La coscienza critica dell’ebraismo

Intervista a Moni Ovadia: “Palestinesi disumanizzati da Israele, come gli ebrei dai nazisti”

"Da decenni gli israeliani sostengono di esercitare il diritto di difesa. È un falso storico. Loro stanno aggredendo. I fascisti che lo governano vivono di guerra e per la guerra. Il nostro governo che non interrompe i rapporti con questo stato terrorista ne legittima i crimini. L’Occidente è marcio”

Interviste - di Umberto De Giovannangeli

7 Maggio 2026 alle 10:16

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Photo credits: Andrea Di Biagio/Imagoeconomica
Photo credits: Andrea Di Biagio/Imagoeconomica

Moni Ovadia è tante cose. Attore, cantante, musicista, scrittore. Soprattutto, è uno spirito libero, coscienza critica dell’ebraismo e non solo, che sa andare controcorrente, mettendoci la faccia, il cuore e una insaziabile sete di giustizia.

“Israele Stato terrorista. Flotilla, la Procura di Roma indaga per sequestro di persona”. Così il titolo di prima pagina de l’Unità. Stato terrorista, una forzatura?
Nel modo più assoluto no. È un titolo più che appropriato, onesto, coraggioso, veritiero. Israele è uno Stato terrorista da molto, molto tempo. Noam Chomsky lo ha ripetuto non so più quante volte, accusando sia Israele sia gli Usa: sono due Stati terroristi. Si riempiono la bocca di terrorismo ma poi loro praticano sistematicamente, e impunemente, il terrorismo. E per quanto riguarda Israele si aggiunge la pirateria.

A cosa si riferisce?
Alla vicenda della Freedom Sumud Flotilla. Quando uno Stato con la sua marina militare attacca e arresta persone in acque internazionali, questo si chiama terrorismo. Terrorismo di Stato. E tale è anche la violenza subita dagli attivisti, i nuovi partigiani, incarcerati da Israele. Se lo fanno gli Houthi, tutti a urlare al terrorismo. Se lo fa Israele guai a pronunciare quella parola, loro si stanno difendendo. Sono decenni che gli israeliani sostengono che stanno esercitando il diritto di difesa. È un falso storico. Loro stanno aggredendo. I fascisti che lo governano vivono di guerra e per la guerra. Guerra di conquista, guerra di annientamento, guerra come “missione divina” da compiere. E da carnefici pretendono ancora di essere considerati vittime.

C’è però la ferita del 7 ottobre 2023.
Su questo vorrei essere molto chiaro anche se so già che mi attirerò una marea di critiche, ma non me ne curo, ormai ci ho fatto il callo. Per un’azione, per quanto grave, come quella del 7 ottobre, che fai, stermini un intero popolo? Sei come minimo un pazzo da legare, ma in realtà sei un gangster. Cito proprio gli israeliani facendo un esempio. Golda Meir, allora primo ministro, quando ci fu l’attentato alle Olimpiadi di Monaco (5-6 settembre 1972, ndr) scatenò una vendetta, ma andò a cercare quelli che avevano compiuto o ideato quell’attacco. Sto parlando di una israeliana leggendaria che non era certo un agnellino. Cercò uno per uno i responsabili dell’attentato…

