La partita delle nomine
Consob, Freni si ritira dalla corsa alla presidenza dopo lo scontro Lega-Forza Italia: ma la maggioranza resta senza intesa
Forse una grana in meno per Giorgia Meloni, che dopo il flop della maggioranza nel referendum costituzionale sulla giustizia dello scorso marzo ha visto innescare al suo interno una lunga serie di guerre intestine.
Federico Freni, sottosegretario all’Economia leghista, si è ritirato dalla corsa alla presidenza della Consob, l’autorità pubblica che vigila sulla Borsa, questione che aveva provocato una spaccatura in seno alla maggioranza con uno scontro velenosissimo tra Lega e Forza Italia.
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A darne notizia è stata Repubblica, con Freni che avrebbe comunicato oggi la sua scelta alla premier Giorgia Meloni, al titolare del Tesoro Giancarlo Giorgetti e al leader del Carroccio Matteo Salvini. La conferma è arriva tramite Giorgetti: “Sono decisioni sue, io sono contento così almeno rimane a lavorare con noi”, le parole del ministro dell’Economia.
D’altra parte era stato proprio Giorgetti ad avanzare assiema alla Lega la candidatura di Freni per la guida dell’Authority che vigila sui mercati finanziari, che il governo doveva indicare ormai da mesi, col mandato del presidente uscente Paolo Savona concluso dall’8 marzo scorso: contro la candidatura di Freni era arrivata però una levata di scudi da parte di Antonio Tajani e Forza Italia, che in questi mesi si sono opposti alla scelta del sottosegretario leghista per la guida di Consob.
Una partita, quella per la presidenza di Consob, legata a quella dell’ACGM, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato più nota come Antitrust. Il 4 maggio scorso è scaduto il mandato del presidente dell’Authority, fattore che sulla carta avrebbe potuto aiutare a sbloccare le trattative: di fronte alle “sofferenze” di Forza Italia sul nome di Freni, l’Antitrust poteva essere utilizzato come “compensazione” nel solito “manuale Cencelli” della politica italiana.
Fino alla decisione odierna di Freni, che ha fatto un passo indietro, non era stato così. Anche gli annunci della presidente del Consiglio di una risoluzione della questione Consob entro quella che è ormai la scorsa settimana, come evidente, non sono andati a buon fine. A Palazzo Chigi la speranza ora è che la retromarcia del sottosegretario all’Economia possa sbloccare i due tavoli delle trattative sulle nomine, anche se i segni della “guerra interna” alla maggioranza sono destinati a rimanere impressi.