L'autoritarismo dell'estrema destra
L’insegnamento di Pannella alla sinistra di oggi: così fece con la Dc di Forlani
Il leader radicale dava credito assoluto alla classe dirigente democristiana e al suo dichiarato impegno di agire per la democrazia, allo scopo di inchiodarla alle sue responsabilità
Politica - di Filippo La Porta
L’estrema destra attuale si presenta in nome della democrazia e agisce dall’interno della democrazia. Mentre la sinistra viene percepita quasi ovunque come élite, supponente e altezzosa, e la sua ideologia umanitaria interpretata come buonismo ipocrita. Ma quando è che la destra ha cominciato ad affermare “gramscianamente” la propria egemonia culturale? Noi dov’eravamo quando è avvenuto quel terremoto dell’immaginario e del senso comune? Provo a dare qualche risposta attraverso il saggio di Daniel Innerarity, saggista e filosofo basco, La democrazia sopravviverà alla sfida dell’estrema destra? (Castelvecchi).
A un certo punto – dice Innerarity – la estrema destra si è impadronita del lessico della sinistra: la critica alle élite improduttive e la denuncia dei parassiti sociali sono slittate da sinistra a destra. Oggi l’estrema destra parla in nome della democrazia, nascondendo il proprio passato! Si appella non a un caudillismo di una volta ma alla sovranità popolare, non alla razza ma all’uomo comune. Riesce a tradurre sofferenze di origine economica e sociale nella grammatica dell’insicurezza, facendo leva sulla paura (dell’islam, del femminismo, della globalizzazione, o nei casi peggiori della cosiddetta “lobby ebraica”), sulla fissazione per i piccoli crimini commessi dagli emigranti – . E riportando ogni conflitto entro un orizzonte angustamente nazionale: ad esempio Marine Le Pen si dichiara femminista ma in nome dell’identità francese oggi minacciata: un femminismo identitario che non vuole allargare i diritti.
L’estrema destra ha compreso meglio degli altri che la politica “è una questione di psicologia e non tanto di sociologia”: parla alle ansie individuali, al senso di smarrimento e di minaccia, alimenta il panico morale, individua un nemico nello straniero, nel diverso o perfino nella pigrizia burocratica. Ma soprattutto la estrema destra ha imposto un concetto di libertà negativa o assoluta, che ha un forte potenziale distruttivo. È la libertà come assenza di interferenza e di costrizione, come libertà di essere lasciati in pace, è la libertà individuale di fare ciò che più ci piace, un concetto a sua volta basato su un’idea dell’individuo come essere autosufficiente e competitivo. E, va da sé, una libertà che presuppone il potere di renderla operativa. Il che ha generato un fenomeno del tutto inedito: un “autoritarismo libertario”, che deriva non da una sottomissione all’autorità, come avveniva con i vecchi fascismi, ma dalla concezione stessa della libertà.
Trump disprezza qualsiasi regola, non vuole essere limitato da nulla. Vi ricordate la famigerata Casa delle libertà parodiata da Corrado Guzzanti, dove ognuno faceva quello che c… gli pareva, fregandose degli altri? Nella serie TV distopica Westworld c’è un parco a tema western popolato da androidi, e rivolto prevalentemente a maschi, dove la regola è “Vivi senza limiti”. Risultato è che tutti entrando sfogano i loro istinti più abietti, stuprando e uccidendo (gli androidi). Inoltre questa libertà incondizionata genera il complottismo – un mondo dove nessuno vuole essere contraddetto da nessuna teoria – e a volte sfocia in una apologia della ribellione che accomuna perversamente, sottolinea l’autore, i tecnofili californiani e i ribelli del ’68 (come se la rivolta contro il mainstream fosse di per sé sempre positiva!). In questa ottica perfino gli enunciati scientifici sono percepiti come attentati alla libertà (si pensi ai no-vax)!
Infine, l’autore ci invita, sorprendentemente, a de-moralizzare la politica. In che senso? La politica non è uno scontro tra il bene e il male, dove noi incarniamo il bene e loro invece il male. Bisogna confrontarsi in un altro spazio meno enfatico, dove al posto di catastrofe e salvezza si dovrebbe parlare di “alternative migliori e peggiori”, e dove si negoziano interessi diversi. Se si trasformano i propri interessi in principi si rifiuta qualsiasi dialogo e compromesso. Insomma occorre riconoscersi reciprocamente legittimità. Qui sfioriamo una questione delicata, che riguarda noi e il governo Meloni (che presumibilmente Innerarity conosce solo approssimativamente). Da un lato questo governo è pienamente legittimato da elezioni democratiche (ci mancherebbe), ma dall’altro prova a delegittimare il fondamento della Costituzione, screditando la Resistenza e tentando goffamente di riscrivere la Storia. Che dobbiamo fare? Squalificare moralmente questa destra, trattarla da “nemico” e non da “avversario”? Innerary dissentirebbe. Proviamo allora a seguire il suo ragionamento.
La sinistra dovrebbe prendere sul serio il riferimento del governo attuale alla democrazia, alla sovranità popolare e al pluralismo, fare “come se” ci credesse davvero (il che è da dimostrare, trattandosi perlopiù di autocrazia elettiva, come ha osservato tra gli altri Ferraioli). Era la strategia di Marco Pannella nei confronti della DC (che pure non era estrema destra): il leader radicale dava credito assoluto alla classe dirigente democristiana, al suo dichiarato impegno di agire per la democrazia, allo scopo di inchiodarla alle sue responsabilità, costringeva la DC a rispondere del proprio linguaggio. Se ti definisci “partito della democrazia”, allora devi accettare che qualcuno ti chieda conto di ciò che questo implica: diritti civili, trasparenza, legalità, pluralismo informativo. Anche quando la DC avesse tradito la sua dichiarata adesione alla democrazia Pannella la usava come vincolo performativo: una promessa pubblica che, una volta pronunciata, può essere rivolta contro chi l’ha fatta. Ecco, credo che si dovrebbe fare la stessa cosa con l’attuale governo di destra, che pure sembra coltivare una idea illiberale di democrazia.
Ma soprattutto: la sinistra deve raccogliere – come abbiamo visto – la sfida più insidiosa, quella dell’autoritarismo libertario, il disprezzo della destra verso ogni forma di legame o di limitazione. Occorre ricordare che “ci sarà libertà per tutti solo se ci sarà un ambiente sano, servizi pubblici di qualità, sicurezza fisica e lavorativa, beni comuni che richiedono l’intervento delle istituzioni democratiche…”. Non pensate che sia qualcosa che possa ragionevolmente essere condiviso dalla maggioranza?