Mentre dopo il 7 ottobre?
Qui le dico, senza girarci attorno, la mia opinione. L’atto di rivolta, in quanto tale, era perfettamente lecito. Lo dice l’Onu e la stessa Convenzione di Ginevra: un popolo sotto occupazione, un popolo colonizzato, oppresso, ha diritto di ribellarsi con ogni mezzo a sua disposizione, anche con la lotta armata. Nel corso dell’atto legittimo di ribellione sono stati commessi crimini, e allora sono quelli che vanno giudicati. Per esempio, la presa di ostaggi è considerato un crimine di guerra. Le altre cose andavano indagate. E invece cosa hanno fatto? Hanno deciso di ammazzare tutti i gazawi, che in questo momento stanno vivendo in condizioni inenarrabili. Gaza non è israeliana. Eppure, continuano a non fare entrare gli aiuti necessari, cacciano gli operatori sanitari delle Ong e delle Nazioni Unite, impediscono l’ingresso alla stampa internazionale e ammazzano i giornalisti, testimoni scomodi, come non era mai accaduto dalla fine della Seconda guerra mondiale. Non permettono di vedere e raccontare come si dovrebbe, i bambini morsi dai topi, che vivono, se di vita si può parlare, peggio dei nostri militi nella Prima guerra mondiale. Siamo di fronte a un qualcosa di inaudito, vergognoso, inenarrabile. Non so cosa sia successo agli israeliani. Li hanno disumanizzati. Ci sono ministri che hanno dichiarato pubblicamente che non ci sono civili  Gaza, che tutti sono terroristi o fiancheggiatori di Hamas, e come tali vanno colpiti e sterminati, pure se sono in fasce. Siamo di fronte alla perversione di ogni senso primario dell’esistente. L’umanità è morta a Gaza. Io lo dico, e poi ci provino a mettermi in galera: che differenza c’è con i nazisti che prima di assassinare gli ebrei della diaspora, li disumanizzavano? Per loro, non erano persone ma cose, numeri, animali. E i sionisti non hanno disumanizzato i palestinesi? Certo che sì. Quando dici questa gridano allo scandalo, ma è la pura e semplice rappresentazione della realtà. E in tutto questo il nostro governo si mostra per quello che è…

Vale a dire?
Un governo pavido, un governo che non interrompendo qualsiasi rapporto con lo Stato terrorista d’Israele, ne legittima i crimini. Venti pacchetti di sanzioni alla Russia, a Israele neanche mezzo. Neanche un atto simbolico. La verità è che l’Occidente è marcio. Marcio fradicio. Di fronte a quello che stanno subendo i palestinesi, tutti dovremmo sentirci palestinesi oggi in Occidente. Tutti. L’Occidente farà la sua bancarotta fraudolenta finendo nell’infamia. L’Occidente ha dato grandi cose all’umanità ma le ha abbandonate tutte per una sola cosa: il potere economico. Questo è l’Occidente. Oggi a decidere le sorti del mondo e di quanti lo popolano sono un pugno di gangster, che dalla loro hanno i soldi e questo li rende impunibili. Faccio una citazione biblica: nel confronto tra Mosè e Mammona, il vitello d’oro, ha stravinto Mammona.

Lei non ne risparmia una al sionismo e ai sionisti…
E lo rivendico con orgoglio. C’è chi ha l’improntitudine di sostenere che essere antisionisti significa automaticamente essere antisemiti. Loro, i sionisti, pretendono di rappresentare tutto l’ebraismo, ma non è affatto così. E poi, se fosse vero che i sionisti sono l’ebraismo, allora vorrebbe dire che anche loro si sono piegati a Mammona. Diciamoci una cosa: se gli Stati Uniti smettono di finanziare e armare Israele, quanto dura Israele? Israele è uno Stato virtuale che dipende solo dagli Stati Uniti, una specie di creatura degenerata. Come può uno Stato dipendere in toto o quasi dai soldi di un altro? Questa è un’alleanza scellerata. Quello sionista è un fenomeno psicopatologico, a mio parere. Come dice Norman Finkelstein, ebreo politologo americano i cui genitori sopravvissero ai lager nazisti dove furono deportati perché combattenti del Ghetto di Varsavia, e tutto il resto della famiglia fu sterminata, insomma una persona che ha titolo per parlare, Israele è uno Stato psicotico. Trump e Netanyahu si mettono insieme e ci portano all’Armageddon nucleare. Rabbrividisco quando sento dire da qualche giornalista conduttore di Tg che è sconcertante quanto dice Trump. Sconcertante?! Ma quello è un gangster che tiene in ostaggio, per non usare termini “scostumati”, il mondo.

