marcia indietro e dare il proprio assenso. Nel suo mandato infine si era scontrato con i movimenti anti-abortisti, particolarmente vicini alla Casa Bianca, per aver rallentare uno studio sul mifepristone, un farmaco ampiamente usato per abortire che il movimento vorrebbe vietare.