L'intervista

Su e giù e dietro a un palco, le 500 scalette del collezionista Lucio Carbonelli: “È l’ultima memorabilia musicale dove ormai tutto è un salasso”

La prima: Marlene Kuntz al Neapolis Festival. "Oggi ci ritroviamo a comprare un biglietto un anno prima a prezzi esorbitanti, l’appassionato partecipa alla produzione". Potrebbe farne una mostra, o un libro

Cultura - di Antonio Lamorte

30 Aprile 2026 alle 14:00

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FOTO GENTILMENTE CONCESSE DA LUCIO CARBONELLI (LIVE DI: Petra Hermanova, Need New Body, Akron Family, Jerusalem in My Heart)
FOTO GENTILMENTE CONCESSE DA LUCIO CARBONELLI (LIVE DI: Petra Hermanova, Need New Body, Akron Family, Jerusalem in My Heart)

500 volte a chiedere, andare sotto al palco, dietro, prima o tramite qualcuno, un amico, professionisti come infiltrati, whistleblower. A quanti concerti avrà assistito Lucio Carbonelli se ha messo insieme 500 scalette: 500 di quei foglietti scritti a mano, grafie illeggibili anzi no, disegnini, scritte dove capitava, spesso autografati, i titoli delle canzoni rincorse da un appassionato di musica dal vivo: cimelio di una vita da live che pare una militanza, nomi che per chi scopre musica con Sanremo suoneranno sconosciuti, per altri saranno un pantheon dei giorni nostri, perché no un’occasione per scoprire qualche nome. Alla fine: c’è di tutto. “Non tutti ormai usano una scaletta, alcuni la scrivono al computer e la stampano o non la utilizzano proprio, senza considerare quei concerti che sono un flusso continuo”. E insomma il progetto è nato un po’ per caso, senza alcun intento didascalico, per una“semplice voglia di conservare un ricordo personale e originale di un concerto, la scaletta come ultimo memorabilia musicale lì dove ormai anche comprarsi una maglietta è diventato un salasso”. Ecco, appunto.

500 scalette allora, conservate in fogli di plastica, infilati in raccoglitori, tutti i generi inclusi, una preferenza forse per l’indie d’autore. “Prima di archiviarle ci segno sopra a pennarello nome del gruppo con data e luogo del concerto: lo so che per alcuni magari questo significa profanare la sacralità dell’oggetto, ma così la scaletta diventa solo mia, come se fosse un marchio autografo”. Non svela i suoi trucchi, anche perché c’è concorrenza ormai. Non esclude di poterci fare qualcosa, condividere questo archivio in qualche modo: “Da un po’ che mi gira un’idea in testa, farne un libro e magari anche una mostra. Aggiungere qualche foto, raccontare qualche aneddoto. Nel caso ci fosse qualche editore interessato, si faccia avanti!”. Si occupa di comunicazione, ha lavorato anche come giornalista e traduttore, scrive per la rivista online “L’armadillo furioso” fondata da Francesco Bove.

Scaletta Micah P. Hinson
SCALETTA DI MICAH P. HINSON (PER GENTILE CONCESSIONE DI LUCIO CARBONELLI)

Secondo il Rapporto SIAE 2024 sono stati oltre 253 milioni gli spettatori a eventi di intrattenimento dal vivo, un settore trainato principalmente dai concerti. C’è insomma ancora qualcuno che esce di casa, la sera, ascolta musica, spesso inedita e non per forza mainstream: 65.515 milioni i concerti che si sono tenuti, dato in crescita del 6,3% per 989,3 milioni di euro di spesa. Numeri spesso trainati da grandi nomi e grandi eventi, trainati dalla FOMO insomma. A fare la voce grossa pop, rock e musica leggera con il 59% degli spettacoli e l’83% del pubblico, con un 45% degli eventi concentrati tra giugno e settembre. Sono però anche gli anni del secondary ticketing, del dynamic pricing, di stadi e arene per artisti improbabili riempiti in maniera più o meno trasparente, e infatti più di qualcuno ha cominciato ad annullarli. Anche Carbonelli aveva un gruppo, suonava la chitarra elettrica, e “una volta mi chiamò anche Thurston Moore dei Sonic Youth perché aveva apprezzato la musicassetta con prove e pezzi vari del mio gruppo che gli avevo mandato”.