Per tornare all’Israele di oggi in rapporto a quello che fu un tempo. In un editoriale, Haaretz osserva, con pungente amarezza, che nell’Israele di oggi Yitzhak Rabin sarebbe un problema mentre il suo assassino, Yigal Amir, sarebbe considerato una risorsa e magari fatto ministro o parlamentare.
Haaretz è un magnifico giornale, su cui scrivono tra i migliori giornalisti non solo d’Israele ma del mondo, come Gideon Levy. Vede, io sono testardamente convinto che il verme che ha bacato il progetto era presente fin dall’inizio. Perché il sionismo è un’emanazione del colonialismo europeo. Non c’entra con l’ebraismo. L’ebraismo ci ricorda una cosa, che nella Torah è ripetuta più e più volte il buon Dio non cessa mai di dire agli ebrei “Eretz (la Terra) è mia”. Quella non è la Terra degli uomini, è la Terra di Dio. E in quella Terra, in un versetto del Levitico, è spiegato come si vive, cioè da stranieri tra gli stranieri. Franz Rosenzweig, il più grande filosofo ebreo del ‘900, scrisse partendo da quel magnifico versetto del Levitico, che non c’è proprietà della Terra, l’unico che potrebbe rivendicarla è Adamo, però solo il corpo perché tutto il resto gli è venuto da fuori, dalla Terra. Il progetto sionista era bacato dalla sua genesi. La Storia va rispettata e non manipolata a proprio piacimento.

E in questo caso cosa dice la Storia?
Che i sionisti si presentarono al mondo dopo aver ricevuto la Dichiarazione Balfour, che era solo una lettera, scritta dal ministro degli Esteri britannico, l’impero più colonialista nella storia, ad un autorevole rappresentante della comunità ebraica britannica, lord Rotschild. Si trattava di una lettera che poi venne allegata al Trattato di Rapallo, uno dei trattati successivi alla Seconda guerra mondiale. A quel punto, lo slogan dei sionisti divenne “una terra senza popolo, per un popolo senza terra”. Non hanno mai visto i palestinesi, e non li hanno mai voluto vedere. Nel ’47, sulla base della Risoluzione Onu 181, nasce lo Stato d’Israele. In quella risoluzione c’è scritto che questo Stato, definito come focolare del popolo ebraico, non deve danneggiare gli altri abitanti. I palestinesi non l’accettarono. E vorrei anche vedere…Ti arrivano dall’Europa polacchi, russi, lituani, che affermano che erano lì già 2500 anni prima. Poco più di 2000 anni fa in Britannia c’erano i romani, Londra l’hanno costruita i romani, Londinium. Arrivano e rivendicano il possesso di quella Terra in nome della Torah. Ma la Torah non è il diritto internazionale! E non è neanche un registro del catasto.
I sionisti fanno lo Stato. Ma, contestualmente, fanno una cosa che è rivelatrice delle loro intenzioni…

Quale?
Non ne stabiliscono i confini. Tutt’ora lo Stato sionista non ha confini. Perché lo hanno fatto se non per tenersi le mani libere e prendere i territori dei palestinesi. La prima cosa che si fa quando nasce uno Stato è quella di stabilire i propri confini, riconosciuti internazionalmente. Israele no. Non conosce limiti né confini. Sembrano posseduti da una bramosia di possesso assoluto. E poi la loro pretesa di parlare a nome di tutti gli ebrei. Il 13-14-15 giugno dello scorso anno si è tenuto il primo Congresso mondiale degli ebrei antisionisti. Gli ebrei antisionisti stanno crescendo esponenzialmente, io sono uno di loro. Stanno crescendo in Inghilterra, negli Stati Uniti, in Canada, in Francia, in Germania, persino in Israele. Noi siamo ebrei ma non siamo sionisti, anzi siamo antisionisti perché il sionismo è una forma antagonistica all’ebraismo. Il grande nemico dell’ebraismo è l’idolatria. E i sionisti sono idolatri della Terra.

7 Maggio 2026

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