Nel decennale della scomparsa

Un busto di Marco Pannella alla Camera per ricordare uno dei maggiori leader politici del dopoguerra

È stato uno dei maggiori leader politici del dopoguerra. Combatteva le battaglie senza calcoli. Diceva che i mezzi sono più importanti dei fini. Ha cambiato la lotta politica in Italia

Politica - di Piero Sansonetti

10 Maggio 2026 alle 11:00

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Photo credits: Paolo Cerroni/Imagoeconomica
Photo credits: Paolo Cerroni/Imagoeconomica

Marco Pannella è una delle persone che ha lasciato un segno profondissimo nella storia della politica italiana del dopoguerra. L’Italia è un paese nel quale i leader politici maggiori, spesso, non sono mai passati sui banchi del governo. Penso a Berlinguer, a Togliatti, allo stesso Almirante, oppure a Nilde Jotti, a Foa, a Lama a Dossetti. Se vogliamo andare indietro ci sono Turati, Matteotti, Gramsci, Amendola… Pannella sicuramente è in questo elenco, e merita una segnalazione speciale Perchè solo lui, o quasi solo lui, possedeva alcune doti che hanno finito per condizionare in modo serio e anche concreto le scelte politiche del paese. Provo a scrivere delle sue doti principali. La più importante è stata quella di avere combattuto, senza neanche una esitazione, qualunque tipo di battaglia persa. Non si è mai tirato indietro. Non ha mai temuto la sconfitta. A me sembra chiaro il fatto che se fai politica senza temere la sconfitta, adotti un sistema di strategie, e anche di tattiche, diverso da tutti gli altri. La stragrande maggioranza dei politici calcola e decide i suoi gesti, e come esporsi, sulla base di un disegno che immagina possa portarlo al successo. Pannella non lo ha mai fatto. Del resto ha sempre dichiarato che i fini non giustificano i mezzi ma, viceversa, sono i mezzi che contano e sono loro a nobilitare e giustificare i fini.

La seconda grande dote di Pannella è opposta alla prima. Lui non dava affatto per sicura la sconfitta e si batteva fino alla morte per vincere. La sua biografia è piena di vittorie. A partire da quella sul divorzio, che fu uno spartiacque nella storia dello spirito pubblico del nostro paese. Pannella la combatté quando non era ancora in Parlamento, e guidava un partito radicale piccolo e ancora poco prestigioso. La legge che introduceva il divorzio fu presentata da un deputato socialista e da uno liberale (Loris Fortuna del Psi e Antonio Baslini del Pli) ma fu ispirata da Pannella. E fu lui, quattro anni dopo, a condurre l’epica battaglia sul referendum che confermò il divorzio e chiuse l’epoca dell’egemonia clerico-fascista su una grande parte della borghesia e del ceto medio. E ancora fu Pannella a ottenere la legge sull’aborto. Quello forse fu il suo capolavoro, anche dal punto di vista dello spettacolo politico, perché riuscì a spingere il Pci a presentare e sostenere la legge, e a farla passare, e contemporaneamente schierò il suo piccolo gruppo parlamentare contro quella legge che non considerava abbastanza avanzata, e contro la quale rispolverò l’ostruzionismo parlamentare dopo 25 anni dal famoso ostruzionismo del Pci contro la legge truffa.

La terza dote di Pannella è stata la sua capacità di trovarsi sempre dalla parte degli ultimi. In modo così totale e coerente da considerare talvolta tra gli “ultimi” perfino esponenti dei “primi”. Sto pensando alle sue battaglie garantiste, e alla nobilissima e isolatissima lotta per la difesa dei detenuti, ma anche alla campagna contro la fame nel mondo, che all’epoca apparve alla sinistra come uno sgattaiolare dalla necessità della lotta di classe, ma che in realtà anticipava l’impegno internazionalista che non era più – anzi era il contrario – lo schierarsi con la Russia, ma era la presa d’atto della globalizzazione e della necessità di governarla e indirizzarla.

Metto solo alla fine di questo elenco una dote che lo ha sempre caratterizzato. Il coraggio fisico. Che non è comune ai grandi leader. E che in Pannella risiedeva sia nelle sue profondissime convinzioni nonviolente, di scuola strettamente gandhiana, sia nella sue capacità di usare il digiuno, e dunque una messa alla prova del proprio corpo, come strumento formidabile di lotta politica. Ieri il capogruppo di Forza Italia, Enrico Costa, ha proposto che la Camera dei deputati esponga un busto di Marco Pannella. Ha fatto questa richiesta con una lettera al presidente della Camera Fontana. Io credo che la sua sia un’ottima idea. Che Pannella lo meriti. Certo, un busto è poco più di una cerimonia. Quel che manca alla Camera dei deputati, credo io, è qualcuno che prenda il posto di Pannella e sia in grado di proseguire le sue battaglie, con la sua forza e il suo incredibile carisma. Ma questo purtroppo è impossibile. Però almeno un busto, un’immagine, un oggetto che ci dica: “sì, va bene, forse tra un po’ entrerà alla Camera il generale Vannacci. Che volete? Sono le regole della democrazia. Però non vi dimenticate che una volta, invece, tra i banchi di Montecitorio sedeva (o più spesso stava in piedi…) un certo Marco Pannella”.

10 Maggio 2026

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