Il voto chiave giovedì
Starmer e il Labour a rischio disfatta: il voto locale in Inghilterra e le amministrative in Galles punto di non ritorno
Esteri - di Carmine Di Niro
Travolto dallo scandalo legato alla nomina ad ambasciatore negli Stati Uniti dell’ex lord Peter Mandelson, l’eminenza grigia del “New Labour” blairiano scelto nonostante i rapporti col finanziere pedofilo Jeffrey Epstein, e da sondaggi che danno il suo tasso di approvazione e i numeri del partito in picchiata, riuscirà Keir Starmer a resistere a quella che si prospetta come una tornata elettorale “lacrime e sangue”?
Il premier britannico guarda decisamente con ansia i risultati che usciranno dai seggi giovedì 7 maggio, quando milioni di elettori britannici si recheranno alle urne in Inghilterra per elezioni locali e in Scozia e Galles per le parlamentari. Un voto che in casa Labour è visto col terrore di quella che potrebbe essere una disfatta tale da poter far saltare la poltrona di Starmer a Downing Street.
Il voto locale in Inghilterra
In Inghilterra il voto riguarderà poco più di 5.000 seggi in 136 consigli locali, una gran parte dei quali attualmente detenuti dal Labour, oltre a sei elezioni per la carica di sindaco dei distretti londinesi di Croydon, Hackney, Tower Hamlets, Lewisham, Newham e Watford. Tutti i principali sondaggi pronosticano un tracollo del Labour e risultati non positivi anche per i Conservatori, storicamente i due partiti più forti a livello nazionale nell’ambito di quello che era un bipolarismo di fatto.
Le sorprese, ormai non più tali, saranno presumibilmente i risultati di Reform UK, il partito populista di estrema destra fondata da Nigel Farage sulle ceneri del’UKIP nazionalista ed euroscettico, e i Verdi del giovane leader Zach Polanski, che stanno strappando consensi da sinistra ad un Labour irriconoscibile sui temi storici del suo elettorato.
Le elezioni in Scozia e Galles
In Scozia e Galles il voto sarà per il rinnovo del Parlamento. Gli elettori scozzesi saranno chiamati alle urne per rinnovare i 129 seggi di Holyrood, col Partito Nazionale Scozzese (SNP) nazionalista, europeista e di centrodestra, che detiene attualmente la maggioranza con 60 seggi, ancora favorito. A seguire i Conservatori, mentre il Labour potrebbe scendere sotto i 20 seggi, sorpassato da Reform UK, numeri record in Scozia.
Per i laburisti va ancora peggio in Galles, dove i sondaggi suggeriscono che il partito potrebbe perdere per la prima volta dal 1999 il controllo del Paese: le previsioni danno avanti l’estrema destra populista di Farage e il partito nazionalista di centrosinistra Plaid Cymru, che sostiene l’indipendenza del Galles, altro motivo di preoccupazione per il governo di Londra.
La leadership fragile di Starmer
Eppure di fronte a questo scenario Starmer “non accetterà accordo” per lasciare la guida del governo. La posizione del primo ministro è stata rivelata da alcuni suoi fedelissimi al Financial Times: se in fatti il Labour si prepara ad incassare una possibile disfatta, a Downing Street ci si arrocca respingendo ogni tentativo di pressing per un passo indietro.
“Keir non accetterà accordi, patti o scadenze”, ha affermato un alleato al quotidiano britannico, aggiungendo che il premier resta concentrato sulla guida del Paese e su un piano per rafforzare la sicurezza economica, mentre il ministro dell’Edilizia abitativa Steve Reed e dei Trasporti Heidi Alexander hanno esortato i parlamentari a sostenere Starmer dopo le elezioni
Eppure nel partito le voci su una sfida interna alle leadership di Starmer si fanno sempre più forti, con tanto di possibili nomi di sfidanti per la poltrona di premier: i nomi più “gettonati” sono quelli del ministro della Sanità Wes Streeting, dell’ex vicepremier Angela Rayner e del sindaco di Manchester, Andy Burnham, che sarebbero pronti a contendersi la successione.