Altro siluramento

Trump licenzia Pam Bondi, la sua ministra della Giustizia: paga per gli Epstein Files e il flop nella guerra ai “nemici”

Esteri - di Carmine Di Niro

3 Aprile 2026 alle 11:44

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Trump licenzia Pam Bondi, la sua ministra della Giustizia: paga per gli Epstein Files e il flop nella guerra ai “nemici”

Gli Epstein Files gestiti in maniera disastrosa, la vendetta richiesta dal capo Donald Trump contro coloro che giudica suoi “nemici”, dall’ex direttore dell’Fbi James Comey alla procuratrice di New York Letitia James, che ad oggi è stata inconcludente.

Sono sostanzialmente queste le ragioni che hanno spinto il presidente Usa Donald Trump a licenziare la procuratrice generale Pam Bondi, di fatto l’equivalente del nostro ministro della Giustizia. L’annuncio è arrivato nella serata italiana di giovedì da parte dello stesso Trump in un post condiviso sul suo social Truth: al suo posto andrà l’attuale vice Todd Blanche. A Bondi invece, ha aggiunto Trump, verrà assegnato un ruolo nel settore privato, ma il tycoon non ha specificato quale.

“Pam Bondi è una grande patriota americana e un’amica leale, che ha servito fedelmente come mio procuratore generale nel corso dell’ultimo anno”, ha scritto The Donald su Truth. “Voglio bene a Pam, ora passerà a ricoprire un nuovo incarico, quanto mai necessario e importante, nel settore privato che verrà annunciato in un prossimo futuro”, ha detto ancora il tycoon aggiungendo che il vice di Bondi, Todd Blanche, prenderà ad interim la guida del dipartimento.

Con Bondi siamo ormai al terzo grosso licenziamento nell’amministrazione Trump nell’ultimo anno: il primo a saltare era stato il consigliere per la Sicurezza nazionale degli Stati Uniti Mike Waltz a causa dello scivolone compiuto inserendo il giornalista dell’Atlantic Jeffrey Goldberg in una chat riservata di piani militari; più recentemente aveva lasciato la segretaria alla Sicurezza nazionale Kristi Noem, a capo delle disastrose operazioni anti-immigrazione condotte in particolare in Minnesota e costate la vita a due manifestanti uccisi da membri dell’ICE.

Bondi, prima procuratrice donna della Florida e sostenitrice di battaglie di stampo conservatore come l’opposizione ai matrimoni tra persone dello stesso sesso e alla legalizzazione della marijuana a fini terapeutici, si era avvicinata a Trump nel 2019 iniziando a lavorare come lobbista per Ballard Partners, società con sede in Florida e gestita da Brian Ballard, stretto collaboratore e finanziatore di Trump. La svolta c’era stata quando entrò a far parte del team legale di Trump durante il suo primo impeachment: da lì l’ingresso nel “circolo” del tycoon, che l’ha scelta lo scorso anno come procuratrice generale.

Un mandato complicato dalla gestione critica degli Epstein Files, i documenti raccolti durante il processo a Jeffrey Epstein, il finanziere di New York condannato per aver sfruttato sessualmente ragazze minorenni e poi morto suicida in carcere nel 2019. Bondi aveva inizialmente promesso di rendere pubblici tutti i documenti legati ad Epstein, poi però l’emergere di collegamenti tra lo stesso finanziere e Trump avevano spinto il presidente a posizioni contradditorie: il presidente da sempre puntava il dito contro i Democratici per i rapporti tra alcuni loro esponenti di grido con Epstein.

Alla fine era stato il Congresso ad approvare una legge per obbligare il governo a pubblicare i Files, non senza problemi: nei documenti resi pubblici non erano state oscurate delle informazioni che permettevano di identificare alcune delle donne che avevano subìto gli abusi.

Nel suo anno da procuratrice inoltre Bondi aveva sostanzialmente fallito nell’obiettivo di perseguire su mandato di Trump coloro che, secondo il presidente, avevano condotto negli anni scorso indagini “politicamente motivate” contro di lui, su tutti l’ex direttore dell’Fbi James Comey e la procuratrice di New York Letitia James.

3 Aprile 2026

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