La band si chiamava Catartica, come l’album d’esordio dei Marlene Kuntz, e infatti la prima scaletta che ha raccolto era proprio del gruppo di Cristiano Godano. “Era il glorioso Neapolis Festival del 1998, un foglietto striminzito con nomi delle canzoni e qualche simbolo strano. All’epoca io e i miei amici eravamo completamente fissati con i Marlene (e anche con gli Afterhours) che portavano in Italia quelle chitarre noise alla Sonic Youth che ci piacevano tanto”. La seconda scaletta: Sonic Youth, 2002, a Villa Giulia a Roma. “Bellissima, un foglio tutto accartocciato che mi tirarono dal palco dove oltre alle canzoni ci sono scritte anche le varie chitarre e accordature di Thurston Moore, Kim Gordon, Lee Ranaldo e pure Jim O’Rourke, bassista aggiunto per quel tour vidi arrivare in una Panda con Thurston Moore mentre il batterista Steve Shelley si sincerava del prezzo delle magliette false per accordare il prezzo delle originali di conseguenza”.

C’è di tutto insomma, alcune tradiscono vezzi e routine degli artisti. “Ho alcune scalette scritte a mano con una grafia bellissima, o altre addirittura disegnate (tipo quella di un gruppo indie-rock americano, i Need New Body, con vari disegnini sopra, ma anche quelle dei nostrani Mariposa, a volte mentre suonavano il cantante Alessandro Fiori disegnava proprio live sul palco”. E ce ne sarebbero da ricordare, come per esempio quella dei libanesi SANAM. “La cantante Sandy – vedendo che l’avevano già presa dal palco – ha strappato un foglio dal suo quaderno e me l’ha scritta daccapo davanti a me, i nomi delle canzoni in inglese e in arabo, bellissimo. Ascoltateli: escono su Constellation, etichetta canadese che fa un lavoro musicale/politico incredibile”. Colapesce, che bruciava sul palco le sue scalette, nel tour di Egomostro gliene conservò una apposta, “da vero amico”. Inavvicinabile LIBERATO nei suoi tre giorni a Piazza del Plebiscito nel settembre 2024, quando solo un amico che lavorava al concerto riuscì a recuperarla – e quindi abbiamo sgamato uno dei trucchi.

Scaletta Tortoise
SCALETTA TORTOISE (PER GENTILE CONCESSIONE DI LUCIO CARBONELLI)

Qual è stato il recupero più rocambolesco e odioso? “Quel simpaticone di Mark Kozelek a.k.a. Sun Kil Moon visto all’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone di Roma, un po’ di tempo fa. Be’, finisce il concerto e mi avvicino al palco per prendere la scaletta, ma c’è troppa gente che la vuole e il promoter non sa a chi darla, quindi appallottola la scaletta, si gira e la tira a caso e fortunosamente riesco ad afferrarla io. Nel frattempo Kozelek è lì a bordo palco che firma cd, così mi avvicino anch’io, tutto felice. E che fa Kozelek? Prende la scaletta, se la guarda e chiede: ‘Chi te l’ha data, questa è roba mia’, se la mette in tasca e se ne va. Incredibile. Completamente basito e deluso guardo il promoter che allarga le braccia, chissà che ha dovuto passare anche lui con un tipo così. Fortuna poi che Steve Shelley (che era alla batteria in quella formazione, ndr) mi ha regalato la sua bacchetta firmata. Da allora sto attento nel farmi firmare la scaletta, ma c’è da dire anche che spesso chiedo il permesso prima di prenderla”.

