Gli avvertimenti Usa
Trump minaccia il Venezuela di renderlo “51esimo Stato Usa”: a Delcy Rodriguez non bastano le aperture a Washington
Donald Trump torna ad evocare la possibilità per gli Stati Uniti di ottenere un 51esimo Stato americano. Dopo Groenlandia e Canada, già più volte minacciate pubblicamente, il tycoon ha sottolineato di star “seriamente considerando” l’idea di fare del Venezuela un possedimento statunitense.
Trump lo ha detto nel corso di una intervista a Fox News, network ‘amico’ del leader Usa, affermando che “il Venezuela ama Trump” e ricordando soprattutto che il Paese latinoamericano ha risorse petrolifere pari a 40 trilioni di dollari, che interessano non poco alla Casa Bianca e alle compagnie petrolifere americane.
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Un piano che, ovviamente, non può piacere alla presidente venezuelana Delcy Rodriguez, che ha preso il potere a Caracas dopo il sequestro/arresto da parte delle forze speciali Usa di Nicolas Maduro, il leader venezuelano esfiltrato a New York il 3 gennaio scorso e ora sottoposto a processo assieme alla moglie.
Rodriguez, che di Maduro era vice, parlando dall’Aja dove è intervenuta di fronte alla Corte Internazionale di Giustizia nel suo primo viaggio all’estero da quando è alla guida del Paese, ha rimarcato che il Venezuela “non ha mai considerato” la possibilità di diventare il 51mo Stato americano e che quanto riferito da Trump “non verrebbe mai preso in considerazione” perché “noi donne e uomini venezuelani amiamo il nostro processo d’indipendenza, amiamo i nostri eroi e le nostre eroine dell’indipendenza”.
Uscita di Trump che certamente avrà sorpreso e non reso facile il compito di Rodriguez. Dall’arresto di Maduro la nuova presidente del Paese ha fatto di tutto per riavvicinare il suo governo all’amministrazione statunitense, attenuando toni e critiche e con importanti aperture e concessioni alla Casa Bianca in particolare sullo sfruttamento del petrolio.
Un segnale chiaro in questo senso era stato lo scomparire dei riferimenti a Maduro nei discorsi pubblici della sua erede: a quattro mesi dall’arresto Rodriguez ha drasticamente ridotto i riferimenti al suo predecessore, con un calo del 91% rispetto a gennaio secondo un’analisi realizzata a Caracas dal giornale Tal Cual sui discorsi ufficiali trasmessi dall’emittente statale Venezolana de Televisión.
A gennaio, la presidente ad interim aveva citato Maduro 86 volte, definendolo “vittima di un sequestro”, “nostro eroe” e “guida della vittoria”, chiedendone in 14 occasioni la liberazione immediata: ad aprile il numero di citazioni si era ridotto a otto, con la scomparsa di ogni richiesta pubblica di liberazione e dell’uso di termini come “sequestro” e “ostaggio”.