"Atto di pirateria"
La Guardia costiera libica spara sulla Sea-Watch 5 con a bordo 90 migranti salvati: la Ong punta il dito contro l’Italia
Ong ancora nel mirino, letteralmente, della cosiddetta Guardia costiera libica. Una imbarcazione della milizia di Tripoli ha sparato 15 colpi contro la Sea-Watch 5, nave della Ong tedesca Sea Watch impegnata nel mar Mediterraneo in una operazione di soccorso, con a bordo 90 persone tratte in salvo.
Come denunciato dall’organizzazione, miliziani libici hanno minacciato l’abbordaggio se la Sea-Watch 5 non si fosse diretta verso Tripoli, contro le direttive delle autorità tedesche (la nave ha bandiera tedesca) che avevano indicato alla Sea-Watch 5 di fare rotta nord a tutta velocità per mettersi in sicurezza.
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Dopo un vero e proprio inseguimento in acqua, le motovedette libiche hanno infine smesso di seguire la nave della Ong, che si sta dirigendo verso l’Italia verso Brindisi, indicazione di “porto sicuro” da parte delle autorità di Roma per attraccare. La scelta di indicare come “porto sicuro” Brindisi, lontana quattro giorni di navigazione, non sorprende: da sempre il governo Meloni assegna porti molto lontani dalla posizione delle navi delle Ong per rendere più problematiche le operazioni, allungare i tempi di navigazione e rallentare le Ong.
Sea Watch ha inoltre denunciato di aver segnalato l’accaduto alle autorità italiane, che però le avrebbe risposto che quanto accaduto non era di loro competenza.
Come ricordato dall’organizzazione, “la motovedetta libica presente sulla scena insieme a un’altra imbarcazione più piccola è stata donata dal governo italiano alla Libia per le operazioni di cattura e respingimento nel Mediterraneo, come da intesa siglata tra i due Paesi”. Come noto la cosiddetta Guardia costiera libica è nei fatti un insieme di milizie armate finanziate e addestrate dall’Italia e dall’Unione Europea per fermare le partenze dei migranti dalla Libia: negli scorsi anni più volte si sono rese responsabili di azioni violente e intimidatorie nei confronti delle Ong, anche con l’uso di armi da fuoco.
🔴 Motovedetta libica spara sulla #SeaWatch5: l’Italia si chiama fuori, ma le responsabilità sono anche sue. @giorgialinardi: “Atto di pirateria finanziato dal nostro paese”
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— Sea-Watch Italy (@SeaWatchItaly) May 11, 2026
In particolare l’episodio denunciato oggi da Sea Watch ricorda quello avvenuto lo scorso agosto alla nave Ocean Viking dell’ong Sos Mediterranée, con la Guardia costiera libica che sparò una serie di colpi diretti proprio a colpire i membri dell’equipaggio.
“Poco dopo l’abbordaggio e la cattura della Flottilla da parte di Israele in acque internazionali, siamo davanti a un altro atto di pirateria nel Mediterraneo da parte di attori attivamente supportati e finanziati dal governo italiano e dall’Unione Europea”, dichiara la portavoce di Sea Watch, Giorgia Linardi. “Non si tratta di un episodio isolato: con le nostre operazioni testimoniamo quotidianamente episodi di violenza in mare perpetrati dai libici ai danni delle persone in fuga, nell’impunità totale. Il Mediterraneo è ormai diventato un parco giochi per criminali sostenuti dagli interessi complici Ue”, conclude la portavoce della Ong.