Quale quello più memorabile? “Quello della scaletta di Antony And The Johnsons a Napoli, all’epoca si chiamava ancora Anohni, per un concerto a inviti a cui io nemmeno ero invitato. Praticamente a Napoli c’è un’azienda di pelletteria il cui titolare era molto amico del compianto Lou Reed (a proposito: ho anche una sua scaletta) che all’epoca si era innamorato di questo cantante dalla voce d’angelo e si decise di fare questo concerto in una chiesa sconsacrata. Un concerto solo a inviti, per ricconi amici della gente che conta, io ne lessi sui giornali e la sera andai con un amico a vedere se riuscivo a entrare. Entrarono tutti gli invitati e fuori restammo solo io e il mio amico, ma dopo un po’ la guardia giurata all’ingresso ebbe compassione di noi e ci lasciò entrare (purtroppo epoca pre-digitale, nessuna foto a testimonianza della cosa). Fu un concerto bellissimo e molto emozionante, gli unici in piedi eravamo io e il mio amico. A fine concerto, mentre tutti i ricconi impellicciati si affannavano all’uscita per tornare a casa, io mi avvicinai ad Antony tutto di bianco vestito e con i capelli ossigenati e gli porsi la scaletta che nel frattempo avevo raccolto da terra. Antony mi firmò la scaletta e pure il cd singolo che riuscii a comprare (l’album di esordio sold out per colpa dei ricconi, e chissà se l’avranno mai ascoltato), scambiammo anche qualche chiacchiera, fu molto affabile. Davvero un ricordo bellissimo, anche perché nel frattempo il mio amico purtroppo se n’è andato e mi piace avere questo ricordo con lui”.

Altro recupero rocambolesco e memorabile è quello che riguarda CCCP, in occasione del tour di reunion lanciato due anni fa. “All’Ippodromo delle Capannelle a Roma, migliaia di persone, ero abbastanza lontano dal palco e a fine concerto temporeggiavo un po’ con gli amici, pensando sia impossibile recuperare la scaletta. Gli amici mi spingono comunque a provarci, ormai anche per loro la mia collezione è tradizione, e così mi avvio pigramente verso il palco. Arrivo sotto palco, un tecnico mi vede, prende la scaletta e me la dà, senza che gli chieda nulla (cosa capitata anche a un concerto degli Uzeda). Incredibile, non ci credevo neanch’io: manco fossi l’eletto. C’erano decine di persone che la stavano chiedendo”.

Scaletta BettiBarsantini
SCALETTA BETTI BARSANTINI (PER GENTILE CONCESSIONE DI LUCIO CARBONELLI)

Belle tutte le scalette insomma, ma tutte le scalette sono uguali però alcune sono più uguali di altre: “Per esempio quella di Thurston Moore qualche anno fa a Roma, un foglio molto grande con questa sua grafia fantastica e pure un diavoletto disegnato. E poi ne ho una bellissima di Leonard Cohen a Roma con tantissime canzoni segnate secondo uno schema che probabilmente capiva solo lui e da cui sceglieva ogni sera a caso. Sono molto legato anche a vecchie scalette di amici come gli Atari o i Valderrama5, Ne Travaillez Jamais, gli Erlebnis, i Mantra, alcune scritte apposta per me, tipo quelle dei Miriam In Siberia e i Klippa Kloppa. Belle per gusto personale anche quelle delle CocoRosie e di Sufjan Stevens. Arto Lindsay con l’Orchestra Napoletana Jazz al Pomigliano Jazz Festival del 2010, ne ho un paio di Miles Cooper Seaton che mi commuovono, fondatore e bassista degli Akron/Family purtroppo scomparso in un incidente stradale qualche anno fa”.

Anche doppioni nella collezione: come per esempio Offlaga Disco Pax, Vinicio Capossela, 24 grana. A sorprendere Lucio Carbonelli sono di solito i supporti utilizzati per segnarci sopra le scalette. “Biglietti aerei, tovagliette da ristorante, confezioni di farmaci, ho persino un cartone da pizza con le canzoni segnate come quella di  Giovanni Truppi. Forse qualcosa si capisce da questo, e anche dalla cura nella grafia che alcuni ci mettono”. E però non è un pensiero fisso, un’ansia compulsiva, non rischia di rovinare il concerto? “A volte può esserlo, soprattutto se è un gruppo che mi piace ma alla fine è sempre un gioco e prima di tutto mi godo il concerto. Non me ne faccio una malattia, la musica viene sempre prima di qualsivoglia ‘oggetto'”.

