La telefonata
Trump-Putin, colloquio a sorpresa su Iran e Ucraina: il Cremlino apre ad una tregua con Kiev per il 9 maggio
Un colloquio a sorpresa, quando tutte le attenzioni della Casa Bianca si erano spostate ormai da settimane su un altro fronte, quello del Golfo Persico. Mercoledì sera Donald Trump e il suo omologo russo Vladimir Putin hanno avuto una lunga telefonata, durate circa un’ora e mezza, per discutere proprio della guerra in Iran e ovviamente di Ucraina.
A rivelarlo è stato uno dei più affidati assistenti del presidente russo, Yuri Ushakov: per quest’ultimo Trump e Putin hanno discusso in particolare di Iran e della situazione che si sta creando nel Golfo Persico, dove il doppio blocco dello stretto di Hormuz sta di fatto compromettendo l’approvvigionamento di petrolio per larga parte dei Paesi in tutto il mondo, in particolare in Asia, spingendo ai massimi i prezzi del greggio sui mercati internazionali.
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Al contrario Trump, parlando con i giornalisti alla Casa Bianca, ha sottolineato di aver parlato “dell’Ucraina e un po’ dell’Iran”, due conflitti su cui “troveremo una soluzione”, ha assicurato il presidente Usa. Il leader statunitense ha spiegato che Putin “vorrebbe essere coinvolto nell’arricchimento dell’uranio” iraniano. “Gli ho detto, piuttosto ti vorrei coinvolto nella fine della guerra in Ucraina. Neanche Putin vuole che Teheran abbia un’arma nucleare” ha concluso il presidente Usa.
Entrambi i leader, parlando del colloquio telefonico, hanno detto di essersi spesi a convincere l’altro a terminare la guerra iniziata: dunque Putin ha esortato Trump a non attaccare l’Iran, mentre il presidente degli Stati Uniti avrebbe chiesto a Putin di terminare l’invasione dell’Ucraina in corso oramai dal febbraio del 2022.
Ushakov parlando ai media russa ha detto che la telefonata è stata “serena e professionale” e che l’iniziativa sarebbe stata proprio della Russia: da parte del Cremlino vi sarebbe stata una apertura ad un cessate il fuoco, che Putin secondo il suo assistente vorrebbe annunciare il 9 maggio, il “Giorno della Vittoria” in cui la Russia festeggia la fine della Seconda guerra mondiale e la sconfitta del nazismo. Ma soprattutto entrambi i presidenti, secondo il racconto di Ushakov, avrebbero concordato che il presidente ucraino Volodymyr Zelensky starebbe contribuendo a prolungare la guerra in Ucraina col sostegno dei paesi europei, scaricando dunque su Kiev le “colpe” del conflitto ancora in corso.
La base sembra però essere ancora quella raggiunta nell’incontro in Alaska, ad Anchorage, tra Trump e Putin: una bozza di intesa giudicata irricevibile da Kiev. A farlo capire è stato il ministro degli Esteri di Mosca, Sergey Lavrov: “Restiamo interessati a riprendere il processo negoziale sulla base degli accordi esistenti tra Russia e Stati Uniti, e ieri, in una conversazione telefonica con il presidente Trump, il presidente Putin ha confermato questa posizione”, ha spiegato il fedelissimo di Putin, avvertendo però che una pace durevole sarà impossibile se non si risolvono le “cause profonde del conflitto” e augurandosi che vengano applicati gli accordi raggiunti ad Anchorage.
Non è tardata ad arrivare la reazione ucraina. Volodymyr Zelensky ha annunciato di aver incaricato i propri rappresentanti di “contattare la squadra del presidente degli Stati Uniti e di chiarire i dettagli della proposta russa di una tregua a breve termine. L’Ucraina desidera la pace e sta svolgendo il necessario lavoro diplomatico per porre fine realmente a questa guerra. Scopriremo di cosa si tratta esattamente: di poche ore di sicurezza per la parata a Mosca o di qualcosa di più”. “La nostra proposta è di cessare il fuoco a lungo termine, garantire una sicurezza affidabile per le persone e una pace duratura. L’Ucraina è pronta a lavorare per questo in qualsiasi formato dignitoso ed efficace”, ha aggiunto il leader ucraino.