La scomparsa
Vanni Pierini, a 81 anni se ne va un intellettuale vero che voleva dare un senso allo scandalo dell’esistenza
Un intellettuale vero, totale, che non amava la ribalta. Ci siamo conosciuti a scuola, al Mamiani. Abbiamo fatto politica insieme negli anni sessanta. La Fgci, la Cgil. Poi lui ha scelto il pensiero
Cultura - di Duccio Trombadori
Vanni Pierini ieri notte è tornato al Padre. Aveva la mia stessa età. Aveva da qualche anno perso la memoria di sé stesso, proprio lui, così puntuale indagatore della coscienza sua e degli altri, uomo buono e generoso, cultore di lettere e filosofia convissuta nel tentativo di restituire un senso allo scandalo della esistenza. Ci conoscevamo da più di sessant’anni. Condividemmo le medesime esperienze fino dai banchi di scuola, lungo i platani presso il Mamiani, a discutere di politica e di ideologia, pubblicare il giornale studentesco, accendere gli animi e la coscienza di piccole avanguardie. Vanni era prestigioso nell’argomentare. Il suo fascino di bel ragazzo si sposava con il coerente assillo di rigettare i modelli di vita borghese. Ci fu l’incontro con la FGCI, l’attivismo a tempo pieno, i primi scioperi, i cortei, poi il picchettaggio delle lotte bracciantili fino a diventare una promessa nella dirigenza del sindacato CGIL degli edili, e infine, poco dopo i sussulti del 1968-1969, la presa di distanza improvvisa, per bisogno di un cibo spirituale che andava ben oltre i limiti prescritti dal movimento operaio organizzato.
Così Vanni si avventurò nel mondo a caccia dei suoi sogni, e a un certo punto, negli anni 90, riuscì a fondare il Premio Recanati – dedicato alla poesia e alla musica – che ha presieduto con successo per dodici edizioni. Aveva nel cuore la musica e la poesia. Ne era uno scrupoloso lettore pieno di intelligenza interpretativa. Fin troppo critico, aveva timore dell’espressione e temeva di pubblicare i suoi versi. Che fece conoscere solo al termine di un cesellato rovello tra la fine degli anni 90 e i primi del nuovo secolo fino a quando, negli ultimi tempi, un male che improvvisamente cattura la coscienza in una fitta nebbia, lo ha sottratto alle amicizie e all’amore dei suoi cari. La sua opera di poeta è quanto di più prezioso egli lascia in eredità al mondo della cultura. Ha pubblicato: Il Segreto dell’Uno e dell’Altro (Archinto 1999); Lance nell’infinito (Fuoristagione 2005); Incerte universali passioni (Fuoristagione 2007 ).
La sua vita di uomo di cultura, appassionato testimone delle ansie e delle illusioni del nostro tempo, resta pietra di paragone esemplare di cristallina vita morale. Particolarmente illuminante del suo spirito liberale e acutamente indagatore, resta l’antologia da lui curata Foglie della memoria: l’Italia del ‘900 nella poesia del ‘900 (Ediesse 2006). Tante altre cose vorrei dire di Vanni e della nostra amicizia, che come tutte le vere amicizie, la distanza rende più vicine e sempre presenti. Abbraccio sua moglie Fiorella, i figli e i nipoti, gli amici che lo piangono e lo tengono sempre con sé.
Stanotte di Vanni Pierini
Stanotte ho veduto
la mia morte improvvisa:
me ne sto seduto
in cucina, assorto, e
un secondo dopo
sono morto.
Non c’è stile
o racconto, non c’è, pronto, uno straccio di senso;
c’è il mio denso silenzio
un corpo inerte
una postura goffa
un profilo sghembo
e un lembo di stoffa bianca
della tovaglia
sulle ginocchia aperte.
Non sento più nulla, non vedo
mia moglie che, stanca,
si chiede come reagire;
se deve o no pulire
la stanza, se farlo
per il mio decoro
o per loro, quelli
che mi vedranno morto
accanto ai fornelli.
Lei avrà uno schianto
al cuore e un moto
interiore di riso
per la scena;
poi, dopocena
la cullerà un pianto buono,
di nostalgia e perdono.
Lo stesso sarà per me,
amore,
anche se non avrò più
un cuore dove salvare
riso dolore ricordi…
Basta, s’è fatto tardi,
esco; oggi è più fresco,
mi pare.
Meglio andare.
Roma, novembre 2013