Giovanni Truppi
SCALETTA DI GIOVANNI TRUPPI (PER GENTILE CONCESSIONE DI LUCIO CARBONELLI)

Inevitabile una domanda sul mondo dei live: su com’è cambiato in questi ultimi anni? “Credo che i più grandi cambiamenti siano avvenuti dopo la pandemia. Quasi due anni fermi in cui non abbiamo visto concerti, e il capitalismo predatorio poi se n’è approfittato con dei prezzi assurdi che, ok, potevano anche avere un senso nel momento in cui il musicista doveva recuperare il mancato lavoro di due anni. Peccato che poi sia andato sempre peggio: anche per un mercato completamente drogato da programmi come Amici/Sanremo/XFactor a causa dei quali si accetta di pagare dai 40euro in sù per un esordiente, assurdo. Oggi ci ritroviamo a comprare un biglietto un anno prima a prezzi esorbitanti, si può dire che l’appassionato sia quasi chiamato a partecipare alla produzione, senza preoccuparsi di un futuro incerto. La paura di restare fuori dall’evento e perdersi qualcosa ci ha distrutti, sembra che tutti vogliano vedere tutto. L’acquisto si è fatto completamente classista: prima se volevi arrivare davanti a tutto ti mettevi in fila prima degli altri e correvi avanti, adesso basta semplicemente comprare il biglietto più costoso, e inoltre è una vergogna che spesso si vendano biglietti costosi anche con visibilità limitata, significa non aver nessun rispetto per l’appassionato, significa voler fare solo soldi. Mi successe una volta a Fiuggi con Patti Smith e Lou Reed: noi poveracci eravamo lontani e di lato. Perciò qualcuno sfondò le transenne e finimmo tutti sottopalco: bene così. Anche gli artisti dovrebbero prendere posizione. Personalmente preferisco investire in festival come il Le Guess Who? di Utrecht o il Primavera Sound di Barcellona, con quello che  pagheresti per 5-6 concerti partecipi a un festival e ti fai pure una mini-vacanza”.

E come se la passa Napoli, in quanto a musica live? “Nonostante svariate difficoltà, legate soprattutto a questioni logistiche/economiche per cui ormai gruppi medio/grandi non passano quasi più per Napoli, la città comunque combatte e resta ancora viva: peccato che non siano continuate esperienze passate come il Neapolis Festival e il mitico Pegaso di Torre Del Greco). Durante e dopo la pandemia purtroppo molti locali hanno chiuso, ma mi fa piacere pensare che un locale come il Mamamu resista ancora, come anche nel Punk Tank. L’Auditorium900 (che tra i soci conta anche Fabrizio Piccolo dei mitologici Mesmerico, di cui pure conservo una scaletta) propone sempre concerti di qualità, anche per la location incredibile (tra i primi studi di registrazione in Europa) e infatti vari artisti ci hanno pure registrato. I vari centri sociali sono sempre molto attivi: ex-Asilo Filangieri, Scugnizzo Liberato, ex-OPG Je So’ Pazzo, Officina99. Tra i promoter vanno sicuramente ricordati Wakeupandream, Rockalvi, Controcanti, Akhet Edizioni, Viande Records, AtriPunx. Poi mi piace ricordare il negozio di dischi Gommalacca Records, nonché Perditempo, realtà musicali fondamentali di questi anni a Napoli (come anche il Riot Studio, dove in passato si sono visti grandi concerti). Poi c’è anche un posto segreto bellissimo di cui non si può parlare. Anche a livello di produzione musicale stiamo messi abbastanza bene, in passato la Fallo Dischi ha fatto bellissime cose e creato una vera e propria scena”.

Scaletta Thurston Moore
SCALETTA THURSTON MOORE (PER GENTILE CONCESSIONE DI LUCIO CARBONELLI)

A quota 500 Lucio Carbonelli è arrivato con un’altra scaletta dei Marlene Kuntz, visti sempre qui a Napoli proprio qualche settimana fa, erano qui per il tour celebrativo de Il Vile e ho approfittato per aggiungere un altro pezzo alla collezione”.

30 Aprile 